PROCESSO AL FONDO

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La crisi del mercato finanziario ha travolto anche i fondi di investimento. Ma è davvero tutto da buttare via? Tra inviti alla cautela e trucchetti da intenditore, ecco...

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Nonostante le parole di Bush e quelle rassicuranti di Greenspan sullo stato di salute dell’economia americana, i mercati hanno stentato a muoversi in terreno positivo ed hanno presentato il solito andamento altalenante (orientato verso il basso) che conosciamo purtroppo molto bene in questi anni difficili.

I risparmiatori sono decisamente snervati dalle delusioni ed ancora troppo ustionati dalle scottature provocate dallo scoppio della bolla speculativa azionaria.

Ed ancora troppo freschi appaiono i recenti scandali societari per poter già essere assorbiti e ricreare il clima di fiducia verso il sistema finanziario globale.

Ci vorrà certo del tempo, ma qualche piccolo sentore di una possibile inversione di tendenza si respira nell’aria, e molti investitori lo stanno fiutando come un nuovo periodo di espansione economica più saldo del precedente perché già testato dalle difficoltà.

Forse è tutto vero, ma tra rischio e tranquillità per molti di noi è ancora meglio aspettare.

LA LENTE DI INGRANDIMENTO

Gli ultimi anni hanno generato per i mercati finanziari una batosta che ha colpito molti risparmiatori in tutti i campi, dalla borsa (sgonfiamento bolla net economy) al comparto dei bonds (discesa tassi), e recenti indagini dimostrano che a soffrire di più di questa congiuntura sfavorevole è stato il "plotone" dei fondi & co.

Dagli azionari ai monetari, hanno sottoperformato gli indici borsistici e perso il confronto con i titoli di stato, aggiungendo pene ai dolori dei nostri patrimoni.

I capi d’accusa sono molti: gli alti costi del gestito, gli errori negli assets, nel timing di borsa, nelle valutazioni, nelle previsioni, gli scellerati consigli di molti inesperti consulenti.

Ed allora giù con le condanne degli inferociti Bot-people alla ricerca del capro espiatorio.

Ma errare non era forse umano?

Non ce la sentiamo di sparare a zero sui gestori in quanto è facile criticare quando tutto va male, e la corta memoria finanziaria non riconduce quasi mai agli ottimi risultati del passato.

Anche la politica del fai-da-te in campo azionario tanto sbandierata in questi momenti non è vincente come si pensa (statisticamente i trader in proprio non combinano molto), o per lo meno difficile da realizzare visto che replicare fedelmente gli indici di borsa, settoriali o geografici è in pratica impossibile con l’enorme costo e precisione che necessiterebbe.

Non dimentichiamo i vantaggi pratici che i fondi offrono ai risparmiatori quali importi minimi di investimento, diversificazione altrimenti difficilmente ottenibile in proprio e indipendente dall’entità della cifra impiegata, facile smobilizzo, reinvestimento delle cedole, e così via….

Forse le società dovranno effettivamente lavorare sulle commissioni un po’ elevate, ma li riteniamo ancora assolutamente validi nel panorama finanziario attuale.

Purtroppo ogni cosa ha i suoi pro e contro, ma prima di condannarla dobbiamo valutare le nostre esigenze, le aspettative e la capacità finanziaria nel momento in cui decidiamo l’investimento.

A posteriori poi, ogni cosa è evidentemente più facile.

Difficile è avere pazienza quando i mercati lasciano l’amaro in bocca, e prendere atto della fallibilità di ognuno di noi.

di Sirio Belli

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