LA TEORIA HIV-AIDS E' UNA TRUFFA SCIENTIFICA ORGANIZZATA
- alessandroscancini
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Re: LA TEORIA HIV-AIDS E' UNA TRUFFA SCIENTIFICA ORGANIZZATA
mandelbrot81 ha scritto:Vorrei porre ad Alessandro Scancini una domanda: è a conoscenza di persone che, in seguito ad una terapia naturale come quella di Kremer, sono in seguito risultata di nuovo negative al test?
La "negativizzazione" dipende dal processo di reale detossificazione dell'organismo, ma come detto si può essere "sieropositivi" e in perfetta salute: in questo caso i cosiddetti anticorpi-Hiv possono rimanere per mesi o anni nel siero a titolo di cicatrice immunitaria per poi essere eliminati. Personalmente non ho mai conosciuto "sieronegativizzati" perchè praticamente tutti quelli che ho conosciuto sono caduti nella trappola della HAART senza sentire altre ragioni oppure perchè anche rinunciando all'HAART (in quei pochissimi casi) non hanno però rinunciato alle droghe, al popper, o a pessimi stili di vita. In tutti questi casi rimane elevata la deviazione TH2 caratteristica necessaria della cosiddetta sieroconversione, necessaria alla combinazione qualitativa e quantitavia per superare la soglia di reazione decisa arbitrariamente da Gallo oltre la quale si è dichiarati sieropositivi.
Peraltro molti non ripetono il cosiddetto test-hiv a distanza di anni, e molti che risulterebbero positivi e poi negativi non l'hanno mai fatto il test. C'è anche da dire che pochissimi hanno in mano un "test-hiv" positivo fatto poco tempo dopo uno negativo e quindi è difficile dirimere quale sarebbe stato il periodo di cosiddetta sieroconversione.
Un "test-hiv" può facilmente diventare positivo in presenza di una deviazione TH2 forte e persistente, quindi o per l'esposizione a fattori immunotossici oppure per gli stessi trattamenti anti-Hiv. In linea di massima è piu probabile che diventi negativo il test-Hiv di chi non ha mai fatto trattamenti HAART in quanto questi trattamenti inducono un danno mitocondriale che autosostiene la deviazione TH2 e quindi la maggiorata produzione anticorpale.
Come forse hai compreso bene, la realtà biologica mostra chiaramente che le vere cause dell'AIDS e di un eventuale "test-hiv" positivo sono esterne ad un retrovirus assassino, e precisamente vanno ricercate nello spostamento di profilo citochinico delle cellule CD4 da TH1 a TH2 per vari fattori di stress cronici (consumo di nitriti, farmaci citotossici, esposizione elevata e/o prolungata ad antigeni o alloantigeni compresa l'assunzione di liqudo seminale fortemente ossidato nel retto, effetti ossidativi, sindrome di carenza proteica ecc...). La popolazione di linfociti T CD4 è composta di due sottogruppi TH1 e TH2. Il gruppo TH1 produce nitrossido (NO) per svolgere la funzione di immunità cellulare e in un secondo tempo il gruppo TH2 migra dal sangue verso i linfonodi e il midollo osseo per stimolare la produzione di anticorpi da parte dei linfociti B.
Le quantità di TH1 e TH2 sono inversamente proporzionali.
In caso di stress cellulare cronico si ha una soppressione permanente del gruppo TH1 per meccanismi di controregolazione e questo determina il cosidetto quadro AIDS.
La cosiddetta sieropositività indica solamente se il soggetto, in un determinato istante, ha sufficienti anticorpi nel siero per poter reagire con alcuni degli antigeni proteici presentati nel substrato del "test-Hiv". Poiché la soglia di sensibilità del test HIV è preimpostata, i probandi possono presentare anticorpi analoghi nel siero, ma risultare negativi o positivi al test. Decisivo per la negatività del test non è quindi il fatto se il soggetto presenta anticorpi nel proprio siero che abbiano reagito con le proteine di test, ma se la quantità di anticorpi reattivi non è stata sufficiente per raggiungere o superare la soglia di misura del "test HIV". In un "sieropositivo" o "HIV negativo", la quantità di anticorpi reagenti di per sé dice poco sulla capacità delle cellule T helper del soggetto di eliminare i patogeni intracellulari. La quantità e la qualità di anticorpi non ha un ruolo decisivo per l'inibizione e l'eliminazione di patogeni intracellulari, come dimostrano numerose ricerche sull'immunità cellulare. Il "test HIV" invece può dare informazioni su eventi pregressi a livello del sistema immunitario del soggetto, ma per motivi diversi di quelli sostenuti dagli specialisti dell'Hiv. Il "test HIV" è in grado solo di fornire informazioni di carattere generale sulla possibile formazione di anticorpi contro proteine cellulari nell'organismo del probando, oppure contro certi alloantigeni o antigeni microbici. Queste proteine cellulari possono essere liberate ad esempio dalle cellule del corpo, per le stesse ragioni simulate per l'ottenimento delle proteine di test nelle colture cellulare umani in laboratorio.
