CACCIA AL CLIENTE GAY

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In America le grandi imprese si sfidano a coccolare il consumatore omosex, con offerte speciali dedicate. Un esempio da seguire? O una preoccupante tendenza alla commercializzazione dei diritti?

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Continua il pessimo andamento dei mercati azionari, appesantiti dalla perdurante fiacchezza dell’economia Usa e dall’assoluta "immobilità" di quella europea.

Un’insieme poi di congiunture sfavorevoli peggiora ulteriormente il clima: la preoccupazione di Greenspan sulla ripresa americana giudicata troppo lenta, i timori per la possibile guerra in Medioriente, il sentore di probabili nuovi scandali nel sistema societario a stelle e strisce, i dati dell’economia reale ed i risultati aziendali troppo lontani dal rispecchiare un periodo di espansione; sono tutte cose che danno la sensazione di trovarci in un’epoca oscura dove per il momento è arduo trovare uno spiraglio di luce.

Ed allora fioccano copiose le vendite sui listini, come neve che pesantemente copre tutto e soffoca il vivere quotidiano.

Adesso è ancora più difficile azzardare previsioni e la volatilità sui mercati è davvero tanta; bisognerà essere molto selettivi nei propri acquisti ed avere la possibilità di chiudere il cassetto per riaprirlo quando (confidiamo presto) gli scenari presenteranno un ritorno al sereno.

LA LENTE DI INGRANDIMENTO

Abbiamo più volte sottolineato l’importanza crescente che il mondo omosex riveste in ambito economico/finanziario, ed anche la stampa nazionale comincia a darne giusto rilievo.

Ad esempio, nell’inserto "Economia" del Corriere della Sera di lunedì 9 settembre, ampio risalto è dato proprio alle numerose strategie di marketing adottate da primarie società Usa nei confronti della popolazione di gay e lesbiche, che in America conta almeno 16 milioni di persone.

Il New York Times che nelle pagine domenicali inizia a parlare anche di coppie gay unite in matrimonio, è un dato che riflette benissimo il cambiamento di costume attuale, ed il fatto che gli operatori economici vedono gay e lesbiche come un mercato potenzialmente ricco per il quale creare un segmento ben preciso, è un forte indicatore del trend.

La comunità omosessuale (secondo ricerche) non solo è proporzionalmente più agiata di altri gruppi, ma è fedele come pochi ai marchi di cui è cliente e velocissima nell’apprendere nuove tecnologie (ad esempio l’uso di internet è più probabile da parte di un gay che non di un’altra persona – fonte PlanetOut Partners).

Ed allora ecco in America un fiorire di iniziative tra cui citiamo il servizio "vedi il mondo a modo tuo", lanciato dall’agenzia di viaggi on line Orbitz, che è un vero e proprio servizio a 360° sul mondo vacanziero gaio; l’America Airlines che agevola, corteggiandola, la "diversità"; la tradizionalissima Disney che, sebbene non ufficialmente, ha di fatto messo a disposizione Disneyland un giorno all’anno per una grande festa gay; o Motorola che migliora le politiche verso il personale omosessuale e lancia una sezione del sito aziendale rivolto unicamente a gay e lesbiche.

Alla stessa Motorola dicono: "Con il tasso di natalità che diminuisce, le minoranze stanno diventando maggioranze. E se si vogliono aumentare gli utili, ha senso cercare di raggiungere quelle comunità."

E fin qui tutto bene, ma una riflessione sorge spontanea: d’accordo il gran parlare, il fiorire di nuove iniziative e progetti gay friendly, ma attenzione a ridurre il tutto solo in un’ottica di business/utile aziendale a tutti i costi.

I diritti e le libertà dei gay vanno riconosciuti non perché "opulente mammelle finanziarie" da mungere, ma in quanto esseri umani uguali agli altri e come gli altri meritevoli di rispetto, dignità e pari diritti.

E su questo piano c’è sicuramente ancora molto da fare.

di Sirio Belli

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