SENZA RINUNCIARE AL LIQUIDO

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Il conto corrente non rende? L'alternativa c'è. Soldi sempre disponibili che rendano meglio: si chiamano Fondi Comuni di Investimento e funzionano così...

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Settimane di trimestrali societarie, e le alternanze di buoni risultati (Intel, Coca Cola) con dati invece pessimi (Nokia, Ford, Lucent) rendono nervosi i mercati che concludono con un bilancio negativo.
Sul fronte macro USA da notare un aumento dello 0,2 % dei prezzi al consumo e dello 0,1 % della produzione industriale; tutti ennesimi segnali dello stato di debolezza dell’economia a stelle e strisce.
Si affaccia pure lo spauracchio deflazione, ma il presidente della Fed Greenspan, si dichiara pronto a combatterla ance ricorrendo a strumenti inusuali (come ad esempio l’acquisto dei buoni del tesoro a lungo termine) e comunque si mostra deciso a non abbassare la guardia contro i mali che affliggono la ripresa.
Per quanto concerne Piazza Affari, sul listino milanese vengono penalizzati molti bancari, affossati tecnologici, soprattutto dopo i dati Nokia, e non accenna a diminuire l’agonia del titolo Fiat, davvero vicino a pericolosi minimi.

LA LENTE DI INGRANDIMENTO
Sicuramente in questi momenti di “carestia finanziaria” molti di noi scelgono la via della liquidità, influenzati dalla grande incertezza della congiuntura economica. Ma come sappiamo i conti correnti offrono una remunerazione pressoché inesistente. Allora, per chi desidera comunque non rinunciare alla disponibilità di liquido sul conto ottenendo un rendimento migliore, la soluzione si può avere collegando al conto stesso un fondo comune di investimento.
Funziona così: il risparmiatore decide una cifra che deve rimanere stabilmente sul conto, giusto per le spese ricorrenti mensili, ed il resto viene rastrellato via via con cadenza prestabilita, confluendo nel fondo scelto. E ovviamente, viceversa, avremo un disinvestimento nel caso in cui il saldo del conto sia inferiore alla soglia prefissata. In questo modo è sempre possibile contare su una certa disponibilità senza doversi preoccupare del movimento dei soldi, e visti i rendimenti di molti fondi legati a questi prodotti, si può anche sperare in un guadagno migliore rispetto alle miserie offerte dai tassi creditori sui depositi.
In genere i fondi agganciati sono di liquidità, o comunque obbligazionari area euro breve termine, e solo in qualche caso (per i più giovani o quelli con propensione al rischio più elevata) possono essere in tutto o in parte azionari. Un consiglio potrebbe essere quello di alimentare dei Pac azionari con disinvestimenti programmati dal fondo di liquidità stesso, laddove le cifre accantonate permettano una ulteriore diversificazione.
Per attivare questo meccanismo occorre innanzitutto stabilire il tetto massimo e minimo di soldi da tenere sul proprio conto, e quindi scegliere (per quelle banche che prevedono più possibilità) il fondo comunicante.
Per quanto concerne i costi, le spese per questi servizi sono mediamente non elevate (si va per esempio dai 40 € del “Contomat” Bnl ai 60 € di “Multibenefit” Sanpaolo ai 72 € di “Sistema” Antonveneta), ed in ogni caso è sempre consigliabile constatarne il livello nonché l’eventuale presenza di costi aggiuntivi.

di Sirio Belli

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