CARO CONTO…

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Le spese sui conti correnti bancari lievitano senza sosta. Ma è tutto lecito o cercano di fregarci? Ecco come tuttelarsi da aumenti inconsulti da parte delle banche.

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Settimana fiacca per le borse, che nonostante qualche buon dato macroeconomico si sono mantenute caute anche alla luce di qualche deludente risultato societario.
Sempre sofferente il dollaro che ha conosciuto nuovi minimi nei confronti dell’€uro, ma questo per il momento sembra non preoccupare troppo i vertici economici Usa.
A dominare la scena nazionale sono al solito i ben noti casi Parmalat e Cirio, che tra arresti e scandali tengono col fiato sospeso gli ambienti finanziari.
E a subirne le maggiori ripercussioni, oltre naturalmente ai poveri risparmiatori, sono i principali istituti di credito, che hanno guidato i ribassi a Piazza Affari.
Prese di profitto pure su Tim ed Edison, mentre ben tenute sono risultate Enel (sui massimi 2004), Fiat ed Eni.

LA LENTE DI INGRANDIMENTO
LE DOMANDE DEI LETTORI
Le spese del mio conto corrente sono lievitate moltissimo in questi ultimi tempi, ma la banca può davvero agire con tanta tranquillità a suo piacimento?
Serena di Arezzo.
Secondo l’art. 118 D.L. 1° settembre 1993 n.385 la banca può modificare le condizioni contrattuali (ius variandi) come tassi di interesse creditori/debitori e spese di conto, con l’obbligo comunque di informare tempestivamente i correntisti delle variazioni in corso e lasciando ad essi la facoltà di recedere immediatamente dal contratto stesso.
Tali modifiche devono però intervenire qualora sussistano giustificati motivi o necessità organizzative.
Ed è proprio su questo punto che casomai devono essere incentrate le verifiche della clientela.
Se ad esempio la modifica dei tassi è legata a manovre di politica monetaria delle banche centrali niente da dire, ma nel caso di una variazione nei costi possono sorgere le controversie per mancanza di validi motivi.
In teoria la banca dovrebbe dimostrare che vi sono reali necessità che la costringono a cambiare i termini contrattuali e la loro misura.
A riguardo citiamo la sentenza del 24 settembre 2002 tra Abi ed alcune associazioni dei consumatori, dove la Corte di Appello di Roma ha stabilito che la formula “esigenze organizzative” o “giustificato motivo” sono vaghe e rimesse all’unilaterale determinazione della banca, e comportano uno sbilancio dannoso per il consumatore che niente può opporre.
Pertanto, in questi casi, l’invito che potremmo fare a tutti è di chiedere ragione alla propria banca delle cause reali che hanno comportato la modifica delle condizioni contrattuali dei conti, al fine di verificare la concretezza degli elementi che ne hanno determinato le variazioni.
In ogni modo ancora molto in questo campo dovrà essere fatto.

di Sirio Belli

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