OBIETTIVO E-BANKING

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La gestione del conto corrente da Internet è un'esigenza sempre più diffusa. Ecco i risultati di una indagine svolta da BNL sullo sviluppo delle offerte in Italia.

LA SETTIMANA FINANZIARIA
Nuovo carburante sul fuoco delle speculazioni ribassiste, ed in un contesto gia difficile per l’avvento della guerra, anche i dati macroeconomici (in particolar modo negli Stati Uniti l’indice di produttività del 4° trim. 2002 inferiore alle stime) rivelano la negatività del momento.
Da segnalare per l’area euro il discorso di giovedì pronunciato da Duisemberg, il quale ha nuovamente rimarcato il fatto che il livello attuale dei tassi appare appropriato, ed un taglio in questo momento sarebbe una goccia nel mare dell’incertezza.
Sempre secondo il capo della Bce sono casomai necessarie riforme strutturali che iniettino nuova fiducia nei consumatori e negli investitori, più che manovre sulla politica monetaria; sul fronte dell’euro invece, il rialzo della moneta unica per il momento non preoccupa.
Tornando sui listini, a Piazza Affari spiccano i ribassi del comparto bancario, la sostanziale tenuta di quello degli energetici, e la perdurante sofferenza dei telefonici (Tim a ridosso dei minimi).

LA LENTE DI INGRANDIMENTO
Sempre più spesso parliamo dei cambiamenti che le new economy ha provocato (e continua a farlo) in ogni aspetto del quotidiano.
E tra i settori che ne hanno maggiormente subito le pressioni, abbiamo visto come quello bancario viva momenti di autentica rivoluzione.
Ma a che punto è oggi l’e-banking?
E quanto reale utilizzo gli italiani (e nel nostro caso la popolazione gay) hanno di questo strumento?
Secondo una recente indagine svolta da BNL il canale bancario “virtuale” sta crescendo a ritmo esponenziale (+ 48%), anche se è presente in misura inferiore alla media europea, ed il tasso di penetrazione dell’e-banking nel nostro paese è tra i più bassi della comunità (10%).
Scavando ulteriormente scopriamo che a fronte di questo incremento del numero degli utenti “on-line” non si ha un corrispondente aumento del controvalore delle operazioni (in genere pagamenti o incassi) e della loro frequenza.
E molti istituti presentano in questo caso conti in rosso.
I perché possono essere molteplici: innanzitutto la crescita del numero degli utenti potrebbe essere un dato non molto attendibile sulla reale domanda del prodotto, in quanto molti istituti hanno quasi “forzato” la loro clientela nell’avere l’home banking distribuendolo scriteriatamente, senza magari domandarsi se ne avevano la necessità, le conoscenze informatiche, o addirittura il computer stesso (!), e non pensando che il cambiamento nelle abitudini della gente (se tale deve essere) non può avvenire così velocemente.
Poi vediamo una qualità ancora scarsa di molte offerte, l’effettiva poca dimestichezza degli italiani con i Pc (da dire invece che il mondo gay va in controtendenza data la familiarità elevata con il computer), la stessa italica cultura più votata al contatto umano rispetto alla freddezza delle macchine.
Indubbiamente per molti settori come lo shopping on-line, l’avvento dei canali virtuali rappresenta una effettiva grossa agevolazione creando valore aggiunto negli scambi, ma nel mondo del credito (ed in particolar modo nel settore degli investimenti), dove è ancora insostituibile la presenza del contatto col proprio consulente, lo scambio di opinioni, la simpatia che magari ci regala, probabilmente l’e-banking non vivrà mai stagioni di trionfo (ma prenderemo atto di nostri eventuali sbagli).
Potrà essere solo un contorno, un accessorio migliorativo di un canale molto più importante quale quello umano.

di Sirio Belli

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