ECCEZIONALE CARMEN

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Presentato alla stampa allo Zelig di Milano, ecco il nuovo album di Carmen Consoli dal titolo “L’eccezione”. Un disco autobiografico.

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MILANO. L’avventura musicale di Carmen Consoli comincia molto presto, come dire il talento, quando c’è, comincia a bussare da dentro fin da giovanissimi. Nata in una raggiante Catania nella metà degli anni ’70, a nove anni la prima chitarra elettrica, a quattordici leader di una cover band di rock-blues, i Moon Dog’s Party. Appena ventiduenne, con un faccino da un cartoon o da un manga giapponese si affaccia alla vetrina sanremese con “Amore di plastica”, un successo di pubblico e di critica. Da allora un’escalation scandita e suggellata da album di grande successo: «Confusa e felice», del ’97; «Mediamente isterica» dell’anno successivo, fino ad arrivare a «Stato di necessità», album protagonista del mercato discografico del 2000, con più di 200.000 copie vendute, da cui vengono estratti numerosi singoli, dalla bossanova di “Parole di burro” fino alla struggente melodia de “L’ultimo bacio. La cantantessa dalle qualità vocali e compositive uniche ed originali, unite a doti di performer grintosa e passionale, ottiene così numerosi riconoscimenti ed il suo successo varca persino i confini dell’Italia. I tempi sono già maturi per un disco dal vivo che possa racchiudere tutte le emozioni e riassumere le tappe bruciate dalla piccola siciliana, l’anno seguente esce «L’anfiteatro e la bambina impertinente», registrato tutto in una volta, durante il suggestivo concerto tenuto al Teatro Greco di Taormina.

In questi giorni la Consoli torna alla ribalta con un album di materiale inedito, «L’eccezione»: «La genesi di quest’album – afferma Carmen – è stata piuttosto complessa. Subito dopo Stato di necessità avevo iniziato a scrivere canzoni come Pioggia d’aprile, Mulini a vento e Uva acerba, alle quali se ne sono aggiunte altre: l’anno scorso, insomma, mi trovavo in mano un disco completo almeno a livello di brani, un disco che però sarebbe stato una specie di bozza di questo.

Nel frattempo si è per fortuna sviluppata la fantastica idea di Taormina: l’uscita de L’anfiteatro e la bambina impertinente mi ha consentito di mettere meglio a fuoco i miei pensieri e di non pubblicare un album che inevitabilmente sarebbe stato di passaggio, di transizione». Così durante tutto l’inverno Carmen si è rinchiusa in una casa, attrezzata a studio, alle pendici dell’Etna, completamente immersa nella natura, insieme ai suoi collaboratori dove ha cominciato a scrivere a raffica. «È stata un’esperienza molto forte e molto utile, una disintossicazione dal disagio accumulato indossando maschere e frequentando ambienti nei quali non mi trovo del tutto a mio agio. Non è vero che una situazione di calma esalta la bellezza della vita: è più probabile che tiri fuori la sporcizia, perché dà l’opportunità di osservare. D’altronde, quel che ti preme maggiormente tirar fuori sono le cose che mal si sono sposate con te, quelle che non digerisci e che, ma solo dopo averle bene individuate, devi dire».

In questo periodo di completa immersione nel lavoro, Carmen, ha così potuto migliorare il materiale già disponibile e scriverne di nuovo, una dopo l’altra sono così arrivate L’alleanza, Fiori d’arancio, Venti del nord, Eppur si muove, Matilde odiava i gatti e per ultima Masino. «L’eccezione è un nuovo capitolo – afferma ancora la cantante – Spero che sia un passo avanti. Sono contenta perché reputo che non ci sia una parola, o una sillaba, o una virgola nelle quali non mi ritrovo appieno. E’ vero, l’ho detto spesso e poi mi sono pentita di qualcosa, ma in questa circostanza ho avuto più tempo per pensare e quindi ho già scartato quel che andava scartato. Ho guardato dentro di me e da li ho estratto ciò che volevo esprimere. Mi sono analizzata e ho concluso che, se sono cambiata, si vedrà nelle mie canzoni. Mi auguro che quello che voglio scrivere oggi non suoni come già sentito: se lo fosse, significherebbe che non sono cambiata affatto, e se lo fosse solo in alcuni episodi vorrebbe dire che c’è una parte di me che è costante. O che magari cambierà nel prossimo disco.» I testi di questo nuovo album si fanno più maturi e ricercati, così come la nuova immagine con la quale la cantante si presenta in copertina.

La voce si fa più duttile, le melodie incantevoli accompagnate da arrangiamenti esuberanti ed arditi. Dodici tracce, più una nascosta, in pieno stile Consoli, velate da un leggero senso di malinconia e ricche di sfaccettature che difficilmente si colgono al primo ascolto. La ricerca musicale è policroma, nel disco la musica d’autore spazia nei campi più disparati, sposando accenti brasiliani a coloriture jazz, senza nulla togliere all’omogeneità del prodotto. «Il disco è molto autobiografico. Dentro di me, ma anche nei miei amici, c’è il timore della precarietà, dell’idea che se ci separiamo potremmo rimanere soli, del fatto che qualcosa di bello finisca. Ho sempre avuto questa predisposizione: nell’attimo in cui vivo un momento stupendo e raggiungo livelli altissimi di gioia o gratificazione, la malinconia si impossessa di me. Sapendo che quel momento non è eterno, provo una specie di nostalgia di quando nel futuro non ci sarà più: è come se nell’oggi vivessi il domani e sentissi nostalgia di qualcosa che non ho più, sebbene nel presente la abbia. Mi godo quel che sto vivendo, ma sempre con una certa nostalgia. Ad esempio, anche in quest’album, parlo di mare e di stagioni, che però non sono mai quelle per le quali sto scrivendo il pezzo: per me è tutto al passato, perché già sento la nostalgia dell’oggi».

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