INFEDELI ALLO SPORTELLO

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Una recente indagine ha rivelato che gli italiani sono tra i popoli che più facilmente cambia banca. Ma a stabilire un legame stabile con il proprio bancario, ci...

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L’inizio dell’anno borsistico ha regalato un po’ più di entusiasmo rispetto alla negatività imperante di fine 2002.
In particolare, il positivo indice Ism americano (in ascesa dopo tre cali consecutivi, a quota 54,7 dai precedenti 49,2), ha fornito il pretesto per tornare a coprirsi su molte posizioni, sperando che davvero si possa parlare di ritrovata fiducia nei mercati e di certa espansione economica (ricordiamo che un indice sopra quota 50 indica appunto espansione economica).
I dati sono comunque tutti da verificare, ancor più per il fatto che ve ne sono altri in realtà contrastanti con quelli dell’indice manifatturiero (ad esempio l’aumento dei sussidi dei disoccupati).
Non possiamo di sicuro in un sol colpo cancellare le incertezze ormai radicate da tempo.
Intanto l’amministrazione Bush, preoccupata per l’economia, presenterà la prossima settimana un atteso pacchetto di sgravi fiscali (tagli nelle imposte sui dividendi ed aiuti alle classi medie) che potrebbe rivelarsi molto utile come sostegno per la locomotiva economica Usa.
Da seguire sempre con attenzione l’evolversi delle tensioni nel Medioriente
Nel complesso il mondo finanziario necessita ancora di parecchie verifiche.

LA LENTE DI INGRANDIMENTO
Una recente indagine condotta in Europa ha rivelato come gli italiani, nonostante le apparenze, siano un popolo di “infedeli allo sportello”.
In barba alla tradizione che li vuole soddisfatti ed affezionati al proprio istituto, in realtà quasi la metà di loro sembrerebbe non avere problemi particolari nel cambiare banca.
Sempre secondo tale inchiesta, i più disponibili al tradimento sarebbero coloro che possiedono un conto “on line” o che desidererebbero aprirlo, ed il traditore tipo potrebbe essere identificato come un maschio del centro-sud abitante nelle grandi città.
A frenare l’esodo verso la concorrenza sono però le molte “barricate” difensive che le banche erigono per impedire il tradimento (costi di uscita, pratiche burocratiche macchinose, ecc..) e che in genere smorzano la curiosità per altri istituti e l’insoddisfazione stessa del cliente.
Inutile dire che il sistema bancario dovrebbe prendere atto di questi rischi, e pensare di più a capire le reali esigenze della propria clientela piuttosto che trincerarla dentro “campi forzati” (nei quali regna comunque lo scontento) e dai quali prima o poi coloro che si sentono infelici scapperanno via irrimediabilmente.
Molte cose si stanno muovendo in seno all’Abi, ma ancora tanto dovrà essere fatto.
Comunque a parte questo vogliamo aprire una finestra sul mondo omosessuale, che come spesso accade rivela un microcosmo differente rispetto alla media della popolazione.
In questo caso possiamo dire che il gay medio ha un rapporto diverso con la propria banca ed è meno propenso all’infedeltà, nel senso che è gia in principio maggiormente selettivo nella ricerca e quindi nella scelta del proprio consulente, con il quale cerca sempre di stabilire un rapporto di reciproca onestà e chiarezza, che al di là di possibili eccezioni è il modo migliore per evitare brutte sorprese e scontentezze in futuro.
Quello che importa è il rapporto umano che viene ad instaurarsi tra i due soggetti, e per noi più sensibili di altri alle relazioni personali, questo implica che il nostro bancario diventi anche un amico che nella maggior parte dei casi cercherà sempre di trattarci con i guanti.
Difficilmente i concorrenti ci strapperanno via dalle sue “braccia” (se magari ce ne siamo innamorati figuriamoci…), tanto più che oggi come oggi esiste un certo livellamento di condizioni tra i vari istituti di credito, e proprio per questo risulta maggiormente difficile tradire il nostro consulente se con noi è sempre gentile, preparato ed efficace, anche se magari all’altra banca potremmo avere quel mezzo punto in più.
Se poi alla concorrenza troviamo un altro Raul Bova, beh….che dire….beati voi!

di Sirio Belli

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