NIENTE FILM DAL TELEFONINO

di

Scambiare filmati via cellulare? Con l'Umts si può. Forse. Ma, dopo la corsa al rialzo all'asta per aggiudicarsi il servizio, le aziende tardano a farlo partire. Cronaca di...

Una comunicazione multimediale e veloce, con possibilità di scambiare immagini, anche in movimento, testi, documenti. Con lo “Universal Mobile Telecommunications System” il telefono cellulare si trasformerà in videotelefono, terminale Internet, ufficio mobile, riproduttore di musica MP3 ad alta fedeltà. Il tutto concentrato in un oggetto poco più grande degli attuali cellulari, e che peserà solo un centinaio di grammi. Tutto questo promette l’Umts, la tecnologia cellulare di nuova generazione che avrebbe dovuto debuttare in Europa tra la fine del 2002 e il 2003. Ma, oggi, la parola d’ordine è prudenza.

Le aziende, che nell’estate del 2000, quando in Europa sono andate in scena le aste per le licenze Umts, erano corse a offrire quanto richiesto dai governi, indebitandosi complessivamente per oltre 110 miliardi di euro, oggi annunciano pesanti ritardi nel lancio del servizio. L’ultima, in ordine di tempo, è l’inglese Vodafone: fino al 2003 niente Umts né in Gran Bretagna né in Germania. «Non siamo ancora soddisfatti della qualità dei terminali», ha ammesso il presidente del gruppo per le attività tedesche, Jurgen Kuczkowski. O meglio, le reti funzioneranno per la fine dell’anno, ma per il servizio commerciale, quello che interessa la massa, non se parla sino al prossimo anno.

E l’Umts sembra sempre più un miraggio. In un articolo pubblicato sul Corriere della sera a firma di Giancarlo Radice si tocca il polso allo stato di saluta dell’attesissima terza generazione. «L’Umts doveva essere una Rivoluzione, con la erre maiuscola, in grado di cambiare, già dal 2002, il modo di comunicare fra le persone (e le aziende) – scrive il Corriere – In realtà, quella che comincerà a manifestarsi non prima del 2003 o 2004 (e per le immagini in movimento c’è da aspettare il 2006) sarà una semplice riforma, con la erre minuscola. Che servirà ad aziende e professionisti a trasferire velocemente dati digitali. E ai consumatori, oltre che alla comunicazione vocale come con gli attuali gsm, a ricevere e inviare video-messaggi, video-sport, video-sesso».

Basta mettere in fila gli annunci degli ultimi giorni per rendersi conto che dall’Umts è in atto un’autentica fuga. Dalla Nokia alla spagnola Telefonica, dalla finlandese Sonera alla francese Orange, annunciano tagli negli investimenti e ritardi nella realizzazione delle reti 3G necessarie pe ril servizio Umts. Non c’è più un solo gruppo che non abbia rallentato, se non bloccato, i propri piani d’investimento. E si tratta di investimenti che venivano stimati complessivamente in circa 100 miliardi di euro.

Ne vale ancora la pena? Dubbi più che legittimi, visto che le prospettive di successo dell’Umts appaiono, paradossalmente, anche più incerte di quello che erano due anni fa: reti e terminali (cioè i nuovi cellulari 3G) non ancora affidabili, sistemi di fatturazione tutti da verificare e, soprattutto, i «contenuti», ossia le possibilità di uso di servizio o d’intrattenimento che l’Umts consente, appaiono in realtà molto limitati. Per assurdo, altre «soluzioni» tecnologiche, meno costose, rischiano di buttare anticipatamente fuori mercato l’Umts: come le cosiddette wireless lan, le reti di comunicazione ad alta velocità in ambito locale.

In Giappone, dove i primi servizi di terza generazione sono stati lanciati fin dallo scorso ottobre, l’operatore leader, Ntt DoCoMo, ha registrato un boom iniziale (89 mila clienti nei primi tre mesi) seguito da un netto calo nella crescita degli abbonamenti. E, soprattutto, da una discesa del 25% nella spesa pro capite. Un brutto segnale per le società europee che ancora devono cominciare l’avventura. Gli analisti di Schroder Salomon Smith Barney calcolano infatti che, «per poter rientrare nei loro piani di sviluppo e giustificare gli investimenti fatti finora, gli operatori devono riuscire a ricavare da ogni utente una media di almeno 500 euro l’anno, contro gli attuali 360 euro. Un traguardo difficile da raggiungere».

E in Italia? Tim, Vodafone-Omnitel e Wind procedono nei loro piani, mentre fra i due «debuttanti» uno, Ipse (che fa capo a Telefonica), è ormai a fine corsa e l’altro, H3G, affida la sua scommessa alle enormi risorse finanziarie della casa madre, Hutchison Whampoa. «I telefonini Umts cambieranno radicalmente il mercato delle comunicazioni. Un mutamento paragonabile a quello che la Tv a colori ha rappresentato per il mondo televisivo» rilancia Giuseppe Sammartino, ex uomo Telecom e ora direttore degli affari generali di H3G. «H3G lancerà i primi servizi Umts già nell’ultimo trimestre 2002 – prosegue – Molti pensano che l’Umts sia un prodotto nuovo che arriva di colpo sul mercato. Prima non c’era e, a un certo punto, c’è. Non è così. Si tratta di un cambiamento progressivo.

Un passaggio decisivo sarà dato dalle immagini in movimento. Ricordiamoci di cos’è successo con i messaggi sms. Nessuno ci credeva. Invece, si sono rivelati uno straordinario successo».

di Cellulari.it

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...