Sono i precursori degli immunociti T helper a subire un cambio funzionale (switch TH1-TH2) migrando dal sangue verso altre zone degli organi, dove - adempiendo al loro compito "istituzionale" - supportano i linfociti B nella produzione di anticorpi. Il valore istantaneo degli immunociti T helper nel sangue (la cosiddetta misurazione T4 oppure CD4) non significa che gli immunociti T helper sono stati distrutti da un retrovirus. Perciò è assolutamente sbagliato trarre questa conclusione anche dopo una distruzione precoce degli immunociti T helper in vitro, dopo la loro manipolazione con certe sostanze fortemente ossidative.
Nello storico congresso del marzo 1983, Gallo, con i suoi collaboratori, riferì di avere individuato negli immunociti T helper di due malati di AIDS la prova dell'infezione con il virus di leucemie umane delle cellule T (human T-cell leukemia virus HTLV) [Gelmann] scoperto nel suo laboratorio. La "prova" tuttavia era piuttosto curiosa: il gruppo di Gallo aveva mescolato cellule leucemiche umane con immunociti T helper, stimolandoli con una citochina del tipo 1 e con sostanze ossidanti per favorirne la crescita, centrifugando quindi il supernatante del brodo colturale con l'ultracentrifuga e facendo reagire le proteine di questa mescola indefinita con il siero dei malati di AIDS. La reazione degli anticorpi osservata venne interpretata dal gruppo come prova dell'infezione dall'ipotetico virus leucemico. Le procedure di questo tipo non possono comprovare l'isolamento effettivo di un virus, né un'infezione del paziente. Il presunto virus dovrebbe innanzitutto essere isolato, e cioè liberato da tutto il restante materiale cellulare, quindi occorrerebbe osservare l'interno dell'ipotetica particella virale, documentandone le proteine e gli acidi nucleici e solo in seguito - dopo avere provato che si tratta effettivamente di un virus stabile e infettivo - mettere in contatto le proteine del virus isolato con il siero umano. Perfino dopo la scrupolosa osservanza delle norme del corretto isolamento di un virus secondo lo standard della virologia, questa reazione degli anticorpi nel siero di un uomo contro una proteina virale chiaramente documentata non proverebbe ancora la precedente infezione dell'uomo con il virus di cui erano stati ricavati gli antigeni proteici.
Primariamente per il fatto che con un tradizionale test di anticorpi non è possibile documentare la presenza attiva-infettiva e replicante di alcunchè, e non da ultimo per il fatto che in ogni siero umano possono esistere milioni di anticorpi di vario tipo che originariamente erano stati prodotti contro una proteina completamente diversa e ora si legano alla proteina virale presentata. Questo processo è noto a tutti gli immunologi con il nome di reattività incrociata.
I risultati di laboratorio stupefacenti del gruppo di Gallo vennero accettati senza alcuna critica dai più di 500 specialisti riuniti al congresso. Nel 1981 il gruppo di Gallo aveva provato solo che una proteina strutturale (p24) isolata tramite centrifugazione dalla coltura con cellule di linfoma umane, reagisce con anticorpi del siero umano. Senza quindi seguire le regole standard per verificare che la proteina proviene realmente dalle particelle osservate e che all'interno della loro membrana le particelle contengono realmente proteine strutturali e acidi nucleici RNA di un ipotetico retrovirus, ci si limitava ad affermare arbitrariamente che una proteina retrovirale avrebbe reagito con anticorpi umani, per cui la persona (con questi anticorpi nel siero) doveva necessariamente essere infetta dal retrovirus. Poiché la proteina strutturale potrebbe in realtà essere una proteina estratta dalle cellule del linfoma mediante le tecniche di laboratorio, la reazione con un anticorpo nel siero umano non sarebbe nulla di eccezionale. Questi anticorpi possono reagire con tutte le proteine di cellule umane quando queste non sono protette dalla membrana cellulare. È questo invero lo scopo biologico degli anticorpi, quello cioè di reagire sia con proteine di origine microbica e con allergeni, sia con tutte le proteine proprie dell'organismo, che dopo la morte della cellula fuoriescono dalla cellula stessa, senza ancora essere state scomposte. Gli anticorpi reagiscono solo con proteine di una certa dimensione molecolare. Non ha senso nemmeno l'affermazione