Quello che George Michael ha significato per la comunità LGBT

di

Noi, che c'eravamo, ti saremo sempre grati.

CONDIVIDI
169 Condivisioni Facebook 169 Twitter Google WhatsApp
15663 1
George Michael non è più tra noi.

Ci sono così tanti George Michael a cui dire addio.

George degli Wham: la bellezza omoerotica di due maschi adolescenti che si divertono circondati da ragazzine. Una bellezza che aveva fatto innamorare milioni di adolescenti e non, etero e non, grazie alla potenza appena scoperta dei video e di MTV. Armi di distrazione di massa con cui l’ industria musicale britannica invadeva il mondo e si faceva portabandiera della rivoluzione thatcheriana. Ma George non era felice. Subiva le enormi pressioni del successo e dei discografici. Non era ne thatcheriano e neppure eterosessuale. Esce Careless Whisper nel ’84 assieme a Last Christmas, successi che lo portano nell’Olimpo dei miti musicali. C’è sostanza nella voce di quello che è un ventenne sbruffone, e arriva l’invidia di tutto il mondo artistico. Mick Jagger lo definisce una “parrucchiera con velleità canterine”. È il successo mondiale. Ma gli Wham non hanno più nulla da dire e nel ’86 si sciolgono con Where did your heart go. La fine di un amore che non si poteva dire.
George rinasce nel 1987 con il primo dei suoi cinque album. Faith presenta un uomo già maturo e non più quel ragazzino saltellante in shorts di qualche anno prima. George usa l’immagine in modo rivoluzionario. Erano gli anni in cui l’industria dei video era quasi più importante di quella musicale. Brani come I want your sex, Faith e Father Figure sbancano nell’immaginario collettivo. Emozionano. George ha una cura dei dettagli musicali e visivi impressionante.
Nel ’91 poi nasce un altro George. È l’anno del duetto con Elton John in Don’t let the sun go down on me. Un brano difficilissimo eppure reso in maniera impeccabile che ci racconta di un George introspettivo e attento ai temi sociali. Erano gli anni dell’epidemia di AIDS e milioni di persone vivevano nella paura e nella vergogna. George rilancia la carriera di Elton, presentandolo a una generazione che lo conosceva poco e Elton diventa l’amico di tante iniziative e battaglie per sensibilizzare l’opinione pubblica. George aveva appena pubblicato Listen without prejudice, un album impeccabile ma intimista, con suoni e temi completamente diversi dai precedenti, seguito poi dal singolo Too funky (accompagnato da un video ancora geniale) realizzato proprio per una raccolta fondi per la ricerca contro l’AIDS. Nel ’93 compare sul palco per ricordare l’amico Freddie Mercury e la sua interpretazione di Somebody to love lo consacra unico erede del mito.
Ma esiste anche un George privato che in quegli anni vive una storia d’amore intensa e irripetibile con Anselmo, un brasiliano conosciuto nel ’91 e che muore proprio di AIDS nel ’93 lasciando nel cuore di George una ferita che non si sanerà mai più. Da quel dolore nasce Jesus to a child, forse il su brano più ispirato e profondo (che rivaleggia con The first time ever I saw your face che però ha interpretato ma non scritto). Una canzone che porterà in giro nei suoi relativamente pochi tour dedicandola espressamente ad Anselmo.
George diventa via via sempre più insofferente di quel soffitto di vetro che impediva alle persone di dichiararsi gay. Intendiamoci: la potenza del gesto di George quando nel ’98 si fa arrestare per aver adescato un poliziotto in un bagno pubblico non sta solo nella risonanza mediatica del gesto. George era identificato come un etero a tutti gli effetti: non un Boy George o un Jimmy Somerville, di cui si intuiva lontano un miglio l’omosessualità. George era un etero che cambia casacca, con un gesto inaudito per quei tempi. Se i tempi sono cambiati, e sono cambiati, è stato anche grazie a lui, il cui coming out ha avuto la forza mediatica di una bomba. Anche perché la sua carriera e il suo pubblico hanno apprezzato profondamente la sua scelta. Forse i tempi erano maturi, o forse lui era un trascinatore di folle.
Older era stato rilasciato un anno prima e proprio nel ’98 esce il primo suo primo best of che diventa un successo commerciale che se la gioca coi migliori album americani del periodo. Nel ’99 esce Songs from the last century, il suo album più impegnato e raffinato musicalmente. Ma non tanto capito dal pubblico che gli preferisce nel 2004 Patience, con Amazing e Flawless. George aveva già 25 anni di carriera alle spalle, un patrimonio di successi, di pubblico e finanziario che sarebbero bastati per dieci vite. Ma a lui mancava sempre qualcosa. Qualcuno.
Inizia con la droga. Per scherzo, per provare. Poi per tirare avanti. Comincia a fumare marijuana, 25 canne al giorno. Vuole staccarsi da una realtà che non sopporta evidentemente più. Scompare dalle scene musicali e comincia la cronaca. Svenimenti in pubblico, arresti per possesso di sostanze. La polmonite che quasi lo uccide nel 2011 durante un tour con orchestra sinfonica.
Ieri l’epilogo. Il suo manager parla di una morte serena. Un infarto.
Sereno è un aggettivo che non si abbina mai a George. Non in vita.
Hai cambiato la vita a milioni di persone, molte di queste ne sono inconsapevoli, per via dell’età. Noi, che c’eravamo, ti saremo sempre grati.
Leggi   Karl Schmid, inviato della ABC fa coming out: 'sono sieropositivo, basta tabù: non abbiate paura'
Tutti gli articoli su:
Personaggi:

Commenta l'articolo...