NIENTE GABBIE AL CIRCO DEL SOLE

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Il grande successo del Cirque du Soleil dimostra che il circo senza animali paga. Un esempio per i circhi italiani che invece si ostinano a tenere prigionieri elefanti,...

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Con stupefacente grazia e molta sensualità Isabelle Chassé si avvolge e si riavvolge attorno a due drappi di seta rossa, passando da uno all’altro senza che si capisca come. Lo fa a piú di 15 metri d’altezza, senza nessuna protezione e ammirata, con fiato sospeso, da circa 2.500 persone. Lei è una delle stelle del Cirque du Soleil, il circo senza animali che fino a metá di marzo sará a Barcellona con il suo nuovo spettacolo “QUIDAM”.

Si tratta di una delle tappe piú lunghe della tournée che in tre anni porterà le 150 persone che lavorano sotto il tendone in 25 città europee, comprese Milano (fine del 2001), Roma e Bologna (inizio del 2002). Quando nel 1984, i due canadesi Guy Laliberté e Daniel Gauthier, fondarono con una decina di artisti il Cirque du Soleil, il primo che non utilizzó animali in pista, non potevano immaginare un successo consacrato oggi da questi numeri: sette show ripartiti in tutto il mondo di cui quattro stabili in Nord America, 1.800 circensi al lavoro, 120 città visitate, 20 milioni di spettatori in 15 anni.

La rivoluzionaria idea dei due canadesi fu quella di immaginare degli spettacoli che raccontassero una storia e che attraverso le acrobazie, i contorsionismi e le prove di forza accompagnassero lo spettattore in un mondo fantastico dove tutto è possibile. QUIDAM, che in latino significa l’uomo qualsiasi, è il personaggio di Magritte senza testa e con l’ombrello aperto che fa da guida in un viaggio surrealista, pieno di di sorprese e popolato da incredibili presenze. Dal nulla spuntano quattro cinesine che lanciano in aria e infallibilmente riacchiappano delle trottole di legno e subito dopo appare Chris, uno statunitense di 31 anni, che compie acrobazie dentro una grande ruota metallica, come fosse un criceto che corre dentro il suo giochetto circolare.

La maggior parte della attrazioni, tra cui la spelendida esibizione di Isabelle con i due teloni di seta rossa, si devono guardare a naso insú: le due gemelle che si contorcono su due grandi anelli, i sette acrobati, quattro Tarzan e tre Jane, che utilizzano le funi come liane e si lasciano cadere a peso morto fino a pochi centimetri da terra, la trapezista che compie salti mortali su un’altalena che va da un estremo all’altro del tendone. Tutti questi acrobati volteggiano tra i piloni alti 25 metri che sostengono l’intera struttura, ma anche in basso, sulla piattaforma rotatoria di 50 metri di diametro, lo spettacolo non è da meno.

Ed è proprio in pista che, quasi alla fine delle oltre due ore di show, entra in scena la coppia delle statue viventi, l’esibizione forse piú emozionante e senz’altro la piú applaudita. Un uomo e una donna, entrambi in perizoma e con un corpo da mozzare il fiato, danno vita a varie figure scultoree, basate solo su forza ed equilibrio, che lasciano assolutamente stupefatti. Quando, al culmine della prova, Carmita (38 anni) solleva i 90 chili di muscoli di Richard e rimane immobile, il pubblico trattiene il respiro per tutto il tempo che dura l’esercizio.

L’atmosfera di questo e degli altri numeri è senz’altro aiutata da una colonna sonora suonata e cantata dal vivo che è, al momento, uno dei CD piú venduti a Barcellona. Un elemento di continutà con il circo tradizionale è la presenza dei pagliacci, anche se uno di essi, John, che fa da nesso conduttore tra i differenti numeri dello spettacolo, è un clown anomalo, quasi un mimo futurista.

Del Cirque du Soleil fanno parse persone provenienti da ogni parte del pianeta e oltre ai 52 artisti, di etá compresa tra i 13 e i 49 anni, ci sono circa altre cento persone, inclusi due professori per i bambini, due fisioterapisti e sei cuochi, che garantiscono lo spettacolo e ad ogni tappa la grande famiglia rischia di ingrandirsi. In tutte le città, infatti, dove si monta il grande tendone bianco si svolgono i provini per nuovi artisti che, come nei sogni di molti bambini, vogliono scappare con il circo.

di Silvio Ajmone – da Barcellona

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