GAY CHE CONTANO

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Dalla Francia un'ondata sempre più potente di gay ai vertici delle aziende: si organizzano in associazioni, si ritrovano per l'aperitivo nei luoghi più chic. Chi sono, cosa vogliono?

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Ricco, trentenne, vive a Parigi o nei sobborghi residenziali, affermato professionalmente e socialmente, ma soprattutto gay. È questo il ritratto di un nuovo protagonista della vita economica francese, ben lontano da vecchi stereotipi d’emarginazione, orgoglioso e deciso a far sentire il peso del proprio prestigio sociale ed economico nella società.

Sull’onda dei recenti riconoscimenti legislativi e del Pacs, il coming out entra nei consigli d’amministrazione e fa breccia nel gotha economico di Francia. Corrisponde alla descrizione, per esempio, la maggior parte degli aderenti all’Autre Cercle, associazione di quadri e dirigenti d’azienda gay, nata a in Francia nel 1999 che conta oggi una sessantina di iscritti. Si ritrovano ogni ultimo martedì del mese in un elegante ristorante della capitale e tra un calice di Sauternes e un plateau di ostriche discutono di lavoro, si scambiano biglietti da visita, affrontano il tema dell’essere gay ai vertici della piramide sociale. Un gruppo che testimonia l’emersione dell’omosessualità nel settore dirigenziale, da cui era per tradizione bandita. L’associazione raggruppa direttori generali, analisti finanziari, capi del personale, imprenditori, ma anche studenti delle più importanti scuole superiori di perfezionamento di Francia, futuri prefetti o diplomatici. Gli scopi sono migliorare la qualità della legislazione del lavoro, ottenere pieno riconoscimento nelle aziende, o semplicemente conoscersi, solidarizzare, stringere amicizie utili, perché no, anche per far carriera.

Una lobby, insomma, come rivendica con orgoglio Alain Dro, imprenditore e patron dell’associazione. La sua idea è che il movimento gay possa aprirsi a nuovi settori se si organizza intorno ad obiettivi chiari, mirati. Le sue cene del martedì sembrano esserne una conferma.

I problemi, del resto, non mancano nemmeno nella laica ed evoluta Francia. L’associazione SOS Homophobie ha denunciato nel 2000 cinquecento casi di discriminazione sui luoghi di lavoro, contro i trecentotrentaquattro nel 1999. I membri dell’Autre Cercle puntano il dito contro le discriminazioni, portando la loro battaglia nelle stanze dei bottoni. Il Ministero degli Esteri Francese, denunciano, a forte mobilità, non riconosce ancora alle coppie pacsate gli stessi vantaggi che spettano alle coppie sposate. L’Union Banques de France ha dovuto subire le proteste dei sindacati prima di riconoscere come interlocutori le organizzazioni gay e lesbiche.

Le denuncie non si fermano qui. Nel mirino anche i tradizionali cenacoli di professionisti come i Rotary o i Lyons Club, da sempre arroccati nella difesa del predominio eterosessuale ai vertici della società. In risposta alla loro chiusura, l’Autre Cercle organizza una fitta serie di incontri conviviali e di approfondimento sui temi dell’omosessualità. Come il convegno dal titolo "La visibilità gay in azienda" cui hanno partecipato 500 persone tra esperti di risorse umane, legali e amministratori delegati delle più importanti società transalpine. Il tutto nella sfarzosa cornice del castello di Montvillargenne, già sontuosa dimora dei Rothschild a Chantilly, tanto per non dimenticare di chi si stava parlando. O come gli aperitivi in cui ogni secondo giovedì del mese, i soci ed aspiranti tali si incontrano davanti a un Martini cocktail o a un flute di champagne ghiacciato.

E a garantire serietà dell’impegno ed eleganza di modi spunta tra gli aderenti all’associazione Pierre Bergé, PDG di Yves Saint Laurent, "storico" militante per la visibilità gay dai cruising bar agli attici del Quai du Seine. Manager stimato nella comunità economica francese, gran finanziatore della causa, (è tra le altre cose azionista del giornale gay Tetu), Bergé ha marciato in testa al corteo del Gay Pride a braccetto con il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe, testimoniando così il riconoscimento ottenuto dalla classe dirigente omosessuale d’oltralpe. "Lottiamo per la differenza e per l’indifferenza insieme" ama ripetere Bergé nei più distinti salotti della capitale, gli stessi frequentati dai migliori avvocati, banchieri, politici ed imprenditori di Francia. Salotti non estranei neppure a Jean-Paul Potard, PDG di Jean Paul Gautier e presidente della loggia massonica Cambacérès frequentata esclusivamente da gay.

Già abituate a condizionare largamente la moda ed il costume, oggi le élite gay conquistano potere, ricchezza e prestigio sociale. Tanto che, recentemente, il settimanale L’Express ha intitolato un’inchiesta di copertina "Pouvoir Gay" – Potere Gay – per descrivere il crescente spazio occupato dagli omosessuali nei piani alti dell’establishment. Tutto questo è solo la punta di un iceberg composto di decine di migliaia di gay che si sono affermati con successo e che influenzano la vita economica e sociale di uno dei più importanti paesi d’Europa. Anche perché single, ad alto reddito e con una spiccata tendenza ai consumi, gli omosessuali rappresentano una nicchia di mercato con una capacità di spesa valutata solo in Francia tra i due e i tre miliardi di Euro, che comincia ad attrarre anche i più tradizionalisti uomini d’affari.

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