Intervista esclusiva all’organizzatrice del festival LGBT più grande della Russia: “Ecco come lottiamo contro il governo omofobo”

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Polina ci racconta gli attacchi che la manifestazione ha subito negli scorsi anni, il problema dell'omosessualità in politica e la fortissima censura degli organi del governo.

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In questi giorni a San Pietroburgo, Russia, è in corso una delle manifestazioni più importanti per la comunità LGBT nazionale: il QueerFest. È uno dei pochi eventi pubblici (se non l’unico) dove la nostra comunità trova uno spazio sicuro per incontrarsi, discutere, fare in modo che lentamente cambi qualcosa, in uno dei paesi che più viola le libertà individuali. Il festival, che è partito il 15 settembre e si concluderà il 25, presenta decine di workshop, lectures, meeting e mostre, e coinvolge anche le arti visive: tante infatti le mostre, più o meno dedicate al tema LGBT.

È la prima volta in otto anni che non riceviamo attacchi o assalti alla manifestazione“, riferisce Ana Anisimova, uno dei coordinatori del festival. “È un gran sollievo, ma dobbiamo aspettare la fine della manifestazione. Non importa cosa succeda, il programma verrà realizzato in toto, come tutti gli anni“.

Grazie al contributo di Yuri Guaiana, campaigns manager di All Out, siamo riusciti ad entrare in contatto con Polina Andrianova, l’organizzatrice dell’evento. Che ci racconta con quanto coraggio e con quanta difficoltà lei e il suo team riescano ad organizzare un festival del genere con governo e gran parte della società civile contro.

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Come siete riusciti ad organizzare un evento come questo Queerfest in un paese omofobo come la Russia? Avete avuto aiuti economici e supporto da organizzazioni umanitarie occidentali o internazionali?

Organizziamo il QueerFest dal 2009. In questi 8 anni la situazione è cambiata e sono state adottate nuove leggi, come la ormai famosa “legge anti propaganda omosessuale” o la legge “agenti stranieri” (che prevede che le ONG che ricevono donazioni da enti esteri e sono coinvolte in “attività politiche” si registrino e dichiarino come “agenti stranieri”, ndr)  e altre leggi fortemente coercitive, che limitano la libertà della società civile in Russia e fanno delle associazioni LGBT un facile bersaglio di aggressioni e minacce. Il contesto organizzativo è piuttosto difficile: organizzare eventi LGBT pubblici è difficoltoso. Ma proprio per questo è ancora più importante continuare a farlo! Negli ultimi 8 anni ci siamo mossi nonostante pressioni della polizia, chiusure improvvise delle location, finti allarmi bomba, assalti e altre minacce. Riusciamo a farlo perché abbiamo un team resiliente e pronto ad affrontare ogni tipo di sfida, e perché ogni anno guadagniamo alleati e supporters, oltre a partnership con aziende, attivisti per i diritti umani e giornalisti. Ritornando anno dopo anno ad organizzare questa manifestazione, il QueerFest diventa una sorta di “colonna vertebrale” che fornisce stabilità in un contesto politico deteriorato, di cui la comunità LGBT non ha assolutamente bisogno.

Abbiamo parlato recentemente di Bulat Barantayev e Aleksey Korolyov, apertamente omosessuali, che si erano candidati per la Duma (il parlamento russo, LEGGI >). Sono gli unici a rappresentare politicamente la comunità LGBT in Russia? Ci sono altri politici gay nell’opposizione o addirittura nel partito al potere, United Russia?

I movimenti LGBT con visibilità e una reale organizzazione interna si sono formati tra il 2006 e il 2008, e fin dall’inizio si sono posizionati prima di tutto come movimenti per i diritti umani, non politici. Non c’era praticamente nessuna possibilità di essere apertamente gay ed entrare in politica. Oggi la situazione è differente: magari non è pressoché impossibile essere eletti, ma quantomeno la comunità LGBT, la società civile e alcuni media (o personaggi pubblici) sono pronti a supportare candidati che abbiano nella loro agenda i diritti LGBT. Questo è il risultato di un lavoro continuo, che è stato portato avanti negli ultimi 8 anni. È magnifico che questo processo sia iniziato: tuttavia, abbiamo ancora molta strada da fare. Al momento, nessun membro del partito al potere, lo United Russia, è apertamente omosessuale ed è molto difficile persino immaginare che accada in un futuro prossimo.

Nei giorni scorsi uno dei maggiori siti LGBT del tuo Paese, BlueSystem.ru, è stato chiuso (LEGGI >). Come funziona la “censura”? Gli amministratori del media incriminato vengono informati o ricevono un ammonimento riguardo alle decisioni della Corte?

Leggi   Beijing Film Festival 2018, Chiamami col tuo Nome censurato in Cina

Sì, BlueSystem è stato chiuso, ma gli amministratori si sono già spostati su un altro dominio, BlueSystem.org – buon per loro! Il Roskomnadzor (Servizio Federale per la Supervisione delle Telecomunicazioni, della Tecnologia dell’Informazione e dei Mass Media) si occupa di “controllare”. Può presentare un esposto alla Corte, che a sua volta può decidere che un certo dominio venga bloccato (nel caso di BlueSystem la motivazione più plausibile è quella della legge anti propaganda). Gli amministratori dovrebbero essere notificati della decisione, ma questa è la Russia e ciò che dovrebbe e ciò che poi effettivamente accade sono due cose ben diverse. Il provider internet viene quindi informato della decisione del Roskomnadzor e blocca il sito. Può occorrere anche molto tempo prima che questo avvenga.

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