NUMERO UNICO PER COMUNICARE

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Un solo identificativo per telefono fisso, cellulare, fax, telefonia su protocollo internet e posta elettronica. Forse presto anche in Italia un'importante semplificazione per tutti.

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Un solo numero per telefono fisso, cellulare, fax, telefonia su protocollo internet e posta elettronica. L’authority tlc sta valutando se, ed eventualmente con quali regole, introdurre in Italia il nuovo «numero identificativo universale». Un’innovazione possibile adottando il protocollo «enum» che consente l ’ associazione tra numeri telefonici e indirizzi internet dns. Sul tema è stata aperta una consultazione pubblica. L’innovazione può essere una piccola rivoluzione nella vita di tutti i giorni: un solo numero, per essere rintracciati tramite qualsiasi strumento di comunicazione telefonica, di oggi e del futuro prossimo, su rete telefonica tradizionale, mobile, e via internet.
L’authority sta valutando se introdurre in Italia il «numero universale», ma con cautela. Chiedendo il parere di tutti i soggetti potenzialmente interessati, l’ autorità presieduta da Enzo Cheli vuole avere le idee chiare sui benefici e gli eventuali svantaggi, soluzioni tecniche, aspetti legati alla sicurezza ed alla protezione dei dati personali. Ci si chiede, per esempio, se il nuovo numero universale può portare anche a riduzioni di costi e tariffe, se può favorire lo sviluppo dei nuovi servizi di telefonia su protocollo internet o di altri servizi multimediali, se può essere garantita la trasparenza delle tariffe applicate a seconda dei diversi strumenti di comunicazioni raggiunti componendo lo stesso numero.
L’autorità vuole anche valutare l’opportunità di avviare una fase di sperimentazione prima dell’eventuale avvio a regime del nuovo servizio. Ha così avviato una consultazione formale: chiede cioè «valutazioni e commenti» di operatori telefonici, imprese produttrici di apparati di rete, soggetti che operano in internet, e di chiunque sia potenzialmente interessato. Un’analoga indagine si è già tenuta, nel corso del 2002, in altri paesi europei: tra questi, Austria, Francia, Svezia e Regno Unito hanno già avviato la sperimentazione. Un percorso che muove i primi passi anche in Italia: l’authority lo ha deciso il 16 aprile, aprendo un confronto che servirà da base per poi decidere se introdurre il servizio, ed eventualmente in che modo regolamentarlo.

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