ECONOMIA FROCIA

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Uno sguardo ai fondi Pride, che difendono i gay

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La settimana appena conclusa ha confermato i nuovi timori sul calo dei profitti e sulla perdurante stagnazione dell’economia americana, per cui abbiamo assistito ad una ulteriore ondata di vendite a Wall Street, minimamente arginata nelle ultime sedute da parziali ricoperture che hanno interessato principalmente il settore dei tecnologici, dei semiconduttori, dei ciclici e dei finanziari.

A ruota le borse europee ed asiatiche, queste ultime alla ricerca di una direzione finanziaria che non trova più nel Giappone una sufficiente guida, ed in generale il clima si mantiene decisamente nuvoloso.

Nel Vecchio Continente, oltre al cattivo andamento dei mercati azionari, registriamo una nuova débacle della moneta unica (ai minimi sul dollaro) che tuttavia come già detto in passato, non sembra turbare i sonni di Wim Duisemberg e della Bce, più che altro impegnati nella lotta contro altri fattori (inflazione e ripresa economica) e convinti che tale debolezza produca benefici nel lungo periodo favorendo le esportazioni.

In Italia, a tenere banco è la vicenda che vede il gruppo Telecom Italia al centro di indagini sulla veridicità dei propri bilanci, e che ha provocato un piccolo terremoto sui titoli della scuderia di Colaninno, eccezion fatta per le Seat, che hanno messo a segno un piccolo rally a seguito dell’ok perl’acquisizione di Tmc; per il resto, gli spunti da segnalare sono davvero pochi, nella sempre viva attesa di qualche importante novità.

LA LENTE DI INGRANDIMENTO

La notizia risale a qualche giorno addietro, ma l’argomento di cui tratta merita di essere posto all’attenzione di noi popolo gay.

Ebbene, negli Stati Uniti un fondo comune di investimento, il Meyers Pride Value Fund, unico nella categoria dei "fondi etici" ad adottare politiche e strategie di investimento decisamente Gay-Friendly, ha inanellato una serie di performances positive regalando alti rendimenti a chi aveva scommesso sul suo operato, e battendo anche sulla lunga distanza il proprio "benchmark".

Apriamo a questo punto una breve parentesi sull’argomento, e ricordiamo a tutti le principali caratteristiche dei cosiddetti fondi etici.

In sostanza, questi investono il loro patrimonio solamente in Stati o società accuratamente selezionati, che rispondano a precisi principi e non intrattengano rapporti o relazioni economiche in settori quali armamenti, alcolici, industria nucleare, ma anche attivi sul fronte del rispetto sociale, delle religioni, delle diversità sessuali, della libertà di pensiero, della considerazione sull’ambiente che li circonda.

Una sottocategoria di questi fondi (i Charity funds) non risponde a simili criteri di inclusione o esclusione, ma semplicemente devolve un parte delle proprie commissioni o dei rendimenti in favore di enti o associazioni di rilevante importanza umanitaria (in Italia è il caso di BNL per Telethon).

Ma tornando all’origine del nostro discorso,sottolineiamo ancora una volta i meriti di tale iniziativa, se non altro perché rappresenta un importante passo nel riconoscimento dei nostri diritti ed un primo segnale che anche in ambito finanziario si sta muovendo qualcosa a sostegno della lotta contro le discriminazioni sessuali.

Il nostro augurio è che questa operazione, visti anche i brillanti risultati in termini finanziari, sia seguita da una moltitudine di analoghe iniziative, e che l’esigenza di un mondo migliore sostenga a pieno ritmo la coscienza comune in favore di sempre più affermate libertà sociali.

di Sirio Belli

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