BORSA: LA FEBBRE CHE VIENE DA EST

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Pessime le notizie dal Giappone, e anche il vecchio Dow Jones scende

Ancora una settimana all’insegna del rosso in Piazza Affari e nelle altre Borse mondiali, con i titoli tecnologici a far da traino in questa discesa; e in un contesto sempre più ingarbugliato è impossibile fare delle previsioni.

In America, poi, anche il "vecchio" Dow Jones dei titoli industriali, che fino ad oggi faceva da contraltare al Nasdaq in caduta libera reggendo in parte i colpi di questa fase di storno, non si è potuto sottrarre alle vendite, sfiorando la soglia psicologica dei 1000 punti. Come in una partita di Ping-Pong, rimbalzano inoltre dall’Asia notizie preoccupanti, con l’indice Nikkei che a Tokyo è precipitato a nuovi minimi dal 1984, tentando solo negli ultimi giorni una parziale rimonta, ma lasciando tutti gli operatori col fiato sospeso.

La paura dunque viene soprattutto da Oriente.

Un’autentica bomba ad orologeria sta ormai innescandosi in Giappone rischiando di devastare l’intero panorama finanziario mondiale.

Autentico motore economico che soltanto fino a pochi anni fa si contendeva in un esaltante testa a testa con gli Stati Uniti la palma di prima potenza economica mondiale, il paese nipponico ha visto piano piano fallire il suo modello di crescita esibito ed ammirato in tutto il mondo, sprofondando nelle crepe apertesi in seno al suo apparato.

In particolare il debito pubblico è salito alle stelle, grazie a continui quanto inutili iniezioni statali atte a far ripartire la locomotiva economica stagnante ormai da tre lustri; ma tali provvedimenti si sono sempre mostrati carenti di misure strutturali in grado di modificare un modello ormai obsoleto; brillante facciata di un oscurato fallimento socio-politico; paravento di un governo incapace di dare nuova linfa al sistema.

In secondo luogo la spaventosa consistenza delle sofferenze in mano alle banche, che grazie alla loro forza (in Giappone si risparmia più che in ogni altro paese al mondo) hanno fino ad oggi cercato in associazione con gli interventi pubblici, di sostenere aziende ormai decotte, non più competitive, creando così una voragine senza fondo.

E forse è proprio qui la chiave di tutto questo possibile Big-Bang finanziario che potrebbe avere in quest’epoca di globalizzazione, dimensioni planetarie.

Questi stessi istituti di credito nel tentativo di alleggerire le posizioni interne e in vista della chiusura dell’anno fiscale in Giappone, stanno ritirando i loro cospicui investimenti nel resto del mondo, svendendo azioni ai corsi attuali, bassi dopo tante correzioni, creando con ciò grossi dissesti che aggiunti alla non felice situazione delle borse americane e ad una generica fase di incertezza a livello mondiale potrebbero far scoppiare il boom.

E’ quindi il Sol Levante l’epicentro di tutto questo terremoto?

Certamente gran peso sta avendo e potrebbe maggiormente avere in futuro questa nuova "febbre asiatica", ma lo scenario complessivo era già deteriorato da tempo e dopo una notevole crescita negli anni passati, talvolta irrazionale (vedasi corsa alla new economy), era forse logico aspettarsi una pausa di riflessione se non addirittura uno sgonfiamento di questa bolla speculativa e una fase di storno tanto brusca quanto lo era stata quella di ascesa.

Basterà martedì prossimo l’auspicato intervento del Governatore della Fed americana (possibile ribasso dei tassi) a calmare gli animi e a tamponare questa sanguinosa emorragia?

Riusciranno gli esperti (ma saranno tali?!) economisti nipponici a temperare la loro febbre interna?

O forse dobbiamo più realisticamente pensare che esistono cicli economici che a fronte di nuove rivoluzioni e perenni ottimismi di inventati "guru" finanziari fanno inesorabilmente cadere il peso della storia come un macigno sulle nostre tasche.

"Ai posteri l’ardua sentenza"…

A noi non resta che rimanere in trincea per difendere i nostri risparmi a denti stretti!

LA LENTE DI INGRANDIMENTO

Questa settimana un piccolo consiglio per i risparmiatori un po’ indecisi nei loro investimenti o confusi proprio da questo periodo così volatile, ma comunque desiderosi di dare una accettabile remunerazione al loro capitale.

Parliamo cioè di strumenti finanziari di breve termine.

Se il vostro tormento si divide tra azioni o BTP, forse è venuto il tempo di "parcheggiare" le vostre somme su prodotti di corta durata, facile smobilizzo e assoluta sicurezza.

Tali strumenti si rivelano particolarmente indicati anche per coloro che pur avendo diversificato i loro portafogli non disdegnano comunque avere una riserva dove andare ad attingere in caso di necessità.

Tra le varie tipologie di questi prodotti primeggiano in graduatoria gli intramontabili BOT (Buoni ordinari del Tesoro), strumento liquido per eccellenza e caposaldo del risparmio degli italiani.

Di durata diversa (3, 6, 12 mesi), attualmente garantiscono un rendimento netto mediamente del 3.60% che può essere leggermente modificato con un adeguato trattamento commissionale della vostra banca (non dimenticate di chiederlo!).

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