dei retrovirologi-Hiv secondo cui i retrovirus provocherebbero un'immunosoppressione permanente in presenza di anticorpi neutralizzanti. Le cellule virali all'interno di immunociti o di altre cellule non vengono affatto riconosciute dagli anticorpi. Questo processo di identificazione avviene solo a livello extracellulare, quando cioè i virus fuoriescono dalle cellule infette e si presentano agli anticorpi, oppure quando i virus sono penetrati nell'organismo senza però essersi ancora insediati a livello intracellulare. Solo in questo modo gli anticorpi diventano anticorpi neutralizzanti, quando cioè individuano la proteina virale specifica incontrandola al di fuori delle cellule. Per provocare una soppressione permanente degli immunociti, i cosiddetti retrovirus, dovrebbero sempre migrare dalle cellule T helper - la cui vita è estremamente breve - e insediarsi nelle nuove cellule T helper. Su questo percorso extracellulare di reinsediamento verrebbero identificati dagli anticorpi. Solo così gli anticorpi diventerebbero anticorpi neutralizzanti. Ma quando gli anticorpi "neutralizzanti" sono presenti, essi impediscono ai virus usciti dagli immunociti di insediarsi nei nuovi immunociti; in caso contrario non sarebbero affatto "neutralizzanti".
Negli anni Cinquanta e Sessanta, molti centri di ricerca sul cancro negli Stati Uniti e in Europa investivano parecchio tempo negli esperimenti atti a verificare l'esistenza di particelle virali associate a cellule tumorali umane. Di tanto in tanto qualcuno riferiva di particelle simili a virus, senza tuttavia riuscire a convincere nessuno. Virus tipici non furono mai univocamente trovati. [De Harven]
HTLV-I e HTLV-II sono stati presentati da Gallo con le stesse tecniche di laboratorio dell'HTLV-III (HIV) come "caratteristiche retrovirali" nelle colture di cellule leucemiche e, al contrario dell'"Hiv", non hanno alcun ruolo clinico. "L'Hiv" invece dovrebbe costituire una minaccia per l'umanità intera. Nella lista dei "retrovirus" da lui "scoperti" Gallo ha taciuto HL23V che nel 1976 egli aveva definito il «primo retrovirus umano». Questo fatto è degno di nota in quanto per "l'isolamento" di questo "retrovirus umano", Gallo aveva ancora applicato le regole standard che avrebbe ignorato in seguito durante "l'isolamento dell'HIV". L'assurdità di questo «primo retrovirus umano» è però il fatto che queste particelle dell' "HL23V" non rappresentano un retrovirus e che lo stesso Gallo prende distanza da questa tesi.
«L'esemplare di un virus che interagisce specificamente e primariamente con la popolazione delle cellule T helper» [Levine 1984], il tanto agognato candidato a «patogeno del-l'AIDS» presentato nel 1983, aveva ottenuto solo una brevissima fase di attenzione scientifica.
Nella diagnosi e nella terapia dei tumori, così come nel caso dell'immunodeficienza, non ha mai avuto alcun'importanza.
Più di un anno dopo, nelle pubblicazioni della squadra di Gallo, venne presentato un nuovo prototipo di retrovirus tagliato su misura, individuato nel siero di malati di AIDS. Gallo aveva appunto creato una nuova variante della sua famiglia di retrovirus dal nome HTLV-III. Il prodotto era nuovamente il risultato di una coltivazione congiunta di cellule T helper del siero di malati di AIDS e di una linea di cellule leucemiche. Dal sopranatante della coltura cellulare ibrida, Gallo distillò con le stesse tecniche di laboratorio del prototipo HTLV, una miscela di proteine che utilizzò come substrato per il suo test degli anticorpi. Di nuovo Gallo non aveva controllato se le sue proteine di test fossero proteine proprie delle cellule T helper coltivate e/o cellule leucemiche oppure effettivamente proteine retrovirali.
Ma questa volta entrò in gioco la "mano invisibile del mercato" prima che Gallo potesse sottoporre alla discussione scientifica la nuova variante di retrovirus e il test degli anticorpi. Prima brevettò il test e quindi, insieme ali'allora ministro della Sanità statunitense, annunciò alla stampa mondiale di essere probabilmente riuscito a scoprire il germe dell'AIDS, di aver sviluppato un test ematico che consente l'individuazione dell'HTLV-III (Hiv) e che nel giro di due anni sarebbe probabilmente stato disponibile un vaccino. Dal suo annuncio in poi, le tecnologie per la produzione del test HIV sono coperte dal segreto del brevetto.
