IL RITORNO DI MARC ALMOND

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Intervista al cantante inglese reduce dall'incidente in cui ha rischiato la vita: "Faccio il dj per tornare in forma". Gli inizi della carriera, l'omofobia, la morte del papa.

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MILANO – A distanza di sei mesi dal grave incidente stradale in cui è stato coinvolto, lasciando con il fiato sospeso migliaia di fans in tutto il mondo, Marc Almond torna ad esibirsi in veste di disc jockey e per farlo sceglie l’Italia.

Lo scorso sabato è stato ospite della serata gay milanese al Billy Club, regalando al numeroso pubblico accorso per l’evento un’ora e mezza di musica. Disponibile e sorridente, Marc si è lasciato travolgere dalla gente facendosi fotografare con tutti e dispensando sorrisi ed energia. Abbiamo colto al volo l’occasione di questo suo gradito ritorno per rivolgergli qualche domanda.
Ciao Marc, come stai?
Molto bene, grazie.
Ci siamo molto preoccupati per te, quando abbiamo saputo del tuo incidente. È tutto ok adesso?
Le cose stanno andando meglio, anche se non sono ancora completamente a posto. È successo sei mesi fa ed ho riportato delle lesioni molto gravi. Potevo lasciarci la pelle. Sono fortunato di poter continuare la mia vita e la carriera. Ho ripreso l’uso del braccio e l’aneurisma è migliorato.
Hai iniziato la tua carriera artistica facendo il dj, come mai hai deciso di ricominciare con questa attività?

In realtà pensavo di non fare più il dj. Poi è successo che un mio amico che doveva suonare ad una festa ha avuto dei problemi e mi ha chiesto se volevo sostituirlo. Io inizialmente ho rifiutato, poi lui ha insistito a tal punto che mi sono detto: “Perché no?”. Passo diversi tipi di musica, di base elettronica, usando nuove e vecchie tracce e solo raramente suono dei remix degli anni ’80. Tecnicamente non sono un gran dj, ma i pezzi che scelgo piacciono molto alla gente. Così è da un paio d’anni che ho ricominciato. Inizialmente non era una cosa full time perché avevo poco tempo. Poi, soprattutto dopo l’incidente, non potendo muovermi bene e cantare, questo lavoro mi ha davvero salvato, mi ha aiutato molto a riprendere confidenza con il pubblico, divertendomi.
Vuoi descriverci i tuoi dj set?
Ho un sound molto elettronico. Prima dell’incidente avevo addirittura inciso alcune tracce. Alcuni produttori inglesi di elettronica si erano avvalsi della collaborazione di alcuni personaggi che avevano avuto un peso nella scena elettronica inglese, tra i quali io, Boy George e Tasty Tim, per realizzare alcuni pezzi che talvolta uso. Tutto questo mi diverte molto, ma ho in programma di mettermi a lavorare ad un nuovo disco da solista.
Un paio d’anni fa, tu e Dave Ball avete nuovamente dato vita ai Soft Cell. Andrete avanti con questo progetto?

Al momento no, perché io non sono in grado di esibirmi e lo show dei Soft Cell richiede molta energia. Adesso mi affatico molto facilmente ed ho difficoltà a concentrarmi. Comunque mai dire mai, la cosa mi piacerebbe molto.
Tu non hai mai fatto segreto della tua omosessualità. Questo in qualche modo ha ostacolato la tua carriera?
All’inizio degli anni ’80 sono stato sempre molto ambiguo sull’argomento della mia sessualità. C’era un clima molto conservatore e per trattare certi argomenti bisognava passare dalla porta di servizio, non dall’ingresso principale. Bisognava essere in un certo modo sovversivi, scuotendo la gente, facendo capire che avevi un punto di vista diverso dal loro sulla sessualità ma senza essere troppo chiari. C’era molta omofobia ed io sono stato spesso penalizzato e boicottato. Io e gli altri artisti gay di quegli anni, Jimmy Sommerville e Boy George, abbiamo dovuto affrontare la rabbia del pregiudizio. Oggi, dopo venticinque anni, i tempi sono cambiati, le persone hanno più rispetto per i gay. Tutto è cambiato ed ho potuto constatarlo dopo il mio incidente, ho ricevuto supporto da ogni tipo di persona, gay, etero, uomini o donne. Questo mi ha fatto capire che oggi sono pienamente accettato dal pubblico.
Nello show business c’è ancora pregiudizio oppure no?

Vorrei dire di no, però purtroppo non è vero, la musica resta un predominio prettamente maschile e quindi i gay non fanno mai parte completamente di quel gioco. C’è ancora un po’ di omofobia e non tutti i tipi di gay sono accettati. Per essere accettato devi essere un “gay rassicurante”, non devi esprimere una sessualità che possa spaventare. Ovviamente oggi è più facile perché ci sono vari modi di essere gay. Un tempo i gay non erano così evoluti socialmente e per gli etero esisteva solo lo stereotipo della checca. Io e Boy George abbiamo molto in comune perché siamo stati trasgressivi sia per gli etero per quanto riguarda la nostra omosessualità, che non abbiamo nascosto, sia per i gay dell’epoca in quanto a look e immagine.
Qual è la tua opinione per l’evento mediatico mondiale sulla morte del papa?
Io non sono credente e sono un po’ antireligioso quindi tutto ciò non rispecchia quello che sono io. Rispetto però ogni tipo di scelta religiosa, che sia indù, buddista o cristiana. Avrei desiderato che il papa dicesse qualcosa sul fatto che l’uso dei preservativi è un bene, perché lui ha un gran potere ed è così rispettato nel mondo.

In Africa ed in tutto il pianeta ci sono milioni di persone che muoiono, ed anche tanti gay ancora muoiono per l’AIDS. Mi fa tristezza che non ha mai detto una cosa del genere, ma anzi che ha sostenuto il contrario dicendo che il profilattico blocca la procreazione e la vita. Mi rammarica molto perché sarebbe stato molto efficace per aiutare molte persone.
Marc