Omofobia: più al Nord o al Sud?
- HugeUnicum
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Re: Omofobia: più al Nord o al Sud?
Comunque Albertina, la ex sindachessa in mutande di Milano, credo sia sposato con una donna. Almeno Nicky Vendola convive con un uomo. Dichiaratamente. I peggiori attacchi omofobi li ho vissuti non direttamente a Milano.
Ho convissuto otto anni con un uomo a Milano. Quattro con un altro a Firenze. E la differenza nella vita comune di condominio si avvertiva sensibilmente. Inutile starsela a menare. Meglio a Firenze. Non posso invece in alcun modo affermare che Napoli sia omofoba verso le coppie gay. In alcun modo, mi spiace. Diverso il discorso per la provincia. Comunque i primi gay serenamente tali li ho visti da bambino a Caserta. Quindi diamoci una calmata! Per me i mostri sono altri. I leghisti ad esempio, piu' perniciosi e pericolosi dei papalini.
Re: Omofobia: più al Nord o al Sud?
Ci sono vari tipi di omofobia.
Quella leghista, quella cattolica e quella fascista.
Il rischio di botte proviene solo dall'area fascista.
Per questo il rischio è maggiore in città come Roma.
Ma le "botte" non sono l'unico indice di omofobia.
A Milano mi è stato chiesto di "baciarmi negli appositi locali"
A Napoli non mi sono mai baciato in pubblico
e mi parlano benissimo di città come Catania.
Credo che non dovremmo sottostimare il fattore fortuna.
E senza dubbio quantomeno ammettere
che - anche nelle realtà più evolute -
la differenza tra città e campagna
ridicolizza ogni differenza culturale.
- HugeUnicum
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Re: Omofobia: più al Nord o al Sud?
Meglio comunque vivere, anche per brevi periodi, col proprio compagno, a Lonato del Garda (ad esempio) che a Milano.
E sia chiaro, ci sono molte persone, anche nei piccoli centri di tutta Italia, che rispettano le coppie gay. Anzi, per una coppia e' molto meglio mettere su famiglia in provincia e spostarsi nei grandi centri con la macchina solo in caso di bisogno. O per noia.
Re: Omofobia: più al Nord o al Sud?
almadell ha scritto:Detta sinceramente...
mi parlano benissimo di città come Catania.
Catania è un posto molto particolare. Direi che è uno dei posti più bisex d'Europa (ed io ne ho girati di luoghi, in Italia e all'estero).
Forse potrebbero essere paragonabili solo Amsterdam o Copenaghen (in quanto a bisessualità). Ma a Copenaghen è una bisessualità "senz'anima", al contrario di Catania.
Una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene.
GOETHE, Faust.
Re: Omofobia: più al Nord o al Sud?
HugeUnicum ha scritto:Meglio comunque vivere, anche per brevi periodi, col proprio compagno, a Lonato del Garda (ad esempio) che a Milano.
Absolutely, conosco bene il basso Garda: ha una mentalità molto aperta verso le diversità, un po' perchè è un polo turistico, un po' perchè ha sempre funto da "polo" della trasgressione per le tre città vicine: Brescia, Verona e Mantova.
Con la crisi ha perso molto in quanto a locali dedicati ai vari gusti: gay, scambisti, trans, clubber etc etc... ma se giri per Desenzano la vedi ancora parecchio popolata di gay che non fanno nulla per nascondersi, e le coppie che vivono assieme non sono mai oggetto di episodi di omofobia, che io sappia.
Il Madame Sisì, o vecchio Art come lo chiamano ancora tutti, mantiene in qualche modo queste caratteristiche: molti gay lo demonizzano in quanto è troppo misto, o addirittura troppo etero. Per me invece resta uno dei pochi locali che testimoniano come la "convivenza" etero gay sia non solo possibile, ma anche molto divertente.
Re: Omofobia: più al Nord o al Sud?
