Cosa fa di un capodanno un capodanno gay? I ragazzi e…

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Appena ripresi dai bagordi dei parti di San Silvestro, facciamo un po' di distinguo e vediamo se anche il party a cui siete stati ieri sera ha le...

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Rassettare casa dopo una festa è già un supplizio divino: bicchieri nascosti in ogni angolo della casa (possibilmente con dei mozziconi di sigaretta galleggianti dentro), cibo raffermo in dozzinali piatti di plastica consumati senza criterio alla faccia dell’ambiente e un guano a terra che ti fa ciangolare le scarpe ad ogni passo come lo squittio di microscopici topi. Figuriamoci poi se questa festa è stata quella di capodanno. Lo scempio sembra anch’esso aumentato conformemente all’importanza dell’evento.  E così se ne va anche l’ennesimo capodanno o meglio, l’ennesimo capodanno gay.

Perché c’è differenza rispetto agli altri, vi chiederete?

Beh, perché possa essere definita "gay", per prima cosa, si richiede che alla celebrazione per il nuovo anno ci sia la presenza di un gruppo più o meno nutrito di omosessuali. E questa mi sembra una considerazione lapalissiana come per vederne uno noioso basta organizzarlo con un gruppo di lesbiche note per avere una concezione del divertimento pari a una sceneggiatura di Von Trier.

Considerando che l’ultimo capodanno fatto con degli eterosessuali risale più o meno all’istituzione gregoriana della festa, ritengo di aver accumulato un’esperienza fatta in tempi e luoghi diversi tale da potermi permettere di dire che ci sono sempre delle caratteristiche comuni nelle feste di capodanno allestite dai gay.

Ovunque si decida di trascorrerlo molto spesso questa parte non è che un riempitivo in previsione della super-iper-mega festa a cui si andrà a ballare dopo la mezzanotte. Molto quindi ruota intorno a questa la cui scelta non è mai una decisione semplice da perdere. Se non fosse per la sua prematura dipartita, sicuramente si farebbe ricorso alle capacità mantiche del polipo Paul davanti al quale piazzare i flyer delle discoteche in competizione costringendolo a selezionare il party migliore, pena: trasformarlo nella portata principale del pranzo del primo gennaio in caso di fallimenti. Nessun gay infatti può accettare di iniziare il nuovo anno in una festa che non sia meno che: "fantastica/strepitosa/piena di boni! (che poi è la cosa che interessa di più, sti cazzi se l’animazione è fatta dal "Cirque du soleil", l’importante è che ci sia foraggio umano!)". Come poco importa se si deve pagare il biglietto 5 volte tanto per andare in un club che è il solito dove si va ogni sabato sera: si fa e basta.

Scelto quindi il party, tutto il resto della serata ruota intorno a questo, cenone compreso. Che poi cenone… semmai sarebbe più opportuno definirlo uno "spuntino" perché non puoi sottoporti alla dolce tortura di passare le successive 10 ore ballando come un ossesso con il cotechino che ti galoppa nello stomaco e poi è risaputo: l’alcol fa più effetto a stomaco vuoto. Per questo nonostante la tradizione imponga la presenza dello zampone, più di una volta mi è capitato di vederlo languire in un letto di lenticchie fino all’eutanasistica decisione di gettarlo nella spazzatura 2 giorni dopo. Panettoni e pandori, sempre per rispetto delle usanze, vengono riesumati (sempre gli stessi da anni) in prossimità delle feste natalizie come fossero una decorazione per poi venire riposti nello sgabuzzino insieme all’eco-abete di poliestere (io conservo ancora un panettone dell’Alemagna impacchettato nel 1982 che ha già attirato le attenzioni di un collezionista di memorabilie dello scorso millennio).

Le ore passate nei negozi alla ricerca dell’abito della festa è un altro supplizio che i gay possono tranquillamente risparmiasi. La caratteristica genetica di molti omosessuali risiede infatti nell’essere refrattari ai cambiamenti climatici, portandoli a poter indossare una canottiera anche in prossimità dei poli e dal momento che non si va di certo a ballare a palazzo reale per la festa delle debuttanti, questo è un outfit più che adatto.

Ma non sarebbe capodanno senza botti e fuochi d’artificio che se in lingua etero si chiamano raudi e bomba di Maradona, passati al traduttore vedono nelle stelle filanti il corrispettivo gay. Solitamente le si brandiscono facendole volteggiare con eleganza e disinvoltura come nastri da ginnastica artistica, ben attenti che le scintille non raggiungano le succitate e succinte canotte stretch che a contatto con il fuoco trasformerebbero i proprietari in un vivente falò delle vanità.

Ma c’è comunque qualcosa in comune con le feste etero: l’assoluta casualità degli ospiti. Quasi mai vengono tutti gli invitati e quasi sempre ne arrivano di inaspettati che solitamente sono degli imbucati dell’ultimo secondo perché “ho un amico che viene da fuori. Ti dispiace se lo porto con me?”. Figurati. Più siamo meglio è. E poi fa sempre piacere conoscere gente nuova a parte l’infiltrato dello scorso anno portato all’ultimo momento da un mio amico: un attore porno inglese in pensione che per tutta la serata non ha fatto altro che far sentire ai presenti quanto fosse grosso il suo talento palpandolo attraverso i pantaloni. Cosa divertente e naive se tra gli invitati non ci fosse stato anche mio fratello e se uscito in balcone, la porno star non avesse richiamato l’attenzione dei ragazzi in strada che si lanciavano petardi in stile intifada tirandoselo fuori e agitandoglielo contro.

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