IL FENOMENO PEACHES

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Bisex dichiarata, tanto sesso ed un pizzico di follia. Scoperta dalla comunità gay, ha conquistato pian piano il successo. Ecco il suo secondo disco "Fatherfucker".

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Non è semplice parlare di un personaggio come Peaches, come non lo è reperire “Fatherfucker“, il suo ultimo disco, anche nei negozi più forniti. Il motivo principale è il suo essere così difficilmente catalogabile (in un grande negozio di Milano non sono riuscito a trovarlo nel reparto pop-rock bensì in quello Trendy!). Canadese, 35 anni, il suo vero nome è Merril Nisker, vive a Berlino ormai da diverso tempo ed è dichiaratamente bisex: “I like girls and I like boys” – canta nel brano “I U She”. È solo al suo secondo lavoro discografico, ma ha già collezionato numerosi meriti e riconoscimenti. I testi delle sue canzoni sono stati un argomento del Queer Studies Program all’Università di Toronto; la rivista gay americana Boyz indica il suo come lo show dell’anno; John Malkovich l’ha voluta con sé in un cortometraggio e non finisce qui.
Quasi tutti i suoi spettacoli, così come le sue canzoni – possiamo intuirlo già dal gioco di parole che dà il titolo all’intero album – hanno il sesso come uno dei temi principali. Il suo sound è una via di mezzo tra il rock e la musica elettronica, ma in realtà dire questo è un po’ riduttivo perché Peaches ha uno stile è assolutamente personale. Il pubblico che ha decretato la sua ascesa verso il successo è stato quello gay e lesbico. Nei suoi primi concerti le capitava spesso di fare stage diving su una massa di lesbiche che la tenevano sospesa. È stata definita uno state of mind più che un’artista, un esempio di libertà sessuale, contro i generi e le etichette. “The Teaches of Peaches“, album d’esordio, è stato pubblicato nel 2000 da una piccola etichetta tedesca, nessuna pubblicità, nessun passaggio radiofonico, i suoi pezzi erano proposti solo nei club gay. Eppure, grazie al tam tam degli appassionati di musica più sofisticati, è riuscita ad ottenere un buon risultato ed il plauso di alcuni illustri colleghi. Tra questi Michael Stipe, Marylin Manson, Boy George, Bjork fino a Iggy Pop, che adesso duetta con lei in “Kick It” dell’ultimo album. Pink l’ha voluta in un duetto nel suo disco e persino Madonna ha utilizzato l’album come sottofondo prima di alcuni suoi concerti.

L’estremismo di Peaches non si piega, sebbene sia ormai uscita da quella che può essere considerata una nicchia, continua sulla sua strada. Il suo nuovo cd, pubblicato dall’etichetta inglese XL Recordings, porta come titolo una parolaccia, “Fatherfucker”, quasi un’ironia nei confronti del machismo. In un’era come la nostra, dominata dall’immagine, appare in copertina con una folta barba e nelle foto sui rotocalchi con tanto di ascella non depilata e con un paio di mutande corredate di fallo: “È solo il mio modo di combinare il lato maschile con quello femminile” ha candidamente affermato. Questo nuovo cd è un lavoro veramente interessante, un disco che ti colpisce sin dal primo ascolto e che continui ad apprezzare ancora di più man mano che lo scopri. La voce sensuale di Peaches si accorda perfettamente con un crescendo di ritmi e di sonorità che hanno veramente l’energia di un amplesso. Tra le tracce migliori “I U She”, le ipnotiche “Operate” e “Stuff Me Up” – cantata in duetto con Taylor Savvy – e “Shake Yer Dix”, dove ironicamente incita i maschietti a scuotere il loro attributo.

A chiudere l’intero album “Bag it” che si conclude con la strofa “Oh Babe! Do you wanna suck it? All right will suck it!”, ma per quanto possa osare con i testi, il risultato non è assolutamente volgare.
La sua vera forza restano, comunque, le esibizioni dal vivo dove si concede al pubblico senza riserve, scavalcando ogni limite. Da sola, sul palco, mezza nuda che ammicca ed istiga continuamente la platea al sesso: “Il pubblico non vuole fare necessariamente sesso con me – ha affermato in un’intervista pubblicata sulla rivista Spin – vogliono solo fare sesso. Io mi vedo più che altro come un veicolo per il sesso. Durante un mio show, un ragazzo ha preso la sua ragazza e l’ha portata in bagno a scopare”. Nessuna band ad accompagnarla, la sua musica su basi e lei, che da sola riesce a colmare d’energia il palco.

Alcuni giornalisti si sono accaniti criticando l’assenza della musica suonata dal vivo, non rendendosi conto che per portare avanti uno spettacolo in questo modo ci vuole davvero del talento. In Italia c’è un altro artista che nei primi anni ’70 ha cominciato la carriera, portando in giro i suoi spettacoli senza una band, anch’egli solo con le basi, i suoi costumi ed un continuo ammiccare, in una società molto più bigotta di adesso, alla sessualità ed all’omosessualità. Anche in quel caso il pubblico gay ne decretò la fortuna. Si trattava di Renato Zero, poi, lo sappiamo bene il successo cambia molte cose.

di Francesco Belais

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