Andrea Faustini: “Quando dicevo: o sfondo o sprofondo!”

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Il successo a metà, il nuovo disco, i talent, l'esperienza a Ballando con le Stelle, l'amore (forse) trovato, il bullismo e...i selfie con le Spice Girls.

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Pensi ad Andrea Faustini e ti chiedi: perché lui no e tutti gli altri sì? Poi, parlandoci, capisci subito che dietro quel no, non c’è nulla di più semplice di una scelta molto coraggiosa: la sua.

Per chi ancora non lo conoscesse, perché distratto dai talenti senza talento usciti, a loro volta, dai talent italiani, Andrea, nato a Roma nel 1994 e cresciuto a pane e Spice Girls, è stato la rivelazione indiscussa di XFactor UK 2014. Arrivò in finale piazzandosi al terzo posto, conquistando realmente tutti: dal temibile Simon Cowell all’esuberante Mel B, fino al mercato discografico più difficile di sempre. Dopo aver debuttato al quattordicesimo posto con l’album Kelly, Andrea è tornato in Italia e ha deciso di ricominciare da zero, ma senza più passare dal mondo patinato dei talent.

Nel 2015, a Vanity Fair, hai dichiarato a ridosso dell’uscita del tuo primo disco: “O sfondo o sprofondo!” Oggi a che punto sei?

Credo di essere a un buon punto e mi ritengo più che soddisfatto degli obiettivi raggiunti fino a questo momento. Negli anni ho visto molte persone sprofondare dopo i talent e non per quanto riguarda successo o fama, ma proprio perché hanno perso la strada e vissuto periodi davvero difficili. E, a dire il vero, era questo che mi faceva paura. Io, almeno fino ad ora, ho reagito bene alle difficoltà che ho trovato sul mio cammino e sono rimasto coerente a me stesso, e questo per me è un successo. 

Si dice spesso, che i talent siano fabbriche d’illusioni. Tu hai mai vissuto quella fase una volta uscito dal programma tv?

Parto dal presupposto che i talent sono difficili o, quantomeno, è difficile il percorso che viene subito dopo. Io credo che molto dipenda dal modo in cui si affronta questa strada. Chi decide di partecipare a un talent lo fa consapevole degli aspetti positivi, ma anche dei rischi che questo comporta. Per quanto mi riguarda ho sempre cercato di mantenere i piedi per terra e le difficoltà, che indubbiamente ci sono, cerco di affrontarle in maniera lucida e senza mai scoraggiarmi.

Facciamo un passo indietro: perché un ragazzo di Roma, con un talento non indifferente, sceglie di cercare la sua fortuna ad XFactor UK e non in quello italiano?

La scelta fatta non fu una scelta molto ragionata! Fu anche un po’ ingenua visto che non avrei mai immaginato di ottenere i risultati che ho ottenuto quando mi sono messo in fila, alle 5 del mattino, per fare le audizioni a Londra. Scelsi la strada che in quel momento pensavo fosse la migliore per esprimere la mia personalità. 

Tornassi indietro sceglieresti ancora XFactor UK?

Probabilmente sì, ma rispondo basandomi, ovviamente, sull’esperienza che ho vissuto. È stato un periodo bellissimo, in cui ho fatto tante conoscenze che ancora mi porto dietro. Grazie a quell’esperienza sono cambiato tanto, soprattutto come persona. Ho conosciuto e parlato con persone, autori o cantanti, che tuttora sono sul mio iPod. Quindi se mi baso su tutto questo ti dico: sì, lo rifarei.

Com’è stato lavorare con Simon Cowell?

Very inspiring” come direbbero in Inghilterra. A parte gli scherzi, oltre la maschera del duro giudice televisivo, c’è ben altro. Cowell è un professionista che non lascia nulla al caso, che controlla ogni minimo dettaglio della macchina che lui stesso ha creato, ed è sempre presente alle prove e si occupa non solo dei ragazzi della sua categoria, ma anche di tutti gli altri. Questo gli fa onore. 

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E una volta tornato nel Bel Paese non hai mai pensato di ripartire da 0, magari da un altro talent?

Dopo X Factor UK sono stato contattato dalle produzioni di qualche altro talent, chiedendomi di partecipare ai provini. Ho deciso di non accettare perché avevo affrontato poco prima un percorso molto simile e non credevo fosse la scelta più intelligente e giusta in quel momento. In futuro chissà! 

Piuttosto: perché sei tornato a vivere in Italia e non sei rimasto a Londra?

In realtà da Londra non me ne sono mai andato completamente, continuo molto spesso a fare avanti e indietro. Londra è la mia seconda casa e mi manca davvero tanto nei periodi in cui non ci sono. Vado di nuovo a fine maggio e non vedo l’ora.

Il tuo primo album Kelly non è stato distribuito in Italia. Come mai?

In realtà non è una cosa così strana, anzi. È una pratica abbastanza diffusa a livello discografico, specialmente quando si lancia un artista appena uscito da un talent. A meno tu non sia un colosso, come Ed Sheeran o Adele, si parte prima dalla distribuzione nel Paese dove è stato fatto il talent e poi, magari, si può pensare ad altro.

La tua coach era Mel B delle Spice Girls. Hai avuto modo di risentirla una volta finita l’edizione?

Certo, siamo spesso in contatto e l’ho rivista a Londra, qualche mese fa, a cena. Abbiamo instaurato un bel rapporto di amicizia. Lei è molto vera nei rapporti e questo mi piace molto. 

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