HugeUnicum ha scritto:Tesorini, sono nato a Napoli, ho vissuto 10 anni a Milano, 4 a Firenze. Ho un fratello che vive a Padova, un altro a Torino ed una sorella a Cuneo. Io ormai sono un londinese d'azione, ma ho vissuto anche per un anno a Parigi appena diciottenne.
p.s.1---------ma non eri stata anche a Torino dove avevi svolto il servizio militare a Pinerolo(assistente di una sarta che cuciva le divise se ben ricordo)?
p.s.2---------ma a Shangai con gli antiquari invece quanto tempo rimanesti?
- perfomance2
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Re: Omofobia: più al Nord o al Sud?
passodelbandito ha scritto:
Non so come sia la situazione in Veneto, ma se non sbaglio tu stesso sei stato vittima di un'aggressione, no? Io vivo a Firenze, sono dichiarato e posso dire che i fiorentini dimostrano una mentalità abbastanza aperta però in realtà l'omofobia comunque c'è e si sente. Se non è oggi è domani, l'insulto gratuito te lo prendi. Credo che ad Arezzo non si è messi meglio, a Castiglion Fibocchi poi... Ho amici che parlano malissimo di città come Torino e della vita in quartieri particolari di Roma e Milano, altri che non si muoverebbero da Palermo e Napoli. La verità è che la soglia di tolleranza dei disagi è individuale e quindi cambia da soggetto a soggetto.
Non sono di Firenze ma l’ho frequentata, soprattutto per ragioni lavorative (in una occasione ho purtroppo avuto uno spiacevole episodio di “leggero” mobbing a sfondo omofobico da parte di un collega)
Che dire?
c’è il buono e il cattivo, insomma anni fa nel sottostazione semideserto di Santa Maria Novella due ragazzi, probabilmente stranieri, che si baciavano (come una qualunque coppia etero) suscitarono i borbottii indignati di un tizio
In centro, in pieno giorno, ho visto passeggiare tranquillamente (poche) coppie gay e lesbiche mano nella mano senza alcuna reazione da parte della gente
Trans passeggiano abbastanza tranquillamente per strada, a volte noto qualche occhiataccia, gomitate o risatine però non ho mai assistito ad episodi violenti
comunque in generale tanta visibilità non mi pare che ci sia
Forse l’associazionismo potrebbe essere più presente, al di là dell’ organizzazione di feste
Per quanto riguarda Arezzo i gay sembrano inesistenti, nonostante sia storicamente amministrata dalla sinistra (salvo una parentesi di circa 7 anni con la destra) non c’è mai stata un’associazione di riferimento, adesso non so se Arcigay ha messo su qualcosa (?), la chiesa invece è sempre molto presente
ovviamente la realtà della provincia, per quel che conosco, è più opprimente, lo si avverte anche dalle battutacce di molta gente
- Peppone_da_Siracusa
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Re: Omofobia: più al Nord o al Sud?
In effetti l' omofobia è qualche cosa che dovrebbe interessarci un pò a tutti quelli che facciamo parte della categoria, è veramente una questione che mi sono sempre posto, soprattutto se si considera il fatto che molto spesso noi meridionali siamo sempre stati visti e considerati come quelli eternamente arretrati, chiusi, ottusi e pronti ad emarginare i gay, ecco perchè creare un' argomento di discussione.
Più in là comunque cercherò di aprire altri argomenti su cose che credo possano interessare tutti.
Ciao
Peppone.
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Re: Omofobia: più al Nord o al Sud?
Rivas ha scritto:HugeUnicum ha scritto:Meglio comunque vivere, anche per brevi periodi, col proprio compagno, a Lonato del Garda (ad esempio) che a Milano.
Absolutely, conosco bene il basso Garda: ha una mentalità molto aperta verso le diversità, un po' perchè è un polo turistico, un po' perchè ha sempre funto da "polo" della trasgressione per le tre città vicine: Brescia, Verona e Mantova.
Con la crisi ha perso molto in quanto a locali dedicati ai vari gusti: gay, scambisti, trans, clubber etc etc... ma se giri per Desenzano la vedi ancora parecchio popolata di gay che non fanno nulla per nascondersi, e le coppie che vivono assieme non sono mai oggetto di episodi di omofobia, che io sappia.
