CRONACHE DA UN FESTIVAL GAY

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Grillini, Ceccherini, Eminem: il buono, il brutto e il cattivo. Ma i più vivi a Sanremo sono proprio i gay.

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Cronaca di una giornata davvero peculiare. Superato il dopo Eminem, che è venuto, ha cantato e se n’è andato, cinto da una muraglia umana di bodyguard da 120 kg, i gay italiani hanno comunque dato segno di ottima salute facendosi vedere, sollevando interrogativi e creando movimento fin sotto e dentro le porte dell’Ariston.

Un lavoro che alla fine ha fruttato una serie di risultati positivi: primo, l’aver instillato in tutta Italia – tramite l’enorme grancassa del festival – l’idea che una comunità gay esiste e non solo eccezionalmente il giorno del Gay Pride ma sempre, nel quotidiano, persino durante Sanremo. Secondo, che tale comunità non è disposta a far ledere i propri diritti impunemente senza farsi sentire o vedere.

Terzo, che l’idea stessa dell’omofobia, espressa con forza nelle liriche di Eminem, è sempre o quasi accompagnata da un background di violenza e intolleranza totale che non può venire accettata da qualsiasi consorzio civile degno di questo nome.

Persino i vertici RAI che probabilmente poco hanno capito veramente delle sue canzoni, avevano i sudori freddi all’idea che Eminem potesse neppure dire, ma FARE qualcosa di assolutamente inaccettabile, non solo nei confronti dei gay ma di chiunque, scatenando così un finimondo. Una vera roulette russa per l’establishment mediatico, da una parte allettato dalla possibilità di innalzare i livelli d’ascolto ormai da encefalogramma piatto, dall’altro terrorizzato di nuovi licenziamenti a Viale Mazzini dopo il caso Luttazzi.

Sempre giovedì, forse per caso o forse a causa di una sottile guerra fredda tra RAI e Mediaset, Canale5 in fascia pomeridiana trasmetteva il bellissimo film "Una vita di slancio – la storia di Greg Louganis" basato sull’autobiografia del tuffatore olimpionico, "Breaking the surface".

Il film, benchè privo di scene di sesso, esamina a 360° gradi l’omosessualità di Louganis (vedi foto) e le sue implicazioni rispetto ai rapporti con i genitori, l’allenatore, il suo compagno e persino il pubblico, tanto che il film si conclude con il suo coming out. È solo un caso che questo avvenga dopo la tempesta Eminem-RAI? Chissà.

Nel frattempo sul palco dell’Ariston, nei corridoi e specialmente al dopofestival è successo di tutto. Dilaga il lazzo, il divertissement che la sola idea del gay sembra scatenare negli animi più semplici, come quello di Ceccherini, che nella giornata di ieri non ha perso occasione per chiedere a chiunque incontrasse sul palco o in sala se era per caso gay. Lo chiede agli astanti, agli spettatori in sala, al pianista dell’orchestra, persino al sindaco di Sanremo che poco mancava che si facesse ‘croce sul cuore’ per giurare che non lo era. Tristissima la scena in cui Ceccherini avvicina un uomo di mezza età con in mano uno striscione di sostegno per la Carrà (ne aveva davvero bisogno), a cui il comico toscano ha chiesto se fosse un rappresentante di Arcigay. "Fuss’a Maronna" replica l’uomo.

Nel dopofestival continua il delirio di Ceccherini, che prima dà del gay a Cucuzza (causando un non lieve imbarazzo a Papi e Raffa), poi con notevole coraggio minaccia di saltare addosso a Sandra Milo, e infine "dichiara" giocosamente la propria omosessualità a Franco Grillini, sostenendo di volerlo baciare con la lingua. Eppure anche attraverso questo strano battage televisivo (tra commenti gay-friendly e battute ai limiti dell’offesa, come quella di Ceccherini sulla banana) si può uscire dall’oscurita e rendersi visibili, determinare anche se in un modo un pò singolare la propria presenza e l’appartenenza al tessuto civile italiano.

Così Grillini, finalmente incamerato tra gli ospiti microfonati del dopofestival, ha potuto parlare di alcune tematiche gay connesse al mondo della canzone, come il brano di Principe e SocioM (in foto con Grillini) che conteneva un accenno a un carabiniere omosessuale, o la canzone "Over the Rainbow" (un ‘must’ gay) cantata da Raffa pochi giorni prima, schivando abilmente tra un intervento e l’altro i micidiali assalti dell’assatanato Ceccherini. Non solo Eminem dunque a Sanremo, ma anche i gay, che con la presenza sulla scena di Grillini e Fabio Canino hanno potuto controbilanciare, seppur parzialmente (dato il brevissimo spazio loro concesso) l’offensiva del rapper omofobo statunitense. E chissà che l’anno prossimo a Sanremo non vinca un gay.

di Pablo & Lily Ayo

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