ATTENTI AI DIVERSI

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L'imprenditoria si concentra sulla comunicazione con le diversità nel Festival dei PR in programma a Trieste. Che finalmente dedica ampio spazio all'orientamento sessuale. L'intervista.

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TRIESTE – Il mondo dell’imprenditoria mette la diversità al centro dell’attenzione. Ed era ora. Lo fa al Festival Mondiale delle Relazioni Pubbliche, o “World Public Relation Festival” che si svolge a Trieste dal 28 al 30 giugno prossimi, in cui imprenditori, agenti, operatori delle organizzazioni internazionali e attivisti si confrontano sul tema delle diversità. Anche quelle legate all’orientamento sessuale, che entrano così da protagoniste nelle tematiche relative alla gestione d’impresa del 21esimo secolo.
Il manifesto dell’evento parla di un ‘nuovo inizio’ denso di prospettive: «Il concetto di diversità possiede il potenziale di uno straordinario acceleratore per verificare la disponibilità culturale, la capacità tecnica e l´abilità professionale dei relatori pubblici di intraprendere un molto atteso ‘nuovo inizio’ fondato sul dialogo». Tra gli interlocutori previsti, anche i gay e le lesbiche, protagonisti di un panel programmato per la mattinata del 30 giugno, presieduto da Ivan Scalfarotto, capo delle risorse umane di Capital Markets EMEA e co-presidente di Citigroup Pride GLBT. Al panel partecipa anche Eva Kreienkamp, presidente di EGMA, il coordinamento delle associazioni di professionisti e manager omosessuali di cui fa parte anche l’italiana PrIMO Network. La Kreienkamp porterà la testimonianza «di chi ha affrontato la sfida di trovare coerenza fra successo professionale e rispetto per la propria diversa identità». Perché «riconoscere di dialogare con un interlocutore ‘differente per orientamento sessuale’ è un passo importante di cui i relatori pubblici possono e devono farsi garanti».