Secondo le pubblicazioni seguenti, nel siero di malati di AIDS vennero nuovamente individuati HTLV-I e HTLV-II. Successivamente, questi presunti virus leucemici che in laboratorio si erano tramutati nel fantomatico virus dell'immunodeficienza, scomparvero. Con ogni evidenza si trattava di artefatti di laboratorio, perché nessun malato di AIDS contraeva la leucemia. Perché questi ipotetici virus leucemici improvvisamente non produssero più alcuna leucemia, limitandosi (anche se per poco tempo e fino all'avvento del tipo successivo) a partire dal 1978 a distruggere gli immunociti e provocando indirettamente, in maniera inspiegabile e praticamente solo negli omosessuali, il sarcoma di Kaposi? Queste domande sono state ignorate fino a oggi dalla psicosi di massa prodotta dallo stereotipo dell'Hiv che causa l'AIDS come il prodotto di laboratorio di successo venne chiamato dal 1987 in poi. [Kremer]
Il trucco banale, ma determinante per gli sviluppi futuri, con cui Gallo spacciava ora per virus dell'AIDS il suo virus precedentemente definito leucemico e ritenuto troppo poco interessante dall'oncologia, era identico a quello usato per gli HTLV-I e HTLV-II: non purificare in fase di "isolamento", confondere le carte, spacciare per retrovirus Hiv i prodotti cellulari caratteristici frutto della controregolazione citobiologica dopo un'iperstimolazione NO primaria e un'inibizione NO secondaria a causa di infezioni intracellulari da micobatteri, patogeni fungini e microbi parassitari non sufficientemente eliminati.
Re: LA TEORIA HIV-AIDS E' UNA TRUFFA SCIENTIFICA ORGANIZZATA
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Re: LA TEORIA HIV-AIDS E' UNA TRUFFA SCIENTIFICA ORGANIZZATA
La speranza allora è minima dopo 3 anni di haart, da quanto ho capito. Cerchero' di seguire scrupolosamente la terapia naturale che mi è stata consigliata, sperando almeno di restare in buona salute.
Purtroppo fino a che la sanità sarà in mano ai mercanti non vedo alcuna speranza di risolvere il problema ed eliminare anche il terrore che suscita chi risulta positivo a questo maledetto test. Si susseguono ogni giorno sui principali quotidiani notizie sull'hiv-aids, che rafforzano il dogma imperante. Le nostre voci isolate sono come quelle di chi grida nel deserto.
E anche Barabba, che in privato mi chiede consigli, non mette in discussione quello che il dottore gli dice.
Re: LA TEORIA HIV-AIDS E' UNA TRUFFA SCIENTIFICA ORGANIZZATA
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Re: LA TEORIA HIV-AIDS E' UNA TRUFFA SCIENTIFICA ORGANIZZATA
mandelbrot81 ha scritto:Ti ringrazio tanto, Alessandro. La tua spiegazione mi sembra molto dettagliata e razionale e coerente con quello che sostiene Kremer insieme ad altri studiosi.
La speranza allora è minima dopo 3 anni di haart, da quanto ho capito. Cerchero' di seguire scrupolosamente la terapia naturale che mi è stata consigliata, sperando almeno di restare in buona salute.
Purtroppo fino a che la sanità sarà in mano ai mercanti non vedo alcuna speranza di risolvere il problema ed eliminare anche il terrore che suscita chi risulta positivo a questo maledetto test. Si susseguono ogni giorno sui principali quotidiani notizie sull'hiv-aids, che rafforzano il dogma imperante. Le nostre voci isolate sono come quelle di chi grida nel deserto.
E anche Barabba, che in privato mi chiede consigli, non mette in discussione quello che il dottore gli dice.
perchè speranza minima? ovviamente è difficile dire quanti e quali danni nel tuo caso, la cosa certa è che i trattamenti anti-Hiv sono oggettivamente irrazionali e insensati, poi tutto può essere. Sappiamo che un test-Hiv positivo non ha nulla a che vedere con la cosiddetta "infezione da virus Hiv". La presenza quantitativa e qualitativa degli anticorpi cosiddetti Hiv può non avere nessun significato patologico di fronte ad un quadro linfocitario intatto, in caso di buona salute la semplice positività al test deve essere totalmente ignorata, sappiamo anche che un test-hiv positivo si può venire ad avere dopo stress immunitario notevole ma se nel frattempo si sono spente le cause reali di immunodepressione tutto prima o poi torna a posto. Chiaro che 3 anni di HAART non aiutano: bisognerebbe fare altre analisi approfondite, dovresti rifare tutto il panel biochimico stressorio e linfocitario per capire qual'è l'entità del danneggiamento ai mitocondri, parallelamente devi accertarti che non sussistano le cause primarie di immunodepressione. Sulla "terapia Kremer" non ho ben capito: sei andato in germania da Kremer e ti sta seguendo? oppure segui un generico protocollo di cura basato su sue indicazioni?
