BORSA PER TUTTI?

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Lotti minimi addio: ma le banche ci speculano

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A Piazza Affari continua il momento di incertezza cha la caratterizza ormai da molti mesi, e nessuna buona nuova sembra dare lo scossone auspicato per un recupero in decisa ascesa.

Sul Mibtel pesanti alcuni titoli del comparto bancario, frutto nei giorni scorsi di parziali ricoperture, ed i telefonici per previsioni non proprio positive sull’immediato futuro; tra le blue chips da segnalare la buona tenuta di Eni e Snam, le ripercussioni della crisi argentina sulla Bnl che con una coraggiosa operazione di pulizia ha azzerato i rischi nel paese sudamericano incontrando i favori del mercato, ed il forte interesse su Pirelli-Telecom per il piano annunciato da Tronchetti-Provera.

Permane quindi un clima di estrema difficoltà che impedisce ai più di intravedere spiragli di sereno all’orizzonte.

E a migliorare la situazione non contribuisce di certo lo scenario mondiale, dove oltre alle "palle al piede" di Giappone ed Argentina, anche la Germania sta palesando le sue complicazioni in merito alle direttive di Maastricht (rapporto deficit/pil).

Solo l’America dà segnali di ripresa che potrebbero rafforzarsi nel corso del primo semestre; ma essa sola, certamente, non può bastare.

LA LENTE DI INGRANDIMENTO

Un provvedimento lungamente atteso da parte della Borsa Italiana è stato il definitivo accantonamento dei lotti minimi per poter accedere alla compravendita di azioni.

D’ora in avanti i risparmiatori potranno vendere o acquistare anche un solo titolo evitando forzosi scambi per elevati importi.

Tale cambiamento equipara Piazza Affari ai principali mercati mondiali dove da tempo non esistono più "pacchetti obbligatori", ed in un certo senso il suo scopo si spiega con la necessità di far crescere il nostro mercato rendendolo accessibile a tutte le tasche.

Difatti l’ingresso di questa nuova disciplina è stato accolto positivamente dalla generalità degli investitori, ed i riflessi sulle contrattazioni borsistiche si attendevano copiosamente benefici.

Ma così non è stato, e la piccola rivoluzione si è praticamente trasformata in una beffa.

Eh si, perché i principali istituti di credito nella compravendita di titoli applicano commissioni minime sicuramente elevate e comunque in misura tale da limitare di fatto l’operatività per poche azioni, riconducendo il risparmiatore all’esecuzione di ordini per quantitativi più grossi, simili a quelli dei lotti minimi.

Ad esempio, investendo 500 € la commissione media applicata che è il 7 per mille origina un costo di 3,5 €, ma in realtà la spesa minima richiesta dalla banca sale in genere fino a 15/16 €.

Troppo, perché in sostanza forza ad escludere piccole quantità optando, come già detto, per quantità che assomigliano ai vecchi lotti, e vanifica una scelta indubbiamente intelligente che forse avrebbe dato nuovo carburante al mercato in questa fase difficoltosa.

Il nostro augurio è che il sistema bancario si faccia protagonista di una sapiente revisione del proprio sistema commissionale, contribuendo in maniera concreta all’espansione delle piazze azionarie.

di Sirio Belli

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