BELLO E LUCENTE: E’ L’UOMO DEL 2000

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Bello, perché pare che con la fine del secolo sia anche finita la mania dell’anoressico chic, che, dopo aver inquinato le passerelle femminili aveva convertito anche i bookers...

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“Il motore del 2000 sarà bello e lucente” cantava un poeta nel secolo scorso. Si sbagliava, ma era un poeta, non un profeta. L’uomo del 2000, invece, è sia bello, che lucente. Bello, perché pare che con la fine del secolo sia anche finita la mania dell’anoressico chic, che, dopo aver inquinato le passerelle femminili aveva convertito anche i bookers di quelle maschili. Lucente per la scelta dei tessuti che avvolgeranno democraticamente ganimedi e tripponi nel primo ( o ultimo, secondo le teorie ) inverno del millennio.

Cominciamo dall’attributo lucente. Lucente come il nuovo zaino rigido Boblbee, progettato dallo svedese Jonas Blanking. In materiale ABS, identico a quello dei caschi per motorini, ha forma ergonomica e contiene comodamente un portafogli, un cellulare e, con qualche pigiatina, anche anche un paio di guanti imbottiti.

E’ uno dei simboli dello stile tecno – business che tanto si sposa con la new economy. Cioè a dire concetti pieni di vuoto che ben si adattano alla capienza minimale di questo oggetto di, pur straordinario, design.

Lucente come i ricami , le spille e i distintivi sulle nuove magliette D&G. La più divertente è quella che porta la scritta in paillettes “I sell sex”. Ultimamente, però, non sembra il caso di indossarla con troppa disinvoltura. Metti che per caso uno va con un amico e lo ferma la polizia: magari pensano male e sequestrano l’auto.

Lucente come i plastic pants e i completi “squamati” di Costume National, con giacca lunga quasi a metà coscia, che fa tanto maestro di cerimonie, ma slancia anche il fisico renitente alla palestra.

Lucente come l’oro di Laura Biagiotti, ma anche come il nero della lana pettinata dei vestiti di Dougie Millings, lo stilista dei Beatles. Infatti, se nella moda femminile si guarda con insistenza alla fine dei Settanta, inizio degli Ottanta, il maschio ritorna alle misure dei Sessanta, con qualche strizzatina d’occhio al glamour e al punk meno trucido.

E se lucente non è l’esterno, che lo sia l’interno con le folgoranti idee di Levi’s ( per fortuna ancora in fieri ). La casa americana ha, infatti annunciato che ha allo studio delle giubbe di pelle stile on the road, dotate di microchip interni e schermo a cristalli liquidi per collegarsi ad Internet ovunque. Forse il vecchio Kerouac si rivolta nella tomba.

Infine bello. L’uomo è bello perché è avariato. Il salutismo non è più un dovere e gli sport estremi non tirano come nei novanta. Il ventre piatto è una scelta, non un obbligo e l’abbronzatura al tungsteno fa schifo. Quindi è bello l’uomo imperfetto, ma dotato di grazia consapevole. Julian Schnabel, vincitore a Venezia, è perfetto con il suo look indiano, a dispetto del fisicone possente. Il gladiatore Crowe non ha i tratti di un Apollo dorico. Persino gli spazzini omoerotici di “O’ fantasma”, film – scandalo destinato a turbare i sonni di molti e a conciliare quelli dei più, sono portatori sani di imperfezioni stupende, basta pensare alle labbra troppo tumide del protagonista.

Un simbolo per tutti : Brian Molko, leader del gruppo rock Placebo. Troppo pallido, troppo ambiguo, troppo nervoso, troppo affascinante. Troppo.

di Paola Faggioli

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