Thailandia: coppia gay vince battaglia con la madre surrogata

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La madre biologica della bambina, nata in Thailandia, si era opposta all'affido a due gay

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Si è conclusa nel migliore dei modi una vicenda che ha visto protagonista una coppia omosessuale in Thailandia, dove la madre surrogata che stava portando avanti la gravidanza (con un utero anonimo di una terza persona) per la nascita della loro bambina Carmen si è rifiutata dopo il parto di firmare la documentazione necessaria per permettere ai due di ottenere il passaporto per la bimba. Una storia simile, ma con protagonisti il governo israeliano e i figli di madri surrogate del Paese, l’avevamo raccontata due anni fa.

Gordon Lake e Manuel Santos hanno dichiarato: “Si è rifiutata di lasciarci andare con Carmen perché siamo gay e perché voleva che la bambina fosse cresciuta da ‘una coppia normale’. Eravamo terrorizzati, in uno stato di totale shock. Era il nostro peggiore incubo“. La coppia è rimasta in Thailandia dal gennaio 2015, poco dopo che la bambina era nata: la denuncia dei due è andata in primis all‘agenzia di madri surrogate, che non aveva avvertito la donna che i due fossero omosessuali.

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Mariam Kukunashvili, una rappresentante dell’agenzia in questione, la New Life Global Network, dice che in realtà l’agenzia non ha fatto nulla di sbagliato: la madre sapeva fin dall’inizio che i due fossero gay, ma loro non avrebbero rispettato delle fantomatiche “regole” che hanno reso la situazione “ingovernabile”. La donna avrebbe addirittura, davanti alle telecamere di una tv tailandese, sostenuto di sentire il “bisogno morale” di aiutarli, tanto da aver pagato tutte le spese mediche. I due uomini hanno sempre negato quest’ultima affermazione, provando alla corte di aver speso migliaia di dollari affinché la donna partorisse nel migliore dei modi.

Dopo una battaglia legale durata più di un anno, i due hanno vinto la causa: ora stanno progettando il ritorno negli Stati Uniti con la loro piccola, che ha comunque vissuto con loro durante tutto il periodo del processo, e il loro primo bambino, Alvaro, nato in India due anni fa. I due avevano scelto il Sud-est Asiatico per la loro seconda figlia perché è una delle zone con il più alto livello di affidabilità per queste pratiche mediche e con una lunga tradizione di gravidanze surrogate concesse a coppie omosessuali. In realtà, da quando un colpo di Stato militare ha annullato il governo precedente, c’è stata una forte repressione di pratiche di questo genere, che è arrivata in alcuni casi anche al divieto di surrogazione di maternità.

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Nonostante tutto, Gordon e Manuel ce l’hanno fatta e ora possono vivere serenamente in America con Carmen e Alvaro!

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