Il Madame Sisì, o vecchio Art come lo chiamano ancora tutti, mantiene in qualche modo queste caratteristiche: molti gay lo demonizzano in quanto è troppo misto, o addirittura troppo etero. Per me invece resta uno dei pochi locali che testimoniano come la "convivenza" etero gay sia non solo possibile, ma anche molto divertente.
Straquoto. Torno a Lonato sempre con piacere. Gia' Verona mi opprime ad esempio.
- soledamore
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Re: Omofobia: più al Nord o al Sud?
HugeUnicum ha scritto: Non posso invece in alcun modo affermare che Napoli sia omofoba verso le coppie gay. In alcun modo, mi spiace. Diverso il discorso per la provincia.
Senza contare che che questa accusa diffamatoria quanto improbabile di una subcultura omofoba nel Meridione sarebbe utile, secondo gli ingenui ideologi gaysti, a screditare il modello della cosiddetta omosessualità mediterranea, che confligge pesantemente con lo standard della cultura omosessuale dominante, di origine settentrionale, e di cui si vorrebbe (inutilmente) fare tabula rasa. La sottesa epifenomenologia erotica di uno scambio simbolico basato su una deliberata ma rigida scelta del ruolo sessuale (attivo vs passivo rvs riflessivo (il femminello)), tipica dell'omosessualità mediterranea, infatti. mette in discussione la pretesa negazione di una sessualità priva di scambio simbolico e per questo avente a suo esclusivo paradigma la mercificazione sterile e compulsiva del corpo (modello omosessuale dominante). Questa mercificazione pone la plastica come involucro liminare dei flussi materializzati di desiderio, in modo da limitare il probabile contagio conseguenza di pratiche bareback compulsive e promiscue. In questo modo però priva la sessualità di ogni valore gnoseologico e metafisico, riducendola ad una pratica meccanica e sterile che è alla base dell'infelicità del gay contemporaneo.
Senza orgasmo, non c'è fallo.
soledamore@mail.com
Re: Omofobia: più al Nord o al Sud?
W.oland ha scritto:almadell ha scritto:
La vera differenza è comunque
tra Città e Periferia.
Lo credo anch'io, questa differenza è fondamentale.
Inoltre per una volta sono d'accordo con soledamore: c'è poca vera omofobia al Sud.
Violenza sia fisica che verbale sono molto rare, e comunque una novità recente.
Un antico detto contadino, ormai forse dimenticato, recitava: non si è veri uomini se non si è mai penetrato un altro uomo.
Inoltre i genitori di giovani ragazzi non si preoccupavano affatto se i loro figli frequentavano ambienti omosessuali.
L'articolo sull'unità d'Italia, in home page oggi, conferma quella che hai detto:
Ma com'era vissuta nell'epoca risorgimentale l'omosessualità? Non bene, di sicuro. Eppure l'unione dell'Italia portò un indubbio vantaggio alle popolazioni degli staterelli che componevano la penisola prima del 1861: l'estensione a tutte le popolazioni preunitarie del codice napoleonico. Il testo aboliva le punizioni fino ad allora in vigore per gli atti omosessuali fra maschi (le lesbiche erano semplicemente ignorate, inesistenti). Faceva eccezione il Regno delle due Sicilie in quanto l'omosessualità veniva considerata un "carattere particolare delle popolazioni meridionali".
Rivoglio il Regno delle due Sicilie
- soledamore
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Re: Omofobia: più al Nord o al Sud?
Aggiungerei solamente che questo importante elemento culturale non è limitato storicamente al periodo borbonico ma è ancora vivo ed attuale ed è l'elemento fondante della cosiddetta "omosessualità mediterranea".
Ovviamente per il gay ad una dimensione, eunuchizzato dalla mercificazione sessuale ed espropriato dal modus dello scambio simbolico, sperimentare questo modello è praticamente impossibile. L'unica possibilità che ha è quella di vivere al Sud per lungo tempo e affrontare un nuovo stile di vita. A patto, ovviamente, che la sua ferita narcisistica non sia stata così profonda da equivalere alla castrazione.
