MA QUANTO MI COSTI?

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Tariffe a scatti o al secondo. Scatto alla risposta. Fasce orarie. Ma come si fa a sapere quanto spenderemo davvero? Ecco i "trucchetti" dei gestori per presentare offerte...

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Parli molto, spendi poco. Ma quanto vale uno scatto, in telefonia mobile? Il costo reale di una conversazione rispetto a qunto annunciato dai gestori, deve essere "tarato" sulla sua effettiva durata, a seconda del numero di scatti che si consumano. E sono molti gli equivoci che possono sorgere a causa del differente modo di presentare le offerte. Alcuni gestori utilizzano una tariffazione a scatti, altri a secondi. Come se sul banco del mercato trovassimo un prezzo delle mele al chilo e poco più in là un cartello con l’indicazione del costo alla libbra. Non c’è nessuna regola che imponga alle compagnie un linguaggio comune. L’unico obbligo consiste nell’indicare se si paga uno scatto alla risposta, mentre la pubblicità parla sempre di costo al minuto, con qualche trucchetto che fa leva sull’abitudine a pensare ancora in lire.

Prendiamo un esempio: esiste una tariffa che viene pubblicizzata con un costo al minuto di 15,49 centesimi di euro iva inclusa, pari a 250 lire più iva. Apparentemente è tutto in regola, anche se il cliente è più portato a prendere in considerazione il vecchio prezzo in lire. Ma non finisce qui. Leggendo attentamente quanto scritto in piccolo, si scopre che in realtà non si spendono 15,49 centesimi di euro, ma ben 46,47 centesimi di euro, più il 25 per cento della ricarica. Il meccanismo, che porta a triplicare il prezzo pubblicizzato, è il seguente: alla risposta si spendono 15,49 centesimi di euro, dopo 5 secondi altri 15,49, dopo 65 secondi altri 15,49 centesimi. È un sistema a scatti della durata di 5 secondi. Sarebbe tutto molto più semplice se la misura dello scatto fosse sempre uguale.

Invece non è così, neppure nell’ambito dei contratti di uno stesso gestore.

La Tim, ad esempio, precisa che «non esiste nulla di più trasparente della "linea Unica", che ha due tariffe base, "Unica" e "Unica 10". La tariffa prevista per entrambe è a secondi, con scatto alla risposta, sempre dichiarato al cliente, in tutti i mezzi con cui abbiamo comunicato la tariffa. Questo vuol dire, ad esempio, che se "Unica", che ha una tariffa nominale di 18 centesimi e parlo 60 secondi, pago 18 più 15 che fa 33 centesimi. Tutto questo vale per il primo minuto di conversazione, perché ovviamente lo scatto alla risposta si applica solo a questo». Anche in relazione all’opzione "Superautoricarica", secondo la Tim, non esistono misteri: è tutto indicato con chiarezza nei messaggi pubblicitari.

Spiegazioni che non convincono le associazioni di consumatori. «C’è un’effettiva impossibilità di scelta da parte del cliente», dice Giustino Trincia, "procuratore generale" di Cittadinanzattiva, «perché mancano le informazioni di base, quelle più concrete, su cui poter fare un paragone tra le diverse offerte. Per non parlare della poca trasparenza e della carenza d’informazioni del messaggio pubblicitario che produce facili equivoci». Di fronte a un mercato così confuso, dovrebbe intervenire l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

«Ma non solo», precisa Trincia, «il Governo, con un recente disegno di riforma, vuole ridimensionare la più efficace delle Autorità di regolazione, quella per l’energia e il gas, ma non muove un dito per colmare lacune e ritardi ricorrenti dell’Autorità per le comunicazioni».

di Cellulari.it

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