IL MONDO DI CARMEN

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Intervista a Carmen Consoli in tournée: ritratto di una cantautrice coraggiosa, che ama la chiarezza, rifiuta i ghetti di ogni tipo e dice "Canto l'amore, per tutti voi"

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"Io icona gay? Sono contenta. Però non penso per categorie: la musica è per tutti, il personaggio è un’altra cosa". Chiaro: la cantautrice siciliana non ama ghettizzazioni, però si diverte quando le diciamo che, forse, il pubblico un tempo adorante della triade Mina-PattyPravo-Bertè, adesso opta magari per lei, cantautrice coraggiosa, dai testi forti e intensi, che parla d’amore ma senza la rima baciata. Dalle interpreti sofisticate alle autrici forti: un segno di crescita? Chissà: magari anche le preferenze dei gay, musicalmente parlando, dimostrano un cambiamento verso la visibilità, l’accettazione: non più gli amori tormentati per forza di Mina e della Vanoni, piuttosto la voglia di far parte del mondo, osservandolo e criticandolo, come lo scrive Carmen nelle sue canzoni. Ben venga dunque, Carmen icona gay del terzo millennio, come l’abbiamo defìnita, un po’ per scherzo un po’ per speranza.

Lei, la cantautrice che svetta fra le tante ragazze pop-rock, sta finendo il suo tour acustico nei teatri. L’abbiamo incontrata.

Carmen, cosa significa essere una cantautrice italiana oggi? E’ un’eredità maschile, visto fino a pochi anni fa esistevano solo le cantanti e i cantautori erano maschi, e politicizzati?

"In Italia, per tradizione, le donne non sono cantautrici: piuttosto legate al bel canto. In America e Inghilterra ci sono state, e ci sono, Joni Mitchell, Joan Baez, Kate Bush. L’Italia è piena di grandi esecutori e scuole rigide, insegnamenti inflessibili. Io, con la mia ottava e mezzo, potevo difendermi solo diventando una piccola cantautrice. Ma le cose, però, stanno cambiando: c’è più spazio oggi per le cantautrici. Ci evolviamo".

Tu, scrivendo e cantando, cerchi di cambiare qualcosa della realtà che ti circonda?

"Non ho mai pensato alla musica come politica. Io canto l’amore, tranne testi che, come "Contessa miseria", costruiscono personaggi all’interno di una canzone. Il significato, poi, il messaggio se c’è, viene fuori da sé, lo coglie chi ascolta. Come cittadina, vorrei invece più chiarezza, e meno manifesti demagogici, facili promesse, marketing elettorale. Vorrei che tutto, dai programmi scolastici ai media, fosse improntato ad un linguaggio chiaro, comprensibile. Ricordo che ho cominciato a capire qualcosa del mio Paese a 20 anni, e da autodidatta: la scuola non mi ha formato, i media nemmeno"

Hai citato alcune grandi della musica. A chi ti senti più vicina?

"Sono musicalmente onnivora. Da piccola ascoltavo generi diversi, e facevo le imitazioni: Aretha Fraklin, Tina Turner, le grandi del jazz. Odiavo le chitarre elettriche, mi piacevano i violini, i fiati. Poi mi sono avvicinata alla musica ‘bianca’ ascoltando Natalie Merchant e i 10.000 Maniacs. Ed ho scoperto Joni Mitchell Joan Armatrading , e le altre. Oggi faccio un bel mix, credo. Non mi ispiro a qualcuno in particolare"

Il tuo pubblico è eterogeneo di un tipo preciso?

"Direi di un tipo preciso, ma di ampie vedute. Quando facevo la rockettara con al chitarra elettrica, mi venivano a vedere. Oggi, che ho fatto un disco e un tour completamente diversi, ritrovo le stesse persone sedute in teatro, composte ad ascoltare. Ho un pubblico che stimo, eclettico e raro: mi incoraggia in qualunque iniziativa intraprenda, mi dà sicurezza, la certezza di poter spaziare"

Con chi faresti un duetto, un disco?

"Con Max Gazzè. Mi piace,sfrenatamente".

E dopo il tour, lavorerai a un nuovo album?

"Respirerò, prima. Voglio riposare, capire cosa devo fare, quale sarà la mia prossima tappa. Sono in cerca di stimoli creativi"

Ecco dunque Carmen Consoli con il suo tour acustico, tutto musica ed essenza: al bando scenografie d’effetto e roboanti coreografie. Lei dice di invidiare certe voci femminili (e fa il nome di Barbara Cola) ma chi la segue, oltre che la sua particolarissima voce, ama la sua musica e i suoi testi, sempre forti, mai banali. La ragazza ha 27 anni e quattro dischi alle spalle: il tour di questa sera chiude un Duemila tutto dalla sua parte, pubblico e critica. La vediamo su un palcoscenico scarno, con una scaletta morbida, che lascia spazio a qualche parola col suo pubblico, rivisitando e trasformando le sue canzoni ("Per niente stanca" somiglia a un bolero), ripescandone di dimenticate ("14 luglio"), rivisitando a sorpresa successi di altri (strepitosa la sua "Nessuno" di Mina). Ed è un avvolgente atmosfera che la accompagna, complici il fedele Massimo Roccaforte alla chitarra, Leandro Misuriello al contrabbasso, Puccio Panettieri alle percussioni, Elena Majoni al violino e Ezster Nagypal al violoncello.

TOUR ACUSTICO – Le ultime date

19 gennaio: Riccione, teatro Turismo

22 gennaio: Roma, teatro Sistina

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