Buon compleanno Freddie Mercury: ecco perché nessuno sarà mai come te

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"Tu eri tutto. Eri la voce e il palco, il teatro e la musica, la poesia, il rock e tanta tanta ironia.": il ricordo tutto emotivo del frontman...

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Dicono che in questi giorni avresti compiuto 71 anni, Freddie.

Mi fermo ogni tanto a pensare come saresti oggi. Forse saresti come Elton, sposato e con bambini. Oppure come George, distrutto dalla dipendenza. O, forse, ti saresti ritirato dalle scene, prendendo atto che a 70 anni non si possono più le cose che si facevano divinamente a 30 e ci regaleresti una chicca ogni tanto, una specie di Mina coi baffi di cui rimane solo la voce, senza più corpo. Di sicuro, avresti risparmiato anni di concerti ai tuoi colleghi superstiti che cercano da anni un tuo rimpiazzo che, semplicemente, non c’è, non può esserci.

Singer Freddie Mercury of rock band Queen performs on stage at Elland Road football stadium in Leeds, England on May 29, 1982. (Photo by Kevin Cummins/Getty Images)

Fatto sta che, quando sei morto, il mondo ha capito. Anzi no, il mondo, in quel freddo novembre del ’91, si è gelato di terrore. Perché se eri morto AIDS tu, tu che eri un dio per tutti noi adolescenti gay, ecco allora quella sarebbe stata la fine per tutti noi. Ero davanti alla tv quella sera e cominciò a passare l’annuncio sullo schermo: “Freddie Mercury, cantante dei Queen, morto di AIDS. Incapace di reagire, ancora oggi, 25 anni dopo, al dolore e alla paura.

Perché, Freddi, tu eri tutto. Eri la voce e il palco, il teatro e la musica, la poesia, il rock e tanta tanta ironia. Eri il Live Aid dove svegliavi centinaia di migliaia di persone da un concerto sonnolento e incollavi allo schermo milioni in diretta tv. Eri i tabloid e i video scanzonati. Gli amici etero, che però dormivano da te. Era una generazione che se n’è andata in silenzio, la tua. Ma che ha lasciato tantissimo. 

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Tu eri l’omosessuale che piaceva a tutti proprio perché eri lì, al limite tra detto e non detto. Vivevi la tua vita e la sbattevi in faccia sul palco e fuori dal palco, ma nel tacito accordo, e questa era la regola, di non parlare di te. Che poi, in fondo, è quello che in Italia accade ancora nel 2016. Se sei gay bene, basta che non ce lo dici. Ma tu eri adorato proprio per quello. Perché il tuo coming out era nei fatti, negli atteggiamenti, nei video. Entrando in parrucca, calze a rete e aspirapolvere in I want to break free hai fatto più te per il movimento LGBT che mille discorsi. E noi, adolescenti degli anni ’80 e prima ancora quelli degli anni ’70, sapevamo tutto di te anche senza internet.

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Perché tu eri il role model, la figura di riferimento, l’amico immaginario. Se eri un ragazzino etero, c’era Bruce, gli Ac Dc e tanti altri gruppi rock, oppure tanti atleti del calcio o del basket. Ma se eri un ragazzo gay, c’eri tu, Freddie contro tutti. Persino Elton, all’epoca, era troppo legato ai trans per sembrare avvicinabile per un normale ragazzo gay. C’eri tu, e i tuoi figli che sarebbero cresciuti negli anni 80. Boy George, Jimmy Somerville, George Michael, i Frankie goes to hollywood.

Quel che è certo è che tutto è cambiato dopo la tua morte. Dopo quella tutti hanno capito che i gay non dovevano essere lasciati soli a morire nel silenzio e nella vergogna, come avrebbero voluto in tanti, a partire da Reagan e Thatcher. E dopo solo qualche anno, sarebbero arrivati i primi farmaci e le prime terapie veramente efficaci. Nel 1996, solo 4 anni dopo.

Freddie, te lo dico sinceramente, oggi non saresti mai diventato quello che sei stato e sei ancora. Saresti probabilmente una delle mille speranze da talent show, magari bruciato da una industria dello spettacolo che ti usa tre mesi o tre anni e poi ti butta. O magari scartato per eccesso di anticonformismo o di inutile talento.

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E d’altronde che importa se non arriverà mai un nuovo Freddie Mercury: nessuno sente il bisogno di sostituirti, nel cuore.
Ciao Freddie,

buon compleanno

 

Giorgio Lazzarini

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