CHI PIÙ SPENDE, MENO SPANDE?

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Moda, bellezza, eleganza. Un mondo dove tutto luccica e sembra perfetto. Eppure la crisi non risparmia l'universo del lusso. Ma l'esperto consiglia: investire in beni di alta qualità,...

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Estrema volatilità per gli indici azionari principali che non trovano per il momento una direzione stabile.
Tra gli argomenti meritevoli di attenzione segnaliamo il forte rialzo del prezzo del petrolio (toccati i 40 dollari al barile) ed il sentore di un probabile taglio tassi da parte della Bce.
L’uscita di vari dati macro peraltro contrastanti tra loro, non sembra invece influenzare l’operatività degli investitori sempre attenti all’evolversi della situazione in Iraq.
In Italia c’è da segnalare la riuscita dell’Opa sulla società Autostrade, i risultati di 2002 Eni in peggioramento (contrazione degli utili rispetto al 2001 record), ed il nuovo riassetto ai vertici di Fiat, che ha visto la nomina a presidente di Umberto Agnelli, e che rassicura gli investitori sulla volontà della famiglia di proseguire nell’opera di ristrutturazione della casa torinese.

LA LENTE DI INGRANDIMENTO
Nella settimana del pret a porter milanese dopo le passerelle newyorkesi e parigine, ancora la moda alla ribalta con i suoi lussi, i suoi colori, la mondanità, le bellezze quasi irraggiungibili dei modelli, il fascino che da sempre esercita nell’immaginario collettivo.
Ma al di là di questi aspetti positivi, analizzando il tutto in un’ottica finanziaria, scopriamo anche un mondo dove non è tutto oro quello che luccica, e dove la crisi economica in atto è arrivata come un’onda a spazzar via certezze e illusioni.
E come naturale sbocco di questa recessione, a soffrire sono i titoli quotati delle principali società del lusso, per le quali gli analisti vedono tuttora grigio e dalle quali consigliano di stare ancora alla larga almeno fin tanto che il sereno non tornerà a risplendere sui listini.
Le cause della debolezza del settore sono da ricercarsi appunto nella fragile congiuntura mondiale dopo la dorata (e poco durevole) epoca della new economy, nella diminuzione del turismo, nella possibile guerra che si sta profilando in Medio Oriente, nel rafforzamento dell’euro sulle altre valute che non favorisce certo le esportazioni delle aziende del Vecchio Continente.
Ecco quindi che si sprecano i giudizi negativi sulle azioni del lusso che hanno toccato livelli decisamente bassi.
Il nostro pensiero esprime indubbiamente perplessità e timori legati alla ripresa economica che per il momento non si vede, e dalla quale dipenderanno i futuri del settore moda/lusso più che di altri comparti, ma occorre pure riflettere sul fatto che in questi momenti di generale incertezza, la gente diventa molto più selettiva nei propri acquisti e in genere preferisce rivolgersi a marchi conosciuti ed affermati per la loro qualità, piuttosto che comprare al buio badando solo al risparmio.
Il mondo gay poi è un perfetto esempio di come si acquisti più volentieri un marchio famoso (anche per un pizzico di vanità dobbiamo dire) proprio perché qualitativamente migliore e quindi di maggiore durata, dando vigore al detto “chi più spende meno spande”.
Per questo, seppur con cautela (la stessa comunque da usare in generale per il comparto azionario), non sconsigliamo del tutto i titoli del settore del lusso, e anzi vediamo qualche buona occasione d’acquisto visti i prezzi; se poi la ripresa economica dovesse davvero dare concreti segnali, le sorprese positive potrebbero non mancare.

di Sirio Belli

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