Addio Jacko: l’ultimo saluto al Re del Pop

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Una cerimonia imponente e spettacolare, sopra le righe come la vita di Michael Jackson. Il pianto della figlia, le lacrime di Brooke Shields e la musica di Stevie...

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Chi era allo Staples Center ieri sera aveva la netta sensazione di partecipare ad un evento mondiale, che sarebbe passato alla storia, per l’imponenza e per l’attenzione che da ogni angolo della Terra gli era rivolto.

L’addio a Michael "Jacko" Jackson, però, non ha fatto a meno della dimensione umana, familiare rappresentata nel modo più commovente possibile dalle lacrime della figlia Paris, undici anni, che ne parla solo ed esclusivamente come di un padre, "il migliore dei padri" come, invece, Michael non avrebbe mai parlato del suo di padre, odiato al punto da essere escluso anche dal testamento. 

E poi i fratelli, che hanno portato la bara d’oro, e le sorelle, in prima fila, tutti vestiti da Versace, gli amici star e i vip che resteranno raffigurati nell’immaginario collettivo con il viso di Brooke Shields rigato dalle lacrime. Tutti a rendere omaggio al Re del Pop che se ne va come ha vissuto, come in un grande, perenne show. Nessuno spazio, come era giusto che fosse, per le polemiche testamentarie, i debiti, le brutte vicende giudiziarie del passato. Solo i ricordi di chi lo ha conosciuto: da bambino, quando cantava già come una vetra star, da ragazzo, appena arrivato nella grande famiglia di Motown, a Detroit, che sarebbe stata il trampolino di lancio, come per molti altri musicisti che hanno fatola storia della musica contemporanea. Alla fine, l’ultimo saluto sulle note di una delle canzoni più famose che rendevano noto il suo lato di difensore dei deboli, "Heal The World". 

Dal punto di vista musicale, il momento sicuramente più toccante è stato l’esibizione di Stevie Wonder che ha cantato "I never dreamed you’d leave on summer": nessun’altro brano avrebbe potuto rappresentare meglio la tragica scomparsa, estiva, di una star mondiale tormentata, amata e contestata come poche altre volte è successo nella storia della musica. E chi tra gli amici e artisti non ha potuto partecipare direttamente alle esequie pubbliche allo Staples Center, ha reso omaggio a Jacko da qualsiasi parte del Mondo si trovasse, sicuro che il suo pubblico avrebbe condiviso il pensiero. Così è stato per Madonna che nei giorni scorsi da Londra, dove avrebbe dovuto esibirsi Jackson, ha fatto rivivere i passi di Michael sul suo palco grazie ad un ballerino-sosia, e per gli U2 che dal concerto di San Siro di ieri oltre ad avergli dedicato la loro "Angel of Harlem", interpretano le sue "Man in the Mirror" e "Don’t Stop Til You Get Enough": un tributo che il pubblico accoglie con un’ovazione. 

Un funerale senza salma, perché il corpo del Re del Pop è stato sepolto due ore prima della cerimonia pubblica di New York e adesso riposa a Forest Lawn, un cimitero nei pressi di Hollywood, accanto a Humphrey Bogart, Clark Gable e Jean Harlow. Ma senza cervello, perché l’organo è rimasto nelle mani dei medici per altri esami, in cerca di malattie, abusi di alcol e farmaci e scoprire la vera causa della morte. Per avere i risultati dei test, però, assicurano che bisogna aspettare almeno due settimane dal decesso. Ma qualsiasi cosa riveleranno le analisi e i medici, la scomparsa di Jacko resterà per sempre mito, come la sua vita sopra le righe, senza mediazioni, da eterno Peter Pan.

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