Milano Fashion Week: le contraddizioni di Gucci

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Quello di Alessandro Michele, il più dibattuto stilista contemporaneo, è il regno dell’eccesso e del glamour più eclettico.

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Disco ’80, luci, contraddizioni e altre storie.

Come in una sommersa Atlantide o in un agorà greca, Gucci porta in passerella la collezione primavera/estate 2017 tra grandi statue e colonne mastodontiche.

Quello di Alessandro Michele, il più dibattuto stilista contemporaneo, è il regno dell’eccesso e del glamour più eclettico: tra leggings scintillanti, cristalli, giacche dalle maxi spalle, paillette e accessori ripresi dall’archivio della maison che sfilano a ritmo di musica techno.

L’ispirazione arriva dalla disco vintage, come sottolineato dai giochi di luci laser che acceca il parterre di addetti ai lavori e più o meno note star, Dakota Jones ad esempio, in total look Gucci, e al luccichio degli sfavillanti anni ’80 si aggiungono riferimenti rinascimentali e orientali cari al designer, così come le irriverenti stampe cartoon.

Il risultato è un mix assolutamente eccentrico e difficile da capire a colpo d’occhio fatto di contraddizioni: gonne e calotte quasi medioevali abbinate a chiodi in pelle da rock star, spessi collari (choker) che incontrano pizzi sangallo e cappellini a pagoda, volumi da Ziggy Stardust denti di tigre e collane di perle, occhiali futuristici e pizzi d’antan, probabilmente ritrovati in qualche cassetto e riproposti come trend attraverso l’estro creativo di Michele.

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