Senza orgasmo, non c'è fallo.
soledamore@mail.com
- Invidiato_Speciale
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Re: Omofobia: più al Nord o al Sud?
Sono stato a Napoli per diciannove anni e devo riconoscerle di avermi dato tanto, in termini di crescita personale. A quattordici anni, partecipavo alle riunioni di un collettivo accompagnato da mio padre, a sedici entrai nelle grazie di Vincenzo Esposito che, nonostante l'età, mi permise di frequentare il suo circolo collaborando in redazione, conoscevo gente e conducevo una vita omosessuale tutto sommato piacevole, per essere un ragazzo neanche maturo. Eppure, pur di sottrarmi ad una violenza verbale feroce cui mi ero assoggettato, me ne andai. Durante gli anni dell'università, mi spostai nello Yorkshire, tornai in Italia a Torino e Milano, poi di nuovo in Inghilterra, nel Cambridgeshire. Anni durante i quali scoprii il lato peggiore dell'odio verso il diverso, la violenza fisica. Uscivi da un locale gay, camminavi con qualcuno visibilmente gay, tradivi un qualche atteggiamento gay… era un niente per meritarsi insulti seguiti da schiaffi, oggetti tirato appresso, sputi addosso. Episodi per fortuna rari, di poco conto, se raffrontati con quelli vissuti indirettamente. Avevo sentito parlare per la prima volta di Omofobia a Blackpool, complice suo malgrado un travestito pestato per aver ammiccato alle persone sbagliate, ma ero comunque convinto che in Italia la situazione fosse diversa, che non si potesse parlare di una reale paura per i gay quanto di episodi di intolleranza dettati da una genuina, disarmante ignoranza. Mi sbagliavo. A Torino, ad un ragazzo che conoscevo toccò la stessa sorte e solo per aver apprezzato la bellezza di un poco di buono. Anche gli insulti acquistavano e acquistano ancora oggi un peso diverso. A Napoli, chi vuole offenderti lo fa incurante di tutto e di tutti, senza scrupoli, ti dà del ricchione, spesso sorridendoti, e finisce là. A Torino e a Milano, no. L'offesa gratuita è si più rara, frenata se c'è da salvare la faccia, ma il flusso verbale viene agitato in un moto rabbioso che non si placa fino a quando non cedi. Fateci caso anche quando ascoltate in televisione gli interventi dei politici, e non, ossessionati dai gay.
Sotto molti aspetti, rimpiango Napoli, perché per me ha rappresentato il male peggiore, al di là della violenza verbale dietro la quale spesso si perde. Riconosco anche quella fisica che la cronaca con cadenza irregolare ci riferisce, per carità, ma, lo so che è brutto a dirsi, occorre tener presente che parliamo di una metropoli e, prima di fare terrorismo psicologico, sarebbe opportuno anche riconoscere che per ogni omosessuale napoletano vessato, ci sono dieci Almadel padani scambiati per sacche da boxe. E non è vero che i numeri non rispecchiano la realtà perché al Sud si denuncia di meno, i dati ufficiali non lasciano spazio alla libera interpretazione.
Brescia è stata la mia seconda casa. Come darvi torto? I bresciani eterosessuali hanno mentalità aperta e atteggiamento propositivo, almeno in apparenza, ma dovendo giudicarne l'ambiente omosessuale, che ho conosciuto nelle viscere, non posso dire altrimenti: è classista, ghettizzante, con punte di insofferenza entre nous inimmaginabili. Non a caso, dietro i rarissimi episodi degni di nota giornalistica, se non sbaglio c'è stata quasi sempre la mano degli stessi gay. Sei qualcuno fintantoché puoi dare qualcosa, Tu persona vieni sempre e soltanto dopo.
