ACCOGLIAMO IL 2002!

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Dopo un anno difficile, speranze per il futuro

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L’anno finanziario 2001 sta per emettere l’ultimo vagito ed a noi non resta che archiviarlo come uno dei peggiori degli ultimi decenni. Le borse sofferenti, i tassi a livelli terra terra, la recessione in atto, i disgraziati eventi dell’11 settembre; un mix decisamente negativo per i nostri risparmi tartassati come mai in precedenza.

E la confusione aumenta: Bot o fondi comuni; immobili o azioni, liquidità o scadenze medio-lunghe…Mah!

Gli italiani sprofondano nell’angoscia di dover trovare la sistemazione migliore per i loro soldi che non hanno più forti appigli come in passato quando avevano rendimenti a due cifre. Ed il malcontento aumenta.

Ma alla vigilia di una svolta epocale per i paesi europei, riusciamo ad intravedere un futuro pieno di speranze che se ben gestito non potrà far altro che riservarci rosee sorprese.

E allora si ai tassi minimi se con essi viene trascinata giù l’inflazione; si ai mercati azionari se l’espansione economica riprenderà a correre; si alla diversificazione per avere investimenti maggiormente specializzati e vicini alle nostre esigenze; e si alla moneta unica se porterà coesione tra popoli ed aiuterà a superare le barriere che fino ad ora hanno impedito di costruire una nuova realtà mondiale forte finanziariamente, dalla brillante economia ed esempio di umana convivenza e tolleranza.

Accogliamo il 2002 sentendoci europei e sforzandoci di contribuire alla scrittura di una fondamentale pagina di storia.

Buon Anno!

LA LENTE DI INGRANDIMENTO
^SIL BENCHMARK^s

In questa fine anno finanziario chi di noi si è affidato al risparmio gestito comincia a tirare le somme dei propri investimenti.

Si fanno paragoni, valutazioni del rischio, della diversificazione, dei possibili cambiamenti; e si guarda tra le altre cose anche alla bravura del gestore confrontandone i risultati con quelli del benchmark di riferimento.

Ma cosa vuol dire questa parola che quasi come un’ossessione ci tormenta da quando abbiamo scelto la via dei fondi comuni?

In inglese significa letteralmente parametro di riferimento e nel linguaggio tecnico in effetti esprime quello relativo ad un mercato azionario od obbligazionario, ed è importante per capire lo stile di gestione e conseguentemente fornire indicazioni sulle performances realizzate dal gestore.

In altri termini svela l’identità del prodotto valutandone il rischio.

Fondi comuni, Sicav e gestioni patrimoniali scelgono il proprio parametro di riferimento attingendo a quelli che sono gli indici rappresentativi delle loro possibilità di investimento e che dipendono dal mandato di gestione oppure a benchmark che siano un mix di indici che riflettono il raggio d’azione del gestore.

Per esempio un fondo bilanciato avrà come misura un indice obbligazionario ed uno azionario.

Il requisito per cui un indice possa essere scelto come benchmark di un fondo è la capacità di sintetizzare l’andamento complessivo del mercato e di rappresentarne le possibilità di investimento, indicando quella che sarebbe stata la performance ottenuta investendo in un paniere di titoli caratteristici dello stesso.

E’ ovvio che lo scopo principe dei gestori è quello di replicare l’indice con una gestione passiva che ne rifletta pari pari i contenuti, e magari batterlo regalando ai propri clienti risultati migliori dell’intero sistema.

Ciò può avvenire con una gestione attiva che al momento giusto sappia anche modificare la composizione del portafoglio non imbrigliandolo fedelmente al proprio parametro.

Purtroppo l’esperienza recente ci insegna che spesso e volentieri è in realtà il benchmark a battere le performances delle SGR, anche se occorre evidenziare come sui risultati dei gestori pesino anche costi e prelievi fiscali che non permettono una perfetta clonazione dell’indice stesso.

Figura comunque come un importante metro di giudizio che al pari di altri ci permette di valutare il nostro investimento indirizzandolo sulla via da noi ritenuta più soddisfacente.

di Sirio Belli

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