Louis Vuitton, in viaggio per la Brexit

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Louis Vuitton con Kim Jones abbandona la fortunata retorica del viaggiatore classico e si addentra in ricerche citazioniste punk.

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A questo giro si rimane sul viaggio. C’è poco da fare. Anche all’epoca della frammentazione estrema ci sono dei trend che definiscono una stagione. Ben vengano.
Kim Jones si trova quindi sul carro giusto considerando la storia di Louis Vuitton, che fa valigie da 150 anni e ha interiorizzato come nessun altro l’idea di viaggiatore in opposizione a quella di turista, assestando tutta la propria immagine su una delle più celebri rivelazioni di Paul Bowles.

Non ci si ferma però al tè nel deserto, che è solo l’humus forse coatto su cui innestare la SS17.
Le variazioni sul tema sono incisive e molto inglesi. I trench trasparenti vengono direttamente dalle ricerche di Umbro by Kim Jones che tanto fecero fremere street style addict e blog di settore.
Sdoganato con (eccessiva) naturalezza il mohair a ferragosto, si entra nel sempre appetibile circo punk-revisionista. Pantaloni timidamente bondage ma arrogantemente tartan, maniche lunghe omaggio a dame Westwood. Stampe african-pop invece molto più Malcolm McLaren.

Anche nel casting jeunesse dorée annichilita e no-future. Si direbbe il tutto tanto inconsapevole quanto a puntino in questi tempi di brexit furoreggiante.

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