A TU PER TU CON MARIO VENUTI

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Il suo "Veramente" è uno dei tormentoni dell'estate. Cosa è cambiato in questo originale artista con l'arrivo del successo? Ce lo spiega lui stesso, in questa intervista esclusiva.

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MILANO – L’ultimo disco di Mario Venuti, “Le grandi imprese“, dal titolo augurale, sta ottenendo un’ondata di successo e consensi. Il suo singolo “Veramente” è uno dei tormentoni dell’estate e così, dopo moltissime esperienze, dai Denovo al lancio di Carmen Consoli, con la quale ha lungamente collaborato, alle sue produzioni come solista, Mario arriva, alla soglia degli “anta”, al meritato successo. Noi siamo andati a vedere come se la passa.
Ciao Mario, conosci gay.it?

Onestamente no.
Stai vivendo un momento di grande successo alla soglia dei quarant’anni, è stata dura?
Beh, negli anni ’90 ho avuto, bene o male, degli intervalli regolari tra un disco e l’altro, poi una serie di vicissitudini hanno interrotto queste scadenze più o meno biennali in cui facevo dei dischi. Quarant’anni in realtà ancora non li ho compiuti (ride), li compirò ad ottobre! Comunque il successo lo vivo con serenità, ci sono molti lati positivi quando certe gratificazioni arrivano in ritardo. Si vivono con maggior rilassatezza e meno apprensione.
Il tuo disco è molto bello, molto “intimo“, ricco di sensazioni. Qual è l’ispirazione alla base di questo lavoro?

Mi rendo conto, a posteriori, che c’è un filo che lega molte canzoni. Ad esempio “Veramente”, “Bisogna metterci la faccia”, “L’invenzione”; ed è quello dell’identità, delle maschere che ci mettiamo, il tema pirandelliano dell’essere uno nessuno e centomila. Mi sembra che questa cosa aleggi un poco nell’album, ma in realtà non mi sono messo lì a scrivere un album concept, come si diceva una volta. Sono canzoni che prendono vita come entità singole, anzi, spesso ho la tendenza, quando compongo una canzone, a farne un evento unico ed irripetibile e non cerco mai, anche quando un brano ha successo di farne la versione 2, la vendetta! Devo dire che ho fatto le cose migliori quando mi sono sfidato con dei temi musicali o di testi. Quando ho fatto delle cose nuove tipo “Fortuna”, che per me era una novità rispetto alle cose che facevo con i Denovo, l’ho fatto con un atteggiamento vergine, entusiasta e curioso che ha prodotto gli effetti migliori.
Senti Mario, ma cos’è che ti è successo veramente?!
Beh, la canzone esamina un evento ironico, buffo, che è, appunto, quello di non saper comunicare in maniera diretta e quindi destare degli equivoci e produrre delle situazioni poi non gradevoli. Ma, nella vita quello che mi è successo è abbastanza duro, dal punto di vista umano e privato: ho avuto una serie di lutti e dispiaceri. Ho perduto mio fratello all’improvviso, il mio produttore, una mia carissima amica. Quando certe cose ti capitano, sembra che la morte ti aleggi attorno, ma forse alla fine ne esci più forte, con un senso di rassegnazione e con un atteggiamento più aperto, più pronto a vivere le cose per quello che sono, accettando anche i momenti negativi della vita.
Ho letto in una tua vecchia intervista che hai parlato tranquillamente di omosessualità. Visto che nel tuo disco canti “Bisogna metterci la faccia”, pensi che sia giusto che un’artista si dichiari e si presenti per ciò che è oppure…
Onestamente l’intrusione nelle mutande degli artisti non mi sembra interessante. Ma poi, si scandalizza ancora qualcuno?
Certo che no! Io non parlo di scandalo, ma di visibilità e di raccontarsi veramente per quello che si è.

Onestamente in questo momento non ho nessun tipo di vita sentimentale o sessuale per cui non ho nessuna sessualità (ride) né omosessuale né eterosessuale.
Tu sei siciliano, trovi sia un luogo comune che l’omosessualità al sud sia vista in una maniera diversa rispetto al nord Italia? I ragazzi che vivono questa realtà incontrano maggiori problemi o no?
Beh, oramai le cose siano abbastanza uniformate dappertutto, non credo ci siano più sostanziali differenze. È logico che in Italia la mentalità cattolica non ha prodotto quel genere di apertura mentale, ma non solo sull’omosessualità, su mille altre cose di coscienza civile, di accettazione serena riguardo a certi aspetti. Da noi prevale sempre un aspetto piuttosto ipocrita, che però a volte può avere i suoi lati positivi, nel senso che rende le cose meno platealmente banali, ufficializzate. Certo ha sicuramente i suoi lati negativi, nel senso che lascia meno spazio ai diritti quando devono essere rivendicati e si è più indifesi da questo punto di vista. In generale credo che la sessualità, per tornare al discorso di prima ha bisogno di un velo d’ipocrisia altrimenti perde fascino. È dura ammetterlo, ma penso che sia anche un po’ così.
Il gay pride nazionale quest’anno si è svolto a Bari, che ha reagito in maniera splendida. Tornando anche un po’ al discorso di prima sud-nord, hai seguito la cosa? Cosa ne pensi?
Sapevo che si teneva a Bari, però non l’ho seguito, onestamente non so com’è andata. Ho assistito a quello di Catania e mi è sembrata una cosa assolutamente rilassata. I problemi di solito sono nella vita di ogni giorno, non in queste manifestazioni, dove prevale l’aspetto festaiolo, la vera realtà è dopo.
Tornando al disco, come mai una cover di Ivan Graziani?
Non c’è un motivo particolare, a parte il fatto che amavo la canzone e il disco che la conteneva, “Pigro” degli anni ’70. Mi è ritornata in mente, si prestava ad una riedizione, mi divertiva il testo e così è stato naturale rifarla.
Sei in giro per l’Italia con il tuo tour, cosa ascolti nello stereo della tua macchina?

Ma… Radiohead, Subsonica e il disco di Morgan.
Sei innamorato in questo momento, fidanzato, libero?
Guarda in questo momento della mia vita non ho grandi pulsioni, e non perché sono occupato con la musica. Mi dispiace perché sicuramente è un vuoto, però ho una vita affettiva nel senso più esteso del termine abbastanza vivace. Mi piace abbastanza stare da solo. Questa forse è la realtà.
C’è stato nel tuo passato qualcuno che ti ha fatto veramente perdere la testa?
Capita a tutti nella vita, spero! Non capita poi così spesso come si crede, a volte ci s’imbarca in delle cose che magari sembrano chissà che, e poi sono viaggi nostri…uno poi ci prova sempre.
Per finire, un sogno nel cassetto e i tuoi progetti futuri, sia umani sia artistici.
Non lo so, forse… in questo momento andare un po’ in vacanza! Ho voglia di realizzare molte idee che ho e, devo dire, con lo stimolo di questo disco sto cominciando a rimettere in moto la macchina creativa e voglio concretizzare tutta una serie di cose che mi stanno venendo in mente. Sono proiettato sul prossimo lavoro, vorrei realizzare tutta una serie di collaborazioni. Mi sento molto aperto a fare cose, anche con altri.
Mario, vuoi aggiungere qualcosa per gay.it?
Auguro una buona estate, una vera estate gaia!

di Francesco Belais

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