Claudia Ferri: “A quarant’anni sono rinata donna”

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La Tatangelo gli dedicò una canzone a Sanremo e, a distanza di nove anni, Claudio ha deciso di diventare una donna e questa è la sua meravigliosa storia.

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Chi si ricorda della canzone che cantò Anna Tatangelo qualche anno fa, a Sanremo, dedicata all’amico gay? Quella scritta da Gigi d’Alessio e che diceva: “dimmi che male c’è – se ami un uomo come te” e che poi finiva con la perla “l’amore non ha sesso – il brivido è lo stesso – o forse un po’ di più“?

Ecco, oggi, a distanza di nove anni dall’esibizione sanremese, l’amico di Anna ha compiuto quarant’anni, ha cambiato vita e, soprattutto, identità. Oggi Claudia Ferri è una make up artist di successo e questa è la sua fantastica storia all’insegna del coraggio, della semplicità e dell’amore verso se stessi.

Hai piacevolmente sconvolto tutti per aver parlato, sui social, del tuo cambiamento: da Claudio a Claudia. Come ti senti oggi?

Oggi mi sento realizzata. Sono finalmente felice. Sono quella che avrei sempre voluto essere. Ho passato un periodo che definirlo difficile, è poco. Non riuscivo più a vedermi con i pantaloni e mi sentivo a disagio ogni volta che dovevo presenziare agli eventi che frequentavo per lavoro e non. Non riuscivo a mettere la giacca, non mi sentivo bene ogni qual volta che guardavo l’armadio e, a vedermi per quella che non ero, morivo dentro. Camuffavo il tutto con scarpe da ginnastica e jeans perché erano indumenti, se vogliamo, semplici, ma soprattutto unisex. 

Un cambiamento che arriva alla soglia dei 40 anni. Non sarà un po’ tardi?

E chi può dire che è più giusto farlo a venti, e non a quaranta? È ovvio che a vent’anni, per certi versi, è tutto più semplice, ma io ho preferito aspettare il momento giusto. A quarant’anni si è più maturi e, soprattutto, più consapevoli. Poi, in passato, c’era un’insicurezza da non sottovalutare che mi ha accompagnata per un bel po’ di tempo facendomi rimandare, di volta in volta, il grande passo. Ho una storia alle spalle, particolare, delicata, anche difficile se vogliamo e, per ogni cosa, ho sempre avuto i miei tempi.

Che storia hai avuto?

Beh, riassumerla in una telefonata sarebbe riduttivo. Le varie fasi della mia età, dall’infanzia, all’adolescenza, non sono mai state così serene. Vengo da Sora, un piccolo paese in provincia di Frosinone e, vent’anni fa, per le persone come me non era facile inserirsi. La mentalità era molto più dura di come lo è in realtà oggi. Ricordo ancora la suora quando all’asilo chiese a mia madre se mi aveva spiegato che ero un maschietto e non una femminuccia. La mia vita è iniziata a cambiare con l’arrivo della maggiore età, quando sono scappata da Sora e mi sono trasferita a Roma, da mia nonna. 

Quei momenti bui della tua vita ti hanno segnata?

Altroché, ma grazie all’aiuto di una professionista come la mia psicoterapeuta, sono riuscita a “ricostruire” tutto. Il cammino fatto assieme non è stato semplice, perché è durato dieci anni. Ho imparato, con il passare del tempo e con il suo aiuto, che anche dalle cose più brutte, possiamo farne tesoro. Sembra un discorso strano, lo so, ma è realmente così. 

Ad esempio, quelle persone che ti hanno reso la vita più difficile le hai più incontrate?

No, perché tutte le persone che mi hanno ferito non ci sono più. Qualcuno è venuto a mancare, mentre qualcun altro sta passando un brutto periodo. 

Quando si dice il karma…

Non augurerei il male a nessuno, ma quanto pare il tempo è galantuomo. 

Quando ti guardi allo specchio, oggi, chi vedi?

(ride, ndr) Una bellissima ragazza. Oggi più che mai ho un rapporto meraviglioso con il mio corpo. In verità, anche prima, quando ero Claudio, ce l’avevo, perché sapevo perfettamente, dentro di me, di essere Claudia

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È stato difficile far accettare agli altri un cambiamento così importante?

In verità, i miei amici, mi han sempre considerata come una ragazza e mai il contrario. Son sempre stata molto femminile nella mia vita e, per amor di battuta, le uniche cose che mi mancavano erano le gonne e i tacchi. I cambiamenti sono più duri per chi decide di cambiare e non per chi si deve limitare ad accettarli. Con la terapia ormonale che sto affrontando è un po’ come vivere una seconda adolescenza. 

Chi sono le persone che ti sono state più vicine?

La verità? Sono state poche e non per colpa loro, poverine, ma perché in questo periodo, durato quasi due anni, mi sono chiusa a riccio.

E perché mai?

Per non avere influenze: sia positive, che negative! Volevo concentrarmi su quella che sarei voluta essere e, soprattutto, su quello che volevo. Ad ogni modo, ho sempre sentito i miei punti di riferimento che, oltre alla mia famiglia, sono Anna e Antonio.

Tu sei una make up artist di successo. Hai mai ricevuto discriminazioni per il tuo orientamento sessuale sul posto di lavoro?

In sedici anni di lavoro, mi è successo una volta sola. Non posso dire con chi, purtroppo, ma è stato davvero spiacevole. Ricordo di aver pianto tantissimo. Solo questo.

Cosa accadde di preciso?

La persona che era la responsabile di una campagna pubblicitaria, mi allontanò perché potevo dar fastidio, visivamente, alla persona che avrei dovuto truccare. Che poi, per ironia della sorte, truccai quella persona, in un’altra occasione, assieme a sua moglie e ai suoi figli, per un posato di famiglia.

E gliene hai parlato?

No, perché non mi piace parlar male e fomentare situazioni negativamente. So solo che rimase molto contento del mio lavoro e che sua moglie pretese il mio contatto per essere truccata in altre circostanze. Come dicevo anche prima: il tempo è galantuomo.

Ti sei mai chiesta perché molte trans sono ancora relegate al mondo della prostituzione?

Sì, me lo sono chiesta più volte e mi son data più risposte. La prima è che è difficilissimo trovar lavoro per le persone etero, figuriamoci per chi ha la sfortuna di nascere nel corpo sbagliato. La seconda, invece, riguarda il percorso lungo e costosissimo. Senza una buona base economica, è difficile riuscire a raggiungere certi risultati e solo lavori redditizi possono permettere certe cure. Anche se va detto che oggi, grazie a Dio, le cose stanno cambiando e che il mondo trans sta finalmente abbandonando l’immagine legata, da sempre, al sesso. Posso dirti un’altra cosa?

Devi…

Vedi: se non avessi cominciato il mio percorso ad un età più adulta, probabilmente avrei avuto anche io delle difficoltà economiche per raggiungere certi risultati che vanno dalla chirurgia, ai trattamenti. Senza considerare le spese per la sopravvivenza: il cibo, l’affitto e le bollette. Adesso anche i fondi stanziati per le persone trans stanno finendo o, quantomeno, stanno avendo una forte restrizione. Oggi, negli ospedali, prima di farti il seno ti costringono a fare la vaginoplastica perché, probabilmente, si sono accorti che in molte si facevano il seno e poi non proseguivano il percorso. Io, visti i tempi lunghi che arrivano anche a tre anni, sono costretta a far tutto privatamente.

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