“Occhi pesti, sgambetti, pallonate in faccia”: il dj Protopapa racconta l’inferno dell’omofobia

di

Il dj milanese (ma pugliese di nascita) ha pubblicato su Facebook un toccante ricordo della sua adolescenza.

26881 2

Un post diretto e commovente quello di Stefano Libertini Protopapa, noto nell’ambiente notturno e musicale milanese semplicemente come Protopapa.

Un post pubblicato su Facebook ieri, il giorno dopo la Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Transfobia e la Bifobia, che ripercorre le tappe più dolorose – ma anche formative – dell’infanzia e dell’adolescenza in Puglia, circondato spesso, come a molti giovani LGBT capita, da incomprensione, ignoranza e purtroppo anche violenza.

Ve lo riproponiamo qui in versione integrale.

Ieri avrei voluto dire la mia contro l’omo/bi/transfobia e ho anche iniziato a scrivere qualcosa, poi mi sono dovuto fermare. Tanti ricordi continuavano a tornare alla mente, e non erano ricordi piacevoli. Oggi, asciugate le lacrime, ho deciso di farlo.

Ricordo gli anni difficili della preadolescenza, quando avevo i capelli lunghi e il nasino alla francese (lo so, incredibile ma vero). I miei modi, a differenza dei miei coetanei, erano diversi, più delicati, gentili, attenti. Dagli adulti venivo scambiato, molto spesso, per una bambina ma non ricordo mi desse così fastidio la cosa. Il fastidio è iniziato a metà delle scuole medie, proprio a scuola. Iniziavo a ricevere i primi insulti, gli spintoni, le minacce, spesso dai ragazzi di 1 o 2 anni più grandi di me. Ricordo la prima cotta per un ragazzo che frequentava la mia stessa scuola, avevo 13 anni scarsi. Diventammo amici, diventai molto amico della sua fidanzatina dell’epoca (presumo la mia prima fag hag). Una sera presi coraggio e ci provai con lui, credo in un modo goffo, impulsivo e imbarazzante. Cercai di accarezzarlo e lui si agitò, mi disse qualcosa tipo “che cazzo fai?!” e mi spinse lontano, se ne andò. Qualche giorno dopo venne a casa mia, mi disse di raggiungerlo sotto al portone. Appena lo vidi pensai che fosse tornato per scusarsi e invece no. Mi spinse contro il muro urlandomi “frocio di merda!” e altro, dicendomi che non dovevo permettermi di provarci con la sua fidanzata (?!?!)… Mi diede un pugno in pancia e se ne andò via.

Ma questo era niente.

Arrivarono gli anni delle scuole superiori e io avevo scelto di frequentare l’istituto alberghiero in un paesino di 1000 abitanti scarsi… Da subito ero stato etichettato come il freak, quello diverso, l’alieno. Ero praticamente un punkabbestia. Pantaloni strappati (e non per moda ma perché logori), canna sempre in mano e capelli colorati. Ero uno dei pochissimi della scuola (professori compresi) a parlare in italiano, senza usare il dialetto. Dopo neanche 1 mese iniziarono i primi insulti, arrivarono i primi spintoni. Mi chiamavano “Gioia”, urlandolo nel cortile, sulle scale, nei corridoi, in classe. Dispetti e violenza erano all’ordine del giorno e, ogni tanto, rispondevo con la stessa moneta, col risultato di finire io in ufficio dal preside. Urlavano “FINOCCHI FRESCHI!” ogni volta che entravo in classe, spesso anche con i professori presenti. Una volta, il più idiota dei miei compagni di classe, mi tirò pugni dietro la schiena durante tutta la lezione, tutta. I banchi erano molto vicini tra loro e a lui costava il minimo sforzo. Il mio corpo ha fatto avanti e indietro per 1 ora di lezione e la prof. non disse nulla… Forse pensava avessi le convulsioni, chissà. Appena la prof uscì dall’aula risposi in modo molto violento. Ci furono altri episodi come questo, non pochi. Occhi pesti, sgambetti, pallonate in faccia; una volta mi hanno persino abbassato i pantaloni davanti a tutta la classe. La violenza, verbale e fisica, dilagava. Io e pochi altri ne eravamo vittime sotto gli occhi di tutti, soprattutto degli adulti. Mi sentivo solo, molto solo, incompreso, sbagliato. In quegli anni ho pensato al suicidio più volte.

Dal 3° anno, avevo 16 anni, decisi che non me ne sarebbe fregato più un cazzo, che avrei vissuto la mia vita a testa alta. Mi ero accettato completamente, avevo un fidanzato e non me ne vergognavo. Credo sia stato proprio grazie a lui se ce l’ho fatta. Gli insulti continuarono sino alla fine, anche se in maniera minore. Tutta la sofferenza di quegli anni l’ho chiusa in un posto remoto fino a 1 anno e mezzo fa, quando ho deciso di andare in terapia… In realtà per altri motivi, apparentemente.

Tutto ‘sto sfogo per dire che l’omofobia, la transfobia, la bifobia, la paura del diverso è il male del nostro tempo e siamo veramente lontani dalla sua sconfitta. Questa paura genera violenza che causa morte, sofferenza. Mi viene da pensare a tutti quei ragazzi gay, ragazze lesbiche, trans e bisex che, con leggerezza, insultano chi è diverso. Ne conosco tanti/e, troppi/e.

L’omo/bi/transfobia interiorizzata è ciò che ci frena ancora così tanto, che non ci permette di raggiungere certi obiettivi, certi diritti e leggi che ci spettanoSiamo governati dal giudizio verso l’altro, dalla critica insensata, da ipocrisia e bigottismo, quando basterebbe semplicemente essere se stessi, guardarsi un po’ più dentro, fare qualcosa per gli altri, anche solo rispettarli e ascoltarli anziché additarli. La giornata di ieri spero sia stata d’aiuto a qualcuno ma non basta di certo un giorno all’anno per uscire da questa dilagante ignoranza.

Protopapa è nato nel Salento, ha vissuto a Bologna e ora a Milano. Si è formato come B2B DJ con gli amici per poi evolvere a apertura per Azari & III, Nicolas Jaar, Tom Trago, Bottin, Planningtorock, Miss Kittin, Siriusmo, Nathan Fake, e molti altri. Ha lavorato per marchi di moda come Dolce & Gabbana, Armani, Frankie Morello, Marco De Vincenzo, YSL, Tommy Hilfiger, e Sergio Rossi progettando il sound design per sfilate e facendo il DJ in occasione di eventi ufficiali della Settimana della Moda di Milano. Protopapa è stato direttore artistico del q | LAB e Club Q21 per tre anni e resident DJ a Le Cannibale, notte underground Milanese di riferimento per la house e techno. Ogni estate torna alle sue radici lanciando una serie di party in Salento con l’acclamato produttore Populous. Il suo ultimo progetto è un network internazionale chiamato “Eurocrash”. È in partenza per New York.
Leggi   Milano, crowdfunding per le luminarie di Natale rainbow in Porta Venezia

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...