NOZZE GAY: COME MI VESTO?

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Trenta giovani aspiranti stilisti si confrontano con il tema del matrimonio omosex in una sfilata affollatissima. E la giuria premia la tradizione.

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E se domani approvassero i matrimoni gay, cosa indosseremmo per la cerimonia? Ma soprattutto: qualche stilista ci starà pensando? Se anche voi siete ossessionati da questi quesiti, che i meno sensibili alla sottile arte di apparire attraverso ciò che si indossa potranno giudicare insignificante, sappiate che non siete soli: il matrimonio tra persone dello stesso sesso è infatti il tema che i dirigenti della Accademia di costume e moda di Roma hanno assegnato ai trenta neodiplomati che hanno partecipato alla quarta edizione del Premio Carlo Palazzi. E i risultati della prova sono stati presentati a Roma nel corso di una sfilata nella bella sede dell’Accademia affacciata sul lungotevere Tor di Nona, in via della Rondinella.

Tanto pubblico per le idee nuove

È stata una serata insolita e molto affollata, in cui per la prima volta si è potuto vedere i suggerimenti dei futuri stilisti su come ci vestiremo il giorno del nostro matrimonio gay. Sarà stato il tema, sarà stato il prestigio della Accademia, sarà che la passione per la moda non cessa, fatto sta che ad assistere c’era tantissima gente: decine di ragazzi giovanissimi erano appollaiati sulle scale, lungo i muri e addirittura sulle finestre, pronti ad applaudire i trenta modelli che sfilavano nei corridoi della scuola.

Andrea Priori, che ha diretto e coordinato il lavoro dei trenta partecipanti al concorso, ha presentato la giuria composta da personaggi come lo stilista Sergio Ciucci, il presidente di Federabbigliamento Roberto Polidori, la giornalista Dundar Kesapli o Carmine di Stefano della David Mayer. A loro il compito di valutare i trenta modelli e assegnare il premio Carlo Palazzi, dedicato al sarto che fu tra i primi negli anni ’60 a portare oltreoceano il made in Italy della sartorialità maschile. A Carlo Palazzi va il merito di aver saputo stravolgere i canoni fissi della moda per uomo, aggiungendo finalmente trasgressione e originalità anche in questo settore fino ad allora molto austero. “La sua grande rivoluzione fu di liberare l’uomo dai costretti colori grigi e bui per illuminarlo di colori sgargianti e squillanti – spiega Andrea Priori – Allargò le cravatte da 6 a 9 centimetri, e soprattutto impose un nuovo tipo di camicia, o meglio la reinterpretò ricamandola o illuminandola di fantasie vivaci. Il suo costante pallino era rendere la sera anticonformista”.

Il coraggio di osareLo stesso atteggiamento coraggioso e innovativo…

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Il coraggio di osare

Lo stesso atteggiamento coraggioso e innovativo è quello che hanno dovuto dimostrare anche i ragazzi che partecipano al premio: i trenta aspiranti stilisti si sono dati da fare a elaborare soluzioni originali che a volte possono anche sembrare stravaganti ma che rendono unico un momento così particolare come quello in cui finalmente ci si unisce con il proprio compagno. “Questi giovani allievi sono partiti da un tema di grande attualità, il matrimonio tra persone dello stesso sesso – dice ancora Priori – Si sono dovuti muovere su un terreno non molto facile ma tutti quanti si sono concentrati sull’evento particolare e su un fattore non irrilevante, e cioè che in questa precisa circostanza entrambe le persone che si trovano a concordare ed a firmare un contratto così importante hanno un’eguale intensità e peso estetico. Inoltre abbiamo scelto di spingere al massimo la creatività dei futuri stilisti che si troveranno ad operare in un mondo in continua evoluzione, aperto ad ogni opportunità, svincolato oramai da schemi superati dall’evoluzione del costume sociale e culturale del nostro tempo”.

E la creatività dei giovani ha mostrato frutti molto interessanti: alcuni hanno deliberatamente stravolto il senso dell’abito da cerimonia, contaminandolo con suggerimenti dettati dalla indefinitezza sessuale e dalla trasgressione tipica della tradizione gay. In questo senso l’esempio più lampante viene da Marcella Palieri che ha “osato” vestire l’uomo con un bustino simile a quello delle divise sadomaso e stivali con zeppa, ma salta all’occhio anche il “discolo futurista” di Italo Pantano che concede l’abito nuziale bianco pur reinventandolo integralmente. Molti altri hanno saputo rinnovare la tradizione mantenendo giacca, camicia e cravatta anche se proponendone versioni decisamente originali, come quella divertentissima di Damiana Spoto che rinuncia alla camicia, abbottona la cravatta ai pantaloni e moltiplica le giacche.

La giuria alla fine ha deciso di premiare gli stilisti meno trasgressivi, assegnando il primo premio al “mikado lucido” di Maria Francesca Morellato, un abito nero molto serio reso stravagante da una originale cravattina a cinque punte. Il secondo posto è andato al “principe e non solo di Galles” di Davide Mattiucci con un allegro spezzato su cui spicca la cravattina a quadretti rossi ripresa dai polsini e dalle scarpe, mentre al terzo posto si è piazzata Samanta Aliperti che rinuncia alla cravatta e sfrutta linee morbide e ampie per creare “luci e ombre nell’uomo”.

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Nel corso della serata è anche stato consegnato dal presidente dell’Accademia di costume e moda, Fiamma Lanzara, il premio per l’eleganza maschile all’attore Geppy Gleijeses, considerato il più importante attore partenope della sua generazione, attualmente direttore del Teatro Stabile di Calabria.

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