Chissà cosa se ne fà barabba del tuo contatto personale dopo aver sostenuto a spada tratta i dogmi meschini dell'Hiv-AIDS... mistero, ti ricordo che questo barabba non ha mai chiarito il significato abiguo di sue certe affermazioni accusando me - a torto e a sproposito - di non rispondere a non meglio specificate domande. Se ne esce con puttanate del tipo "il virus viene isolato ogni giorno e anche le sue proteine..." di fronte al fatto indiscutibile che i marker sostitutivi p24 gp41/120 e la presunta sequenza genomica-Hiv non rappresentano un isolamento dell'Hiv per bocca degli stessi medici e ricercatori Hiv (infatti parlano solo di avvenuta infezione).
L'isolamento - si fa per dire - dell'Hiv doveva essere quello delle pubblicazioni originali di Gallo e Montagnier del 1983, salvo dover ammettere successivamente per entrambi di aver "isolato" l'Hiv senza seguire le regole standard dell'isolamento retrovirale (... altrimenti il virus si rompeva cianciava Montagnier) ovvero di non aver isolato proprio nulla. Infatti per isolamento si intende la separazione dei presunti retrovirus da tutt’altra cosa e non soltanto la scoperta di alcuni fenomeni (come la transcriptasi inversa e il budding di particelle simil-retrovirali).
Il solo modo per provare l’esistenza di un agente infetto è di isolarlo. Gallo non ha isolato un virus, non ci sono state delle fotografie al microscopio elettronico di un campione separato in bande che si ritenesse mostrassero nient’altro che particelle retrovirali. Non ci fu assolutamente nessuna microscopia elettronica di un campione separato in bande. Solamente fotografie di cellule con una dozzina o giù di lì di particelle che si trovavano nelle vicinanze, ma nessuna estrazione ed analisi e prova che queste particelle potessero replicarsi all’interno di particelle identiche.
Da anni gli "scopritori" del cosiddetto virus Hiv, Gallo e Montagnier, andavano cercando retrovirus cancerogeni salvo ritrovarsi con un pugno di mosche in mano ... ovvero null'altro che particelle vagamente somiglianti a retrovirus in fase di controllo al microscopio elettronico su colture stimolate con agenti fortemente ossidanti. Controlli poco più approfonditi potevano smentire categoricamente che quelle particelle fossero retrovirus. Infatti nel 1972 vennero definite all'istituto Pasteur, regole ben precise per evitare di prendere fischi per fiaschi.
Per quanto concerne ciò che lui "chiamò isolamento dell’HIV", Gallo considerava - nel torto più marcio - gli anticorpi come una prova cruciale, al contempo sapeva che ci sono delle particelle che assomigliano ai retrovirus, che si separano in bande a 1,16 g/ml e che contengono l’RT, ma che non si riproducono. Perciò di qualunque cosa si tratti, relativamente non ha importanza come essi insorgano: non possono essere dei virus.
In realtà Gallo sapeva perfettamente che gli anticorpi sono irrilevanti. Si prova che le proteine provengono da una particella del virus isolando la particella e facendo quindi un dissezionamento. Non si prova che le proteine sono costituenti di una particella virale provocando reazioni chimiche su ciò che è essenzialmente una minestra di colture.
Stupisce l'amnesia improvvisa con cui Gallo e Montagnier "isolarono" l'hiv senza seguire le procedure standard di isolamento retrovirale, e pensare che quando Gallo nel 1975 provò a vendere il suo prodotto di laboratorio HL23V, quelle regole di trasparenza le aveva seguite: gli andò male, così pensò bene di non purificare il suo più che discutibile minestrone di colture cellulari tanto per confondere meglio le acque, questa volta breventtando il "test-Hiv" prima di sottoporre alla discussione scientifica la nuova variante di retrovirus e il test degli anticorpi.
Da allora non ci sono barabba o rivas che abbiano mai dimostrato l'esistenza del "virus Hiv" su basi scientifiche, esiste invece un esercito di furbi e di fessi che lo fa su basi immaginarie. Per la serie: l'importante è crederci.
