OFFERTE PUBBLICHE

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Perché anche i gay ne capiscano di più.

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Questa settimana completiamo la panoramica affrontata in precedenza sulle offerte pubbliche.

La più nota di queste, attraverso cui si svolgono anche le privatizzazioni, è certamente l’O.P.V. (offerta pubblica di vendita), mediante la quale gli azionisti di controllo di una società, offrono al pubblico tutte o una parte delle proprie azioni aventi diritto di voto.

Con essa i prodotti finanziari che ne figurano l’oggetto sono offerti ad un identico prezzo, l’acquirente non può comprarne un numero diverso da quello che rappresenta il lotto minimo, e deve rivolgersi ad un solo istituto di credito; questo per garantire la massima diffusione pubblica dell’offerta e l’uguaglianza per tutti i risparmiatori.

Al suo fianco ma meno conosciuta è l’O.P.S. (offerta pubblica di sottoscrizione), la cui differenza sostanziale sta nel fatto che mentre con la prima l’offerente si impegna a vendere i titoli che già possiede, in quest’ultimo caso vengono proposti titoli di nuova emissione.

Ne risulta quindi che chi aderisce a quest’ultimo tipo di offerta non è un acquirente ma bensì un primo sottoscrittore.

Entrambe le procedure rappresentano i due casi principali della cosiddetta "sollecitazione all’investimento" (regolamentata dal Testo Unico della Finanza, Artt. 94 e seg.), che comprende "ogni offerta, invito a offrire o messaggio promozionale, in qualsiasi forma rivolti al pubblico, finalizzati alla vendita o alla sottoscrizione di prodotti finanziari", esclusi i depositi bancari o postali effettuati senza emissione di strumenti finanziari.

Chi vuole procedere ad una sollecitazione all’investimento deve inoltre darne comunicazione alla Consob attraverso un prospetto informativo, compilato secondo i dettami della Commissione stessa.

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