Chiacchiere a parte, Londra non è niente di che. Ci vivo da qualche anno perché stando in Italia non riuscivo più a gestire il rapporto con il mio compagno, dopo una lunga stressante parentesi in città sono stato premiato con il trasferimento nella più noiosa campagna inglese, per fortuna lavoro, giriamo e non mancano i modi per movimentarci la vita. Si sta bene, non lo nego, ma potrei stare meglio altrove. La regola del "Si fa ma non si dice" che ancora resiste laddove c'è puzza sotto il naso, non mi appartiene. Sono circondato da una fastidiosissima ipocrisia, da gente consapevole che siamo due froci conviventi, ma finge indifferenza e ci considera al pari di due amici che dividono la casa. Mi sta pure bene, ci mancherebbe. La scena gay londinese era interessante, oggi è un qualcosa di preoccupante, motivo per cui non metto più piede in un locale e valuto con tutte le precauzioni del caso chi frequentare. L'ultimo rapporto di Time Out (febbraio 2011) mi dà ragione: la descrive degradata e ad una svolta distruttiva. Non bastasse, 40 attacchi a sfondo omofobico nei primi tre mesi del 2011 sono troppi per una città che si vuole vendere ancora come il Paradiso dei gay mentre si tenta l'impossibile per tenere in piedi la baracca non riuscendo più a tenere il passo come Berlino. Che la sta divorando partendo dai piedi.
Per una circostanza particolare, ho vissuto anche sei mesi a Los Angeles. Vi scorre davanti agli occhi una rappresentazione dell'omosessualità che in Italia, e forse in buona parte d'Europa, si vedrà tra qualche secolo. La città è enorme, i rapporti si allacciano con notevole fatica, ed è il caso di dire che se riesci a trovare un amico hai trovato davvero un tesoro. I legami solidi sono merce rara e diventano così stretti che inserirsi in un gruppo è praticamente impossibile. Se ne fregano se hai un fisico marmoreo o rasenti l'anoressia, se sei bello o brutto, se hai le caratteristiche per arruolarti in Marina o se sculetti tutto il giorno sui tacchi in giro per casa. Devi badare al tuo aspetto, se vuoi, non a quello dei tuoi amici. L'amicizia è sacra. Gli interessa capire se possono fidarsi di te, perché dovrebbero frequentarti, avere la certezza che non indebolirai legami già rodati. A casa o al ristorante, se un losangelino doc dà una cena, stai certo che siederai a tavola con il palestrato, l'effeminato, l'orso, con gente di varia umanità. Le sciocchezze che turbano gli omosessuali italiani, eterni fissati e cacciatori di un modello gay tanto perfetto quanto inesistente, sono inconcepibili in quell'emisfero. È il caso di dirlo? La maggioranza degli omosessuali italiani che vive a Los Angeles fa gruppo a parte, sono oggetto delle peggiori critiche e comici nelle migliori barzellette. Rovescio della medaglia, Los Angeles sa essere anche una città pericolosa e spietata, dove se un omosessuale cade nelle maglie della violenza omofobica, deve andargli bene se ne esce sistemandosi in un loculo al camposanto.
Morale, senza un'adeguata strategia di sopravvivenza, si vive male ovunque. Si sta bene nei posti dove la nostra identità reale, imperfetta che sia, può convivere con la nostra identità ideale in un sensato equilibrio. Forti di buone amicizie e interessi personali da coltivare.
Re: Omofobia: più al Nord o al Sud?
1) Non si considera più la propria omosessualità il 'centro' e/o 'l'unica' condizione (...spesso 'irrisolta') che ci identifica e ci caratterizza, ma sola una tra le tante altre, neppure la più importante...;
2) Se si è disposti a mettersi continuamente non solo nei 'propri' panni ma soprattutto in quelli 'altrui'...etero in primis, imparare a contestualizzare un'agnizione o una battuta che ci riguarda senza prendersela più di tanto...;
3) Capire che se si vuole essere se stessi senza ipocrisie e ben integrati nel mondo che ci circonda basta fare come me: 'siate omosessuali, ma non 'SENTITEVI' tali 24ore su 24'!
Re: Omofobia: più al Nord o al Sud?
Parli della tua vita sentimentale
come se fosse un hobby...
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