DOVE VA L’EUROPA?

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I nostri soldi verso l'inflazione?

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Si è chiusa un’altra settimana in cui i mercati si sono mossi all’unisono in territorio prevalentemente negativo, salvo un parziale recupero sul finale, e a poco è servito l’intervento della Federal Reserve americana in materia di tassi (riduzione di 0,50) ampiamente scontato dagli economisti.

Quello che occorre è probabilmente una reale inversione di tendenza che si possa toccare con mano, e che produca effetti visibili e duraturi; ma probabilmente è ancora presto, ed i frutti di queste manovre si coglieranno forse verso la fine dell’anno.

Dito puntato anche verso l’Europa, accusata ormai da tempo di voler sottovalutare le sue difficoltà ed i disagi dell’Euro, anche se noi pensiamo che questa sia una situazione voluta e studiata con cura dai nostri banchieri per nascondere agli occhi del mondo un lento e macchinoso processo di cambiamento in grado di condurre il vecchio continente verso un felice e durevole Eldorado.

Piuttosto, a preoccupare sono le nuove spinte inflazionistiche che rischiano di rappresentare un grosso fardello per lo sviluppo, e che non riescono ad essere arginate.

Il rimprovero della Fed poi si è rivolto anche al Giappone, persosi nuovamente nelle tele tessute da una politica vetusta e non più in grado di stare al passo coi tempi.

Inutile dire che in questo clima decisamente pesante, le borse vagano ormai senza una precisa direzione.

LA LENTE DI INGRANDIMENTO

La tanto invocata manovra di riduzione tassi della Fed che si è tradotta in un abbattimento di mezzo punto percentuale, non ha sortito gli effetti sperati sui mercati finanziari, ma anzi lascia aperte varie possibilità di interpretazione sull’attuale situazione economica americana.

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