Tra gli organizzatori dell’evento, Toni Muzi Falconi, professore al corso di Pubbliche Relazioni dell’Università di Udine a Gorizia, a cui abbiamo chiesto di approfondire alcuni aspetti legati al Festival.
Per la seconda volta consecutiva si svolge in Italia il Festival Mondiale delle relazioni pubbliche. Che importanza ha tale festival, e qual è il ruolo della FERPI?
E’ straordinario che il più importante avvenimento annuale di una comunità professionale che conta 3 milioni di persone nel mondo si svolga per la seconda volta consecutiva in Italia! L’anno prossimo si va a Brasilia, poi a Città del Capo e nel 2008 nel Regno Unito.
La ragione è presto detta: la Global Alliance (organizzazione ombrello di oltre 60 associazioni nazionali che rappresentano più di 150 mila professionisti) è nata nel 2002, io ne sono stato il primo Presidente, il primo Festival di Roma ha avuto un grande successo e il tema che abbiamo proposto per il secondo, quello della diversità, ha stravinto su quelli proposti da altri Paesi, per la sua strettissima interrelazione con il nostro lavoro…
Qual è secondo Lei il ruolo delle Relazioni Pubbliche in un’azienda?
Quello di assistere il management nello sviluppo di sistemi di relazione a due vie e tendenzialmente simmetrici con tutti i pubblici – interni, di confine ed esterni – che influiscono sugli obiettivi che l’azienda persegue, assicurando che le aspettative degli stakeholder siano ascoltate, interpretate e, ove possibile, integrate negli obiettivi, prima della loro definizione.
E per quanto riguarda le Amministrazioni Pubbliche?
La funzione non cambia. Anche le organizzazioni private, per non parlare di quelle sociali, influiscono, come quelle pubbliche, sull’interesse e sulla sfera pubblica. Ovviamente le norme sono diverse… ma questo avviene anche da settore a settore privato e da settore a settore pubblico.
Esiste una responsabilità sociale delle Pubbliche Relazioni?
E’ assolutamente fondamentale! Nella misura in cui con il nostro lavoro influenziamo le opinioni, le decisioni, i consumi e gli atteggiamenti di altri impattiamo sulla sfera pubblica. Abbiamo il dovere di essere pienamente accountable verso i nostri datori di lavoro e clienti prima di tutto, ma – come dice il protocollo etico mondiale approvato dalla Global Alliance e dalle sua associazioni a Roma nel 2003 – ove vi fosse un conflitto esplicito con l’interesse pubblico è sempre quest’ultimo a prevalere. La stessa identità percepita della nostra professione, assolutamente deplorevole, è in larga parte dovuta ai comportamenti socialmente irresponsabili della parte meno consapevole della nostra comunità professionale.
Il tema centrale di quest’anno è Comunicare per la diversità, con la diversità, nella diversità. Perché questo tema?
La comunicazione con gli altri è assai più efficace di quella agli altri, ma – dagli anni trenta negli USA e dagli anni 50 in Italia – i comunicatori hanno preferito, in assenza di strumenti adeguati disponibili, sviluppare sistemi comunicativi a carattere persuasivo, push e asimmetrico e lo hanno fatto con grande successo (marketing, crescita dei consumi, delle democrazie e dei livelli di vita).
Oggi la situazione è cambiata ed esistono metodi, conoscenze, tecnologie che consentono di sviluppare relazioni e comunicazioni one with one, one with few e one with many, pur senza abbandonare gli strumenti classici – purchè socialmente responsabili – riducendo in tal modo il peggiore degli inquinamenti che subiamo: quello comunicativo.
Da questa premessa di carattere anche tecnico, deriva naturalmente che ogni persona è diversa dall’altra e che quindi la comunicazione più efficace è quella che pone il paradigma della diversità, insieme a quello che postula l’interattività e la tendenziale simmetria del dialogo con gli stakeholder, come i due paradigmi base per quel ‘nuovo inizio’ delle relazioni pubbliche che intendiamo affermare a Trieste.
L’Italia è un paese strano. Da un lato grandi differenza, addirittura di campanile, ne fanno un paese ricchissimo di diversità. Dall’altro esiste pur sempre una cultura che vede spesso molte differenze come “deviazioni dalla normalità”. In questo contesto, come si inserisce la tematica del vostro Festival?
Abbiamo scelto la Regione Friuli Venezia Giulia e la città di Trieste proprio come simbolo italiano della diversità. Certo i primi a dover essere consapevoli che la globalizzazione ha esaltato le diversità assai più di quanto non abbia standardizzato i valori siamo proprio noi che comunichiamo con gli altri per conto di organizzazioni private, pubbliche e sociali.
Esiste un approccio scientifico alle diversità, che le Relazioni Pubbliche possono sviluppare?
Si, esiste ma va ancora approfondito, razionalizzato e discusso non solo con i professionisti ma con i docenti, gli studiosi e più ancora con i tanti studenti che intendono intraprendere la nostra professione avendola studiata, a differenza della generazione mia e di quella successiva. La base di questo immenso lavoro intendiamo proprio discuterla a Trieste tutti insieme.
All’interno del festival avete organizzato assieme ad EGMA (European Gay and Lesbian Managers Association), una sessione dedicata alla diversità basate sull’orientamento sessuale. Qual è l’importanza nelle relazioni pubbliche di questa tematica?
L’importanza è enorme poiché fra le tante diversità questa è una che è stata, per la verità, meno studiata e approfondita. Comprendere il senso e il significato dell’orientamento sessuale delle persone è una chiave essenziale per poter sviluppare con queste un dialogo produttivo ed efficace per tutti i coinvolti in una relazione.
Dall’esperienza EGMA, sappiamo che nel mondo delle PR essere aperti circa la propria omosessualità è sempre meno un problema. In altri ruoli invece, specie manageriali, questo non sembra essere vero. Che ruolo possono avere le PR in questo?
Va considerato che associazioni come Egma riuniscono professionisti assai consapevoli e determinati. La verità, almeno in Italia, è però parecchio meno limpida. Le relazioni pubbliche possono avere un ruolo decisivo nel tematizzare erga omnes non soltanto la piena legittimità di orientamento sessuale ma nel valorizzarlo sapendo coglierne tutte le sfumature e tendenze.
In che modo gli operatori di PR possono sviluppare un approccio nuovo ad una nuova comunicazione consapevole che stimoli la diffusione responsabile del concetto di diversità?
Senza essere ‘buonisti’ o semplicemente ‘politically correct’ è sufficiente partire dal presupposto che la comunicazione con è più efficace di quella a perché l’argomento da politico assuma immediatamente un carattere tecnico professionale.
Si hanno esempi in Italia di comunicazione responsabile portata avanti dalle associazioni di categoria, come la FERPI?
La Ferpi ha avviato già da due anni un percorso di tematizzazione della comunicazione inter e multiculturale valorizzando le best practice in un road show che ha toccato molte città. Oggi è impegnata con Unicom, Etnica e l’Università di Pavia nel prossimo lancio di un primo master universitario in marketing e comunicazione multiculturale.
Intervista realizzata in collaborazione con PrIMO Network
Clicca qui per discutere di questo argomento nel forum Movimento Omosessuale.

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