Con quale cognizione di causa, poi, si può sostenere che i cosiddetti farmaci ARV siano utili ai cosiddetti sieropositivi è uno dei tanti misteri che i vari barabba o frustadeglistupidi dovrebbero ancora chiarire: anche gli antibiotici, se è per questo, provocano un iniziale (e del tutto estemporaneo) miglioramento puramente sintomatologico, al pari dei famigerati farmaci ARV.
Per il resto rimane ancora da capire il significato dei termini "virus Hiv" "infezione Hiv" "malattia Hiv" e "cura Hiv" di fronte all'evidenza più che schiacciante che tutti questi concetti non sono altro che sofismi usati per incutere terrore e morte.
Servono sforzi intellettuali notevoli, ai vari rivas e barabba, per accantonare le vere cause dell'AIDS in nome del fantomatico retrovirus Hiv. Il perno di ogni loro ragionamento è il concetto fittizio di "virus Hiv" "infezione Hiv" "terapia contro l'Hiv" "carica virale Hiv".
Servono sforzi intellettuali notevoli e molta lucidità mentale per ignorare sistematicamente i buchi dimostrativi e le stuppidaggini della medicina dell'Hiv-AIDS.
La cosa che più mi stupisce dei vari barabba è la reticenza con la quale si considerano le opinioni "dissidenti".
Strano poi il comportamento di barabba: se fosse uno scottato dall'HAART come minimo eviterebbe di recitare il sermone penitenziale dell'Hiv-AIDS. Si perde nei meandri ottusi dei soliti discorsi degli ufficialisti che per ripararsi dalle contraddizioni del test-hiv vorrebbero ascrivere al test elisa una maggiore sensibilità a sfavore della specificità, e al wb una maggiore specificità a sfavore della sensibilità. Non ha capito che entrambi insieme alla PCR non hanno nulla di specifico. La PCR poi per sua natura non è nemmeno standardizzabile. Se un test-Hiv anticorpale fosse davvero indicatore della presenza di un virus Hiv mortale, allora dovremo aspettarci di poter isolare tale virus in tutti i "sieropositivi": ma nessuno l'ha mai visto. Non solo: le caratteristiche Hiv sono presenti anche nei sieronegativi, solo in misura non sufficiente da superare una soglia arbitrariamente preimpostata: qualche "anticorpo-Hiv" in meno e uno è magicamente sieronegativo, qualcuno in più ed incombe la mannaia della cosiddetta "sieropositività". E' questa serietà? Del resto non e' che negli ospedali si inventano tutto e mica fanno iniziare una terapia a casaccio... eggià non ci si inventa proprio nulla: semplicemente si eseguono ordini! il paraocchi collettivo della medicina dell'Hiv-AIDS ha il suo dio indiscusso: il test-Hiv. Da lì tutto parte e tutto ritorna, capitali compresi. Soprattutto quelli.
Re: LA TEORIA HIV-AIDS E' UNA TRUFFA SCIENTIFICA ORGANIZZATA
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Re: LA TEORIA HIV-AIDS E' UNA TRUFFA SCIENTIFICA ORGANIZZATA
barabba ha scritto:Scancini ancora insisti perche' contatto le persone in privato, te l'ho gia detto,non farti mille paranoie, io per fortuna non sono ancora in haart e spero di entrarci il piu' tardi possibile o magari anche mai,cosa credi che non sarei contento sapere che HIV e' una cazzata???? Tu sei s+??? si o no??? Se non lo sei non hai nulla da perdere noi si... Poi e' vero che se uno e' s+ ed e' apposto come sistema immunitario mica fa terapia o altro, ho conosciuto molta gente che ha messo tutto il massimo impegno. Alimentare, comportamentale, integrazione vitaminica, glutatione, chi ne ha piu ne metta, ma alla fine il sistema immunitario non ha retto e sono entrati in terapia, sarebbe un buon traguardo entrarci anche dopo anni, magari.
Se non lo sono non ho nulla da perdere... ma qui torniamo alla favola del virus cattivo che si trasmette col sesso e col sangue. Tu sei condizionato dalla virus-idea da cima a fondo. Mi piacerebbe proprio sapere su quali basi dici che persone normali in condizioni normali non hanno retto alla sieropositività, la realtà biologica mostra chiaramente che ci sono motivi ben piu complessi e piu profondi alla base della "sieropositività" e dell'immunodeficienza che non un virus-assassino sessualmente trasmissibile. E poi, aldilà del referto di sieropositività, su quali basi distingui una persona sana da una malata?
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Re: LA TEORIA HIV-AIDS E' UNA TRUFFA SCIENTIFICA ORGANIZZATA
alessandroscancini ha scritto:
Sulla "terapia Kremer" non ho ben capito: sei andato in germania da Kremer e ti sta seguendo? oppure segui un generico protocollo di cura basato su sue indicazioni?
