Intercettazioni: Silvio come Clinton? Carfagna: “no comment”

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Nel GF mediatico tornano alla ribalta alcune intercettazioni telefoniche che hanno come protagonista Silvio Berlusconi. I particolari che emergono, però, di politico non hanno nulla. O quasi.

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Il settimanale L’Espresso, e a ruota i quotidiani e i siti internet, ha pubblicato alcuni stralci delle telefonate trascritte dalla Procura della Repubblica di Napoli che sta indagando su presunti episodi di corruzione ad opera del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nei confronti del direttore Rai Agostino Saccà scatenando un dibattito sull’opportunità o meno di diffonderle. Tra le altre ci sono alcune conversazioni di carattere strettamente privato e per questo declassate dai giudici come "non penalmente rilevanti". Ma è proprio fra queste che si mormora ci sia del materiale interessante, che coinvolgerebbe anche il Governo.

Sì, perché oltre alle disfunzioni del premier risolte con un farmaco sperimentale, alle soubrette posizionate in Rai e a tante altre belle cosucce, un altro quotidiano, il Riformista, riferisce di una telefonata, la più piccante fra tutte, che riguarderebbe un’ex soubrette poi diventata ministro.

Ed è qua che le intercettazioni si farebbero a luci rosse. Tanto da far dichiarare ad un uomo di solito pacato come il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori Massimo Donadi, «E se Bill Clinton avesse fatto Monica Lewinsky ministro del suo governo?»

"No comment" da parte del ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna: «Non mi occupo di intercettazioni, di gossip, di stupidaggini. Non fanno parte della delega del mio ministero, e quindi non me ne occupo». Un po’ poco. Tanto che Filippo Facci, giornalista del Riformista rincara la dose: «Mara Carfagna ha cominciato a fare politica nel 2006 e a metà del 2008 è diventata ministro: è troppo, punto. Mi si trovi un italiano che non pensi che sia diventata ministro per ragioni extrapolitiche. Diventare ministri perchè si piace a Berlusconi dev’essere possibile a condizione che non lo si sappia, o a condizione che, anche senza saperlo, non venga da pensarlo».

E Myriam Bartolini, in arte Veronica Lario che ne pensa di tutto questo? Le sue opinioni sull’esuberanza del marito ce le fece sapere lo scorso anno direttamente dalla prima pagina de La Repubblica, alla quale inviò una lettera di lagnanza. Oggi, per puro gioco, quello sfogo può essere reinterpretato alla luce delle informazioni che arrivano da quelle telefonate "non penalmente rilevanti". «Ho ritenuto che il mio ruolo dovesse essere circoscritto prevalentemente alla dimensione privata – scriveva Veronica -, con lo scopo di portare serenità ed equilibrio nella mia famiglia. Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con rispetto e discrezione. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili.»

E sempre a proposito di signore o signorine, lo scorso aprile in un’intervista rilasciata a La Stampa, la Lario auspicava che al Governo venissero chiamate donne di un certo peso: «Donne con una storia politica e un peso specifico importanti. Recentemente, con questo clima da Bagaglino, con le battute e le barzellette si è un po’ imbastardito il discorso sulla presenza femminile in politica.»

Le cose, poi, andarono come sappiamo.

di Daniele Nardini

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