Vedersi e poi sparire. Quando la seconda volta non arriva…

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Quante volte abbiamo detto "alla prossima", oppure "ci sentiamo presto" senza esserci fatti più vivi? Eppure c'è ancora chi ci crede e rimane nell'illusione che ciò possa davvero...

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La settimana scorsa un amico di Londra mi ha scritto su WhatsApp. Non lo fa spesso salvo quando c’è qualcosa che non va (del resto, come dice mia madre, quando qualcuno non si fa vivo per tanto tempo significa o che è morto o che è molto felice). Il dramma del momento è un ragazzo, l’ennesimo. Usciti due sere prima ne è già irrimediabilmente innamorato ma da allora non si è più fatto vivo e lui è disperato convinto com’è (vai a capire in base a cosa) che sia "davvero" quello giusto. L’indomani mi arriva un nuovo messaggio di John, il mio amico, e leggo: ":(((", che al di la del fatto che detesti gli emoticon lascia presagire funesti sviluppi nella conversazione. A quanto pare, il tipo continua a latitare.

Sebbene John sia un uomo adulto, un professionista stimato dal carattere responsabile e maturo, tira fuori una fragilità adolescenziale che intenerisce e chiede a me (è questo il segno del suo stato di debolezza) cosa possa essere successo, come mai non si sia fatto vivo nonostante quella sera fossero stati benissimo insieme e a letto gli avesse detto più e più volte quanto gli piacesse.

A questo punto penso a che approccio avere con lui. Posso tirare fuori la solita panzana pietosa che si trova a pagina 2 del manuale "Piangi pure sulla mia spalla", confortandolo (illudendolo) che in realtà se non l’ha fatto è solo perché ha lavorato tutto il giorno (sebbene dubiti sia un medico di Emergency partito di corsa per l’Iraq), o forse il cellulare è rotto (quando mai succede che un gay resta per più di 12 minuti senza un altro telefonino?) o che forse ha avuto un incidente e ha perso la memoria (al mio ex ad esempio è successo davvero e non si è ricordato per un bel pezzo chi fossi e che stessimo insieme, quindi ho la prova provata che è possibile).

L’alternativa invece è dire quello che penso davvero: se ci sei uscito a cena e poi siete finiti a letto e il giorno dopo non trova 3 secondi per mandarti anche solo un messaggio (vada pure per un emoticon in mancanza di uno spiccato talento per la scrittura creativa) vuol dire che non è andata poi così bene, che non è colpa di nessuno, sono cose che capitano ma è del tutto inutile perdere tempo pensandoci ancora. Certo, puoi concedere il beneficio delle 48 ore, come quelle che si aspettano prima di sporgere denuncia alla polizia per la scomparsa di una persona ma il più delle volte resterà un caso irrisolto.

Opto per la linea franca e gli dico proprio questo. Quando è così mi pongo sempre lo scrupolo di ferire gli amici in un momento di fragilità ma illuderli non serve a niente. Ad ogni modo non si rassegna, anzi, inizia a spedirgli raffiche di sms sottoponendosi così all’umiliazione di sentirsi rispondere che il suo gatto ieri, saltando per caso sulla tastiera del pc, ha scritto casualmente la parola "ciao", nonostante il mio amico gli abbia chiesto se ha voglia di rivederlo. Nei giorni seguenti il mio amico continua ad avere un umore che oscilla tra il depresso e il funereo e le parentesi chiuse che disegnano la bocca dei suoi emoticon sono piegate sempre più all’ingiù. A questo punto del racconto, però, è necessario fare un innesto narrativo.

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Pochi giorni prima conosco a Roma un ragazzo americano. Passiamo insieme un paio di giorni insieme dopodiché parte alla volta di Londra per proseguire il grand tour che gli americani e i giapponesi amano tanto fare con la sola differenza che i secondi vedono lo stesso numero di paesi con la metà del tempo. Ci aggiungiamo sui rispettivi Facebook e, ovviamente, inizio a farmi gli affari suoi frugando tra foto e status come un agente di sorveglianza nello zaino di un musulmano agli imbarchi in aeroporto e noto che ha appena aggiunto un amico londinese. Sarò malizioso io ma immagino che lo abbia "conosciuto" esattamente come ha "conosciuto" me qualche notte prima e dopo avergli fatto qualche domanda informale in chat, ne ho la conferma.

Ritorniamo ora al mio amico inglese. Passano ancora dei giorni e lui non fa che languire nel ricordo di qualcosa che semplicemente non c’è. Mi racconta 10 volte ancora quanto sia stato tenero a letto e davvero non capisce cosa sia potuto andare storto. In aggiunta a tutto questo pensa anche di inviarmi una foto del disperso. Ora, se ho un talento è quello di memorizzare le facce dei bei ragazzi e riconoscerle anche dopo 10 anni, anche se nel frattempo hanno subito un intervento di ricostruzione maxillo facciale dovuto a un incidente mortale in auto, ed è chiarissimo che John e il mio "amico" americano hanno in comune ben più che solo la lingua.

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