Coppie e amore di provincia

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Nelle grandi città c'è troppa scelta, troppe distrazioni, troppe feste, troppe chat. Non a caso tutti gli amici che vivono in provincia siano quasi tutti strafidanzati.

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Sapete qual è la cosa alienante del vivere a Roma? Le distanze. Tutto è

incommensurabilmente lontano, soprattutto se necessario. Ad esempio, mi è stata tolta la patente per un malinteso alcolico con il palloncino di una pattuglia della stradale e per riprenderla sono dovuto andare due volte (facciamo pure tre perché la prima gli uffici erano chiusi) alla Motorizzazione Civile che, a prescindere da dove uno viva, raggiungerla trasforma un semplice viaggio in un pellegrinaggio a Compostela. Quando poi mi capita di sentire mio padre, che invece vive in una cittadina abruzzese dove ogni cosa (inclusi gli uffici comunali e gli ospedali) sono a una distanza talmente breve per cui è costretto a imporsi di prendere la macchina ogni 15 giorni, quanto meno per non far andare giù la batteria, mi viene forte l’istinto di trasferirmici anche io.

Ora questo cosa c’entri con una rubrica dedicata al mondo gay? Esattamente il fatto che nei piccoli centri un mondo gay non esiste, ma ci sono solo sparute forme di vita omosessuale che non subendo la rutilante fascinazione di una città come Roma non solo "ci stanno" senza fare tante storie, ma la loro propensione all’accoppiamento (quello da matrimonio intendo) è lo stesso dei giovani protagonisti di Paradise, dove più che l’amore potè la mancanza di alternativa.

Insomma non è un caso che tutti gli amici che vivono in piccoli centri siano quasi tutti strafidanzati mentre quelli di Roma non fanno che lamentarsi di come sia difficile trovare qualcuno che abbia voglia di costruire un rapporto. Al di là del solito piagnisteo di quanti poi sono i primi a sparire nel nulla dopo il primo appuntamento, è un dato di fatto: in una metropoli per fidanzarti devi avere un gran culo. E altro che emigrare a Madrid, Londra o New York: qui tocca andare a vivere a Sessa Aurunca!

Il fatto è che nelle grandi città c’è troppa scelta, troppe distrazioni, troppe feste, troppe chat. Ecco, prendiamo queste ad esempio. Avete mai provato ad andare in qualche borgo delizioso dell’entroterra abruzzese? E avete poi provato a entrare in una chat? Io sì, e vi posso assicurare che vi dice bene se trovate 3 gay vicini a voi dove il concetto di "vicino" è ovviamente molto relativo (già il quarto è a una distanza tale da dover chiedere le ferie in ufficio per andarci a prendere un caffè, quindi è escluso). Di conseguenza state pur certi che uno a caso di quei tre tutto farà con voi fuorché il choosy.

Ovviamente pensare che la solitudine si combatta sommando due solitudini solo per l’assenza quasi totale di scelta suona un po’ triste, lo ammetto, ma dopo aver vissuto tanti anni in una grande città dove trovi gay anche quando sposti i mobili per pulirci dietro e sono tutti desiderosi di fidanzarsi sebbene nessuno ne sia poi realmente intenzionato, ti fa venire voglia di andare a ripopolare quei bei centri rurali che non hanno nemmeno un nome, dove sei tu "the only gay in the village" e se ce n’è soltanto un altro, è con te che si deve mettere, senza tirarsela dicendoti che sei troppo alto, troppo basso, troppo moro o troppo… troppo.

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Certo, chi vive in provincia qualche volta ci prova a tentare la fortuna il sabato sera spostandosi nelle grandi città alla ricerca di un’offerta maggiore ma la distanza logora, la benzina costa e i rapporti a distanza non funzionano mai, e alla fine torneranno a preferire i prodotti a chilometro zero della loro terra, meno vari ma garantiti.

Detta così, obietterete: ma allora è impossibile che l’amore possa sbocciare anche nelle grandi città! Tutt’altro! Io poi sono un inguaribile

romantico, ma considerate pure che se per mantenere la pax coniugale poi siete costretti a non portarlo mai fuori per locali perché come ti giri a lasciare i giubbotti al guardaroba passi il resto della serata a cercare il tuo compagno e se dovete mettere il parental control sul suo pc per evitare che scenda a prendere le sigarette e ritorni dopo due ore con la patta ancora aperta e un sorriso soddisfatto che neppure un etto di nicotina sparata in vena può avergli procurato, tanto vale andare a vivere in un paese dove il sabato sera la botta di vita è andare a prendere uno Jägermeister nell’unico bar della frazione. Infatti potete metterci la mano sul fuoco: provincia chiama fedeltà. Perché dove non può la volontà di restare leali potranno le distanze siderali per trovare il primo uomo disponibile con cui mettervi le corna a togliergli ogni prurito e a preferire sempre e comunque voi.

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