Surrogata, la lettera di una madre al figlio gay: “Mi sentirei più rispettata se tu adottassi”

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Una futura nonna arcobaleno dice la sua.

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Continua il confronto (e lo scontro) tra le diverse posizioni nei confronti della GPA (gestazione per altri) o maternità surrogata. Il Corriere – nella sezione La 27esima Ora – sta pubblicando da giorni una serie di contributi sul tema. Tra questi, ad esempio una lettera scritta da una madre (firmata solo con le iniziali, E. C.) al figlio omosessuale, riguardo al desiderio del giovane di essere padre e metter su famiglia.

Sono la madre di un ragazzo gay. L’ho capito presto. Prima di lui. Ha 28  anni, lavora e vive da solo. Fra i suoi obiettivi, fra qualche anno c’è quello di fare una famiglia, avere dei figli. Li vuole proprio e scarta a priori possibili fidanzati che non contemplino questa opportunità. Come, chiedo io. Ovvio, con l’utero in affitto. Ed io che l’utero ce l’ho e so cosa significhi diventare grembo e nido, rimango in perplesso silenzio. Non discuto ma è ovvio che neanche si pone il problema. È un contratto, la madre scelta per le caratteristiche genetiche. Non penso al futuro del mio ipotetico nipote, starà bene e sarà amato, non ho dubbi. Penso a noi donne, quando è successo che abbiamo scollegato l’utero dal cuore? È sufficiente che la scienza renda possibile l’inimmaginabile per trasformarci in asettiche incubatrici? Sto zitta, ascolto e rispetto e comprendo il suo desiderio. Ma sentirei immensamente più naturale e rispettosa l’adozione per le coppie omosessuali.

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