Gli usi e soprattutto i costumi delle spiagge gay

di

Che siate a Miami, Mykonos, o il Buco di Osta, saranno sempre distese di slip da bagno ad accogliere il vostro arrivo. Perché? È tutta una questione di...

17231 0

Nel periodo compreso tra gli zero e i 16 anni ho passato tutte le mie vacanze estive a Francavilla al Mare, amena località del litorale abruzzese (ebbene sì, in questa regione non ci sono solo il Gran Sasso e le pecore). Mio padre è originario della zona e il suo motto era: "il massimo al minimo costo", motivo per il quale non ho mai visto altri lidi che quello fino al sopraggiungere della maggior età.

Erano i primi anni settanta, il divorzio, l’aborto e il bikini avevano decretato l’emancipazione dei costumi anche nell’Italia democristiana e baciapile, ma neppure il libertinaggio di quel periodo poteva giustificare il look con il quale mio padre affrontava ogni mattina la riviera. Ora, premettiamo che è sempre stato un bell’uomo, diciamo pure che a 35 anni era l’invidia dei mariti, la brama delle mogli e l’imbarazzo di mia madre che detestando il sole si rifugiava sotto l’ombrellone guardando con disappunto mio padre il quale invece si muoveva tutto oleato lungo la battigia come una modella di Victoria’s Secret.

E, in effetti, il suo costume ricordava molto un due pezzi di Copacabana, ma senza la parte di sopra. Il suo preferito era poco più che una fettuccia idrorepellente a fantasia tigrata, vagamente traslucida e praticamente invisibile sui fianchi la cui essenzialità veniva giustificata da un opinabile "così mi abbronzo meglio" come se tenere un lembo di pelle poco meno che galvanizzato dai raggi del sole fosse un’onta da evitare come l’infamia. È ovvio quindi che quando cresci con dei modelli di riferimento del genere, il concetto di "normale" ti si confonda abbastanza; è un po’ come per la negletta Paris Hilton, se nasci in una famiglia di magnati per te è normale sostituire le otturazioni ai denti con breccole di diamanti invece che con della comune malta. 

Ora, non che voglia gettare ombre sui gusti sessuali di mio padre, non vorrei mai che il fulmine si fosse abbattuto due volte sulla stessa casa, ma quel che ho sempre notato è che i suoi gusti in fatto di costume, ancora oggi, sono sospettosamente identici a quelli dei gay. Del resto, basta aver frequentato anche spiagge non meramente "di genere" per accorgersi delle differenze lampanti tra l’attitudine balneare degli etero rispetto a quella degli omosessuali: dove lì si gioca a pallone qui si fanno tornei di beach volley, lì a ora di pranzo si aprono portapranzo con lasagne e peperoni, qui vaschette di plastica con riso integrale e tonno al naturale e, ovviamente, al posto dei pantaloncini corti, dalle nostre parti, si prediligono gli speedo (e qui vi pregerei di non prendere subito la cosa sul personale correndo a rimarcare che voi invece usate pantaloncini da surfista tenendo a sottolineare la vostra distanza dal rischio dell’omo-mainstream: qui si generalizza). Che siate a Miami, Mykonos, o il Buco di Osta, saranno sempre distese di slip da bagno ad accogliere il vostro arrivo.

Ma perché gli omosessuali preferiscono mutande attillate che ben poco lasciano alla fantasia personale a tutto vantaggio di quella fin troppo esuberante degli stilisti di moda piuttosto che confortevoli boxer?

Togliamo subito le scuse più ridicole come quella che il pantaloncino ti sbassa (è la scusa che dico io, quindi immaginate quanto sia poco attendibile), che con lo slip si nuota meglio (come se fossero tutti olimpionici del dorso) o quella adottata anche da mio padre sul fatto che detestate il segno dell’abbronzatura a metà coscia. La ragione vera è che si indossano gli speedo solo per una questione di marketing, e in una società dove chi ha mostra e chi mostra vende, lo slippino, a patto che non resti teso come un tappeto elastico ma si abbia il minimo rigonfiamento necessario per spostare lo sguardo dei villeggianti dal viso al pacco, resta sempre un richiamo irresistibile, come la coda di un pavone.

Durante la stesura di questo post, per amor di completezza, ho condotto un mini "in-building test" tra le mie amiche per verificare se anche "dalle loro parti" il costume del costumino non avesse nel frattempo preso piede. Affatto. Tutte hanno dichiarato che i rispettivi fidanzati preferiscono i pantaloncini, che i loro amici etero usano i pantaloncini e che quindi, in generale, tutti i maschi eterodiretti usano i pantaloncini. Risultato del resto piuttosto scontato. Fintanto che le femmine continueranno un po’ ipocritamente a sostenere che sono le mani le prime cose che guardano di un uomo, perché i maschi dovrebbero prendersi pena costringendosi in compressioni testicolari per mettere in bella mostra quella parte che, a dire delle loro donne, pare essere la meno considerata del loro corpo?

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...