GREENSPAN CHIAMA, L’AMERICA NON RISPONDE

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I continui saliscendi delle borse in questi ultimi tempi ci fanno sentire un po' come sulle montagne russe e la digestione di questa fase "Bearish" è decisamente difficile.

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Il soccorso del Governatore Greenspan ai mercati non ha sortito tra gli operatori gli effetti desiderati ed il taglio dei tassi dello 0,50 ampiamente scontato, ha invece causato un contraccolpo negativo tra gli investitori che speravano in qualcosa di più; in una scelta coraggiosa (ritocco di ¾ o di un punto addirittura) che riuscisse a dare una improvvisa accelerata all’economia.

Da ricordare a tal punto che negli ultimi anni la Fed non ha mai operato manovre superiori al mezzo punto.

Ciò nonostante traspare dall’intervento del grande "manipolatore" dell’economia americana una certa tranquillità nell’affrontare questa brusca frenata del motore produttivo a stelle e strisce ed emerge probabilmente un messaggio distensivo peraltro a tuttoggi ignorato ed appannato dall’emotività delle piazze finanziarie (Dow e Nasdaq ancora giù, seguiti a ruota dalle borse europee ai minimi degli ultimi 17 mesi).

Infatti nonostante il momentaneo stallo, secondo gli uomini federali la salute dell’economia USA gode ancora di buona forza ed individuano nel futuro scenari meno catastrofici di quanto non siano sbandierati dai tanti economisti avidi di sensazionalismo, forse in cerca di continui consensi.

Intanto continua in parallelo il lavoro di Bush, che incurante della diatriba globale cerca di far approvare dal Congresso le proprie riforme, sperando che il peso delle stesse possa avere un impatto favorevole sull’attuale crisi finanziaria.

Per l’area asiatica invece, a fronte di brusche correzioni dei mercati emergenti America-dipendenti, il popolo giapponese plaude alla politica "tassi zero" adottata dalla Banca Centrale e la borsa di Tokio in settimana ha messo a segno uno spettacolare rialzo del 7,5% in una singola seduta e l’impressione è adesso di un rinnovato seppur cauto ottimismo.

LA LENTE DI INGRANDIMENTO

Con la crisi delle borse era inevitabile assistere ad una ondata di riscatti nel risparmio gestito, grazie anche all’emotività ed alla giovane esperienza finanziaria degli ex Bot-people.

A farne le spese sono ovviamente le aziende del credito maggiormente esposte su questo fronte , e tra queste ci soffermiamo questa settimana sulla Bipop.

La banca bresciana ha visto paurosamente scendere il proprio valore a Piazza Affari proprio perché il pessimo andamento dei mercati mette in dubbio la consistenza e la redditività delle sue masse gestite (il 50% circa di investimenti azionari) , troppo dipendenti dalla volatilità delle borse stesse, a differenza di altri gruppi bancari meglio diversificati su altri strumenti.

Aleggia inoltre un sentimento negativo tra i risparmiatori che si sono affidati ai fondi della banca (Cisalpina e Putnam ) in quanto le loro performance, ottime in passato, sono adesso tra le peggiori del sistema.

Stesso sentimento avvertito a livello dei grandi investitori italiani e stranieri che vedono grigio per i conti della banca sia per l’incognita del risparmio gestito sia per l’affievolimento del business del Trading on Line di cui la Bipop è indiscussa leader nazionale.

Non a caso la Putnam, società americana gestrice di gran parte dei fondi della banca ma anche uno dei suoi principali azionisti, ha ridotto la propria partecipazione da un 3,8% a meno del 2% lanciando un segnale non certo positivo e generando un piccolo terremoto per l’immagine della società.

Ma per molti il peggio potrebbe ancora arrivare.

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di Sirio Belli

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