Sono stato a Pirmasens, presso il centro di Meyer. Kremer non mi risulta che faccia visite private. Seguono le sue indicazioni e i prodotti che mi hanno suggerito sono stati messi a punto dallo stesso Kremer.
Mi hanno fatto anche delle analisi sul funzionamento dei mitocondri. In particolare risulta alterato il valore della M2-piruvato chinasi (il valore è di 30,6). Inoltri sono alti i valori di IgG, Iga e IgM.
Re: LA TEORIA HIV-AIDS E' UNA TRUFFA SCIENTIFICA ORGANIZZATA
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Re: LA TEORIA HIV-AIDS E' UNA TRUFFA SCIENTIFICA ORGANIZZATA
barabba ha scritto: io e la mia ragazza, persone sane test HIV e screening completo per motivi lavorativi, tutti test negativi , conta lifocitaria e tutto il resto normale, la mia ragazza mi tradisce, lo vengo a sapere perche' contraggo una mst genitale , facciamo il test e risulta positivo HIV, ricacciato wb di conferma, non convinti li rifacciamo piu' volte ma sempre positivi, contattiamo la persona che e' stata con la mia ragazza pure lei HIV positiva
E' facile capire che HIV esiste o no? Mi sembra ovvio
barabba ha scritto:Purtroppo di AIDS si muore, droghe, alimentazione irregolare di certo fa aggravare la progressione dell'hiv , se i farmaci alzano i cd4 e abbassano la viremia vuol dire che servono. Credo che quasi tutti i dissidenti sono morti.
barabba ha scritto:Contratto l'HIV, i CD4 cominciano a crollare. Appena le terapie antiretrovirali azzerano la carica virale, i CD4 cominciano a risalire e ritornano a livelli quasi normali. Ci siamo che i CD4 sono una parte importante del sistema immunitario e che la loro assenza provoca quanto meno l'insorgere di malattia anche mortali.
E se la scesa dei cd4 non fossero causati dall'hiv la haart e' lo stesso utile perche' porta il sistema immunitario a difendersi
barabba ha scritto:Il virus viene isolato ogni giorno e anche le sue proteine E RNA virale ne dimostra la sua esistenza, difatti quanta gente risulta positiva al test elisa e ha la carica virale assente o sotto il limite di guardia, sono falsi positivi ad elisa che e' troppo sensibile, ma il wb ne conferma la positività o negatività. Non e' che negli ospedali si inventano tutto e mica fanno iniziare una terapia a casaccio..
barabba ha scritto:IO sono qui per dare una mano al mio sistema immunitario
semmai sarai qui per dare una mano al sistema "sanitario" dell'Hiv-AIDS con le tue lezioncine nemmeno degne della più stereotipata propaganda sull'Hiv. Se veramente ci tieni al tuo sistema immunitario eviteresti quantomeno di fare propaganda attiva con le solite minchiate colossali dell'armamentario Hiv-AIDS, eviteresti poi di farti traviare dal castello di ipotesi speculative della medicina dell'Hiv-AIDS, non è così perchè il lavaggio del cervello sul "virus Hiv" in fin dei conti non ti dispiace per nulla, anzi. Del resto tutti i "sieropositivi" caduti nella trappola infernale dei trattamenti anti-Hiv sono prima di tutto caduti nella trappola ideologica della medicina dell'Hiv-AIDS e della sua velleitaria concezione del mondo
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Re: LA TEORIA HIV-AIDS E' UNA TRUFFA SCIENTIFICA ORGANIZZATA
alessandroscancini ha scritto: Del resto tutti i "sieropositivi" caduti nella trappola infernale dei trattamenti anti-Hiv sono prima di tutto caduti nella trappola ideologica della medicina dell'Hiv-AIDS e della sua velleitaria concezione del mondo
Quale sarebbe questa <velleitaria> concezione del mondo della medicina ufficiale che avrebbe prodotto la <trappola ideologica> dell'AIDS???
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Re: LA TEORIA HIV-AIDS E' UNA TRUFFA SCIENTIFICA ORGANIZZATA
Frustadeglistupidi ha scritto:alessandroscancini ha scritto: Del resto tutti i "sieropositivi" caduti nella trappola infernale dei trattamenti anti-Hiv sono prima di tutto caduti nella trappola ideologica della medicina dell'Hiv-AIDS e della sua velleitaria concezione del mondo
Quale sarebbe questa <velleitaria> concezione del mondo della medicina ufficiale che avrebbe prodotto la <trappola ideologica> dell'AIDS???
la velleità sta nell'idea, totalmente assurda dal punto di vista della realtà biologica, per cui una malattia mortale possa essere trasmessa col sesso attraverso un virus: il germe dell'AIDS! Ma le vere cause dell’AIDS sono state chiarite a livello epidemiologico e patofisiologico in migliaia di ricerche sperimentali e cliniche, senza per questo tirare in ballo un fantomatico retrovirus che nessuno ha mai visto e isolato. E’ stato provato senza dubbi che tutti i cosiddetti gruppi di rischio presentano fattori di stress accumulabili inusuali che portano a una iperstimolazione del nitrossido indotta esogenamente e/o endogenamente, e da questo a immunodeficienza per dissimbiosi cellulare. La medicina dell'Hiv-AIDS e la medicina ufficiale non sono la stessa cosa: lo sono per te che ogni volta devi provocare allargando il campo per mettere zizzania, come fanno da sempre tutti i sostenitori attivi della medicina dell'Hiv-AIDS che sanno confondere e stravolgere ad arte anche le cose più logiche e semplici da interpretare
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Re: LA TEORIA HIV-AIDS E' UNA TRUFFA SCIENTIFICA ORGANIZZATA
alessandroscancini ha scritto:Frustadeglistupidi ha scritto:alessandroscancini ha scritto: Del resto tutti i "sieropositivi" caduti nella trappola infernale dei trattamenti anti-Hiv sono prima di tutto caduti nella trappola ideologica della medicina dell'Hiv-AIDS e della sua velleitaria concezione del mondo
Quale sarebbe questa <velleitaria> concezione del mondo della medicina ufficiale che avrebbe prodotto la <trappola ideologica> dell'AIDS???
la velleità sta nell'idea, totalmente assurda dal punto di vista della realtà biologica, per cui una malattia mortale possa essere trasmessa col sesso attraverso un virus: il germe dell'AIDS!
A parte che, per quel poco che posso capirne, non vedo che ci sia di tanto assurdo nel pensare che una malattia possa essere trasmessa da un virus e che questo virus si annidi in certi umori umani che si possono scambiare anche, benché non solo, nel rapporto sessuale, ma a parte questo mi sembra ridicolo chiamare ciò:
<velleitaria concezione del mondo>!!!
Al massimo è un giudizio erroneo, come ce ne furono molti e molti ce ne saranno ancora, della scienza sulle cause di formazione o di trasmissione d'una malattia.
alessandroscancini ha scritto: La medicina dell'Hiv-AIDS e la medicina ufficiale non sono la stessa cosa: lo sono per te che ogni volta devi provocare allargando il campo per mettere zizzania, come fanno da sempre tutti i sostenitori attivi della medicina dell'Hiv-AIDS che sanno confondere e stravolgere ad arte anche le cose più logiche e semplici da interpretare
Ah, ecco!!! la colpa è mia.... sono io che ho scritto che la medicina ufficiale è autrice della presunta truffa dell'HIV-AIDS
Tuo post di domenica 27 marzo 2011, ore 12:44 pm.
Thread: LA TEORIA HIV-AIDS E' UNA TRUFFA SCIENTIFICA ORGANIZZATA.
<Qui stà l'errore determinante di tutti i costruttori della “diagnosi AIDS” nell’affermare che “specialmente tipiche sono le infezioni provocate da agenti patogeni che, in persone con un sistema immunitario intatto non provocano alcuna malattia e che per questo si denominano agenti opportunisti” . Evidentemente si cercava di dare la impressione che l’unico che impedisce a questi agenti opportunisti di attaccare i bersagli del corpo umano è il fatto che sono mantenuti sotto controllo dalle cellule immunitarie. Questo modello da “cowboy e indiani” della medicina ufficiale risale al XIX secolo e deve ritenersi obsoleto e fuorviante rispetto alla realtà biologica.>.
E poi ti stupisci se ti dico che sei contraddittorio!!!
Comunque sia, se la <medicina dell'HIV-AIDS> e la <medicina ufficiale> non sono la stessa cosa, non capisco perché la medicina ufficiale, in quanto detentrice delle conoscenze non solo scientificamente, ma anche legalmente riconosciute, non faccia mettere al bando la fallace e truffaldina medicina dell'HIV-AIDS:
sa che è una truffa, ma la tollera scientemente e deliberatamente???
Ripeto che non m'intendo quasi nulla di medicina, di virus, di farmaci, di terapie, ma quello che scrivi a me sembra molto pasticciato, confuso, contraddittorio, che tu abbia o no ragione nel merito....
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