Non solo Pride: Queer Pride e la nuova onda queer

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In Italia sta nascendo e crescendo un nuovo movimento queer, che arricchisce i Pride canonici di contenuti politici e culturali: scopriamolo insieme.

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In questo periodo di Pride e arcobaleni, dove i/le più fedeli partono ogni settimana con uno zainetto alla volta del Pride del momento, sembra che stia nascendo e crescendo una “nuova onda” made in Italy di Queer Pride, ovvero di manifestazioni di stampo queer all’interno dei Pride canonici.

Da Bologna al Roma Pride di sabato 9 giugno, dal Toscana Pride del 18 al Milano Pride di domani, piccole associazioni, collettivi, centri sociali e case occupate, singol*, varie ed eventuali stanno organizzando, agli occhi invisibili dei media nazionali, degli “spezzoni” interni o limitrofi alle parate ufficiali con l’intenzione di portarvi contenuti e stili di vita, che il movimento LGBTQI mainstream non è solito affrontare.

Quali sono questi contenuti queer? A partire dal trans-femminismo-queer, considerato come l’idea che reclama un’impostazione orizzontale, inclusiva e basata sul consenso nella vita politica, nell’attivismo e nella vita privata, per giungere all’idea di libertà di transito illimitato tra i generi, che non sono solo due, e legittimità di esistere a una molteplicità di generi e, di conseguenza, orientamenti sessuali non etero-normati, ma neanche omo-normati; a ciò si collega la libertà di transito tra i territori e le culture, per includere le politiche sui migranti e sulle migranti.

E ancora: il diritto a non vedere nel matrimonio l’unico riconoscimento dell’amore tra due persone; la libertà di vivere l’amore e la coppia in modo eterogeneo, non escludendo la monogamia ma includendo piuttosto il riconoscimento di altre variegate forme d’amore, non per forza “ordinate” secondo una scala di valori con ambizioni universali. Ma parliamo dei Queer Pride più nello specifico:

Il 21 maggio scorso a Bologna, la città più queer d’Italia, si era tenuta Veniamo Ovunque, una manifestazione trans femminista queer del nascente SomMovimento NazioAnale, che intendeva parlare di sessismo e etero-patriarcato nella società, dove i corpi delle donne sono strumentalizzati per creare allarmismo sociale contro stranier* e militarizzare ulteriormente le città, oppure del diritto delle persone LGBTQI a non vendere la propria creatività a “due lire” a un sistema che, ancora, le sfrutta senza rispettarle. Chi ha organizzato Veniamo Ovunque ha adottato la scelta dell’uso del femminile nei plurali.

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Foto di Vale Svalilla Altavilla

Al Roma Pride di poche settimane dopo, lo spezzone Nostri Corpi Nostre le Città al Roma Pride organizzato da La Roboterie e varie altre identità, ha aderito con un carro che ospitava i Kernel Panik, crew di Dj internazionali fondatori di SoundReef, e molto altro. Nostri i Corpi Nostre le Città è un progetto nato a Roma quest’anno che combina musica, immagini, spazi, corpi e politica in un divenire di multiple interazioni. La Roboterie è un progetto techno queer, più datato, nato nel 2007. In 10 anni ha organizzato in giro per l’Italia e non solo centinaia di eventi, con ospiti provenienti da tutto il mondo: musica elettronica, video, arte, spettacoli e un atteggiamento innato per rompere i confini tra i generi.

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Foto di Janai Photography

Al Toscana Pride hanno sfilato ben due “spezzoni” di corteo: uno interno al Pride sin dall’inizio, la Queer Vag()na, mentre l’altro, la sQUEERtparade, che è partito come corteo autonomo per poi confluire nell’official pride, andando ad arricchire il seguito della Queer Vag( )na, raggiungendo un totale di circa 1.000 partecipanti e sostenitori/trici. Le parole chiave? Desiderio, libertà, spontaneità, autoironia, azione, il tutto colorato da un fenicottero rosa in carta pesta e dal grande tarocco del “Carro” rielaborato graficamente, nel suo significato di cambiamento ed evoluzione.

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Foto di Sara Fasullo
Foto di Sara Fasullo

Domani, sabato 25 a Milano, le Collettive Femministe Queer sfileranno al Milano Pride con uno spezzone la cui visione politica va al di là della rivendicazione di singoli diritti civili. Il loro progetto è, infatti, proporre il superamento del capitalismo nella sua forma basata sullo sfruttamento dell’essere umano su altri esseri umani, dell’essere umano sugli esseri animali, e contro la cattiva distribuzione delle risorse che ne deriva.

Già lo scorso anno, in periodo di Expo2015, le Collettive avevano organizzato per il 20 di giugno il NoExpo Pride, un corteo alternativo che non aderiva al pride ufficiale, totalmente connesso all’Expo2015, portando avanti una critica lesbica, femminista e frocia alla stessa Expo. Le Femministe milanesi facevano luce sul fatto che Expo2015 fondava la sua esistenza sullo sfruttamento del lavoro, sottopagato, precario e volontario, dando vita a un nuovo modello di sfruttamento consolidato per renderlo “norma”. Secondo loro Expo è stato un “gigante di cemento” che ha devastato intere aree extraurbane per “garantire la passerella a multinazionali, aziende e stati imperialisti e neo-colonialisti, con la sola proposta di un modello di sfruttamento, devastazione e ricatto dei territori e delle esistenze”.

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Foto di Stefano Santangelo

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