TANGO FATALE

di

Gay coinvolti nella crisi argentina

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Le ripercussioni dello scandalo Enron negli Stati Uniti, stanno contagiando sempre più i mercati azionari che hanno vissuto un’altra settimana di passione.

Infatti, nonostante alcuni buoni dati circa la ripresa economica negli States (forte produttività e diminuzione del costo del lavoro) e risultati trimestrali migliori delle attese per colossi del calibro di Cisco, gli indici americani sono andati in terreno decisamente negativo sfondando importanti supporti come quota 1900 per il Nasdaq, salvo poi un parziale recupero in vista del weekend.

Nel vecchio continente poi a peggiorare le cose è il paese traino dell’economia di eurolandia, la Germania, per la quale si intravedono mesi di forte crisi e di continui aumenti dei disoccupati; ed è per tale ragione che i listini europei hanno sofferto più che altri.

Da segnalare, con viva preoccupazione, anche i veri e propri crolli della borsa giapponese al cui capezzale tanti e tanti risparmiatori di tutto il mondo pregano per una concreta svolta epocale in grado di guarire i profondi malanni del paese nipponico.

A Milano in discesa i telefonici, che non riescono a guadare il fiume di problemi che li ha circondati in questo biennio, molti bancari tra cui quegli istituti coinvolti nel crack Enron, e Fiat, alle prese con un 2002 tutto in salita per la probabile frenata sulle vendite di autovetture.

LA LENTE DI INGRANDIMENTO

Tra i duecentomila risparmiatori italiani che sono rimasti invischiati con i bond argentini nel crack finanziario del paese sudamericano, ci saranno sicuramente alcuni di noi. Per loro purtroppo ben poche sono le speranze di rivedere a breve i propri risparmi o addirittura di rivederli del tutto, eppure l’amore tra loro ed i bond ad alto rischio non è ancora finito.

Visto il livello dei tassi ai minimi ed i poco gratificanti rendimenti nei principali paesi industrializzati, le obbligazioni dei paesi emergenti conservano ancora un discreto fascino che calamita l’attenzione di molti investitori.

Anche noi non crediamo di escludere a priori qualsiasi investimento in titoli emergenti solo per la difficile congiuntura attuale, ed in un’ottica di diversificazione dei propri assetts possono rappresentare una valida scelta.

Esistono tuttavia alcuni rischi dei quali è importante far tesoro nella selezione di tali strumenti.

Innanzitutto il rischio paese, cioè l’affidabilità che l’emittente dimostra sulla propria situazione economica e nella capacità di far fronte ai propri impegni; è possibile avere un quadro abbastanza veritiero di tutto ciò consultando le pagelle emesse dalle agenzie di rating internazionali (come ad esempio Moodys o S&P) i cui giudizi devono sempre essere indicati nei prospetti dei vari prestiti obbligazionari.

Inutile dire che per quanto precisi possano essere tali valutazioni, il rischio per questi paese è sempre presente.

Altro importante fattore da tenere d’occhio è poi l’incognita legata alla maggiore volatilità delle valute dei paesi emergenti rispetto a quelle più forti come euro e dollaro che si traduce in un maggior rischio per quei prestiti denominati in denaro locale.

Alcuni fondi di investimento, che peraltro rappresentano una valida alternativa al fai-da-te vista la maggior diversificazione-paese, riescono a coprire in parte il pericolo legato alle forti oscillazioni valutarie, ma è indubbio che ne limitino le capacità reddituali; la loro qualità migliore sta nell’offrire un paniere molto vasto dove anche gli azzardi più marcati vengono attutiti.

In ogni modo ricordate che l’investimento in bond ad alto rendimento non deve mai superare determinate soglie (circa il 10% del portafoglio) e che non rappresenta certo una possibilità per tutte le tasche.

di Sirio Belli

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