San Giovanni in Persiceto contro le unioni civili: “Nessun membro della giunta le officerà”

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Monica Cirinnà e Sergio Lo Giudice denunciano il fatto: "Ogni dilazione significherebbe una violazione dei doveri d'ufficio".

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La giunta comunale di San Giovanni in Persiceto ha preso la decisione di non officiare le unioni civili di coppie dello stesso sesso“. Queste le dichiarazioni di Lorenzo Pellegatti, sindaco del comune nella provincia bolognese, che non solo si rifiuta di officiare le unioni civili, ma estende la chiusura a tutta la giunta.

La denuncia arriva dal consigliere in minoranza PD, Francesco Furlani: “Nel luglio scorso il sindaco aveva dichiarato alla stampa che nel giro di qualche settimana, sentita la giunta, avrebbe preso una decisione su come muoversi su questo tema quanto mai attuale, considerato che sono già pervenute un paio di richieste nel nostro Comune di cui una addirittura a metà settembre e alla quale non è mai stata data risposta. Pellegatti ha tirato in ballo la mancanza dei decreti attuativi e il fatto che essendoci solamente un paio di richieste non vede urgenze“.

Le azioni di Pellegatti si configurano a tutti gli effetti come un reato. “Impedendo le unioni civili, il sindaco sta violando le norme e sequestrando un diritto garantito dalla legge”, replicano Monica Cirinnà e Sergio Lo Giudice. “Permettere a una coppia dello stesso sesso di avere accesso a quanto previsto dalla legge 76 del 2016 non è un optional, ma un preciso dovere a cui il primo cittadino non può sottrarsi. Ogni ulteriore dilazione significherebbe una violazione dei suoi doveri d’ufficio. Ci sono coppie in attesa da molte settimane di una risposta che non arriva. Che non siano in vigore i decreti attuativi è una motivazione risibile, dato che le disposizioni transitorie che consentono la costituzione delle unioni sono state già varate in luglio. Se Pellegatti vuole dismettere la maschera ‘civica’ con cui si è fatto eleggere e seguire l’esempio di quei sindaci leghisti che pretendono di disapplicare una legge dello Stato ne risponderà nelle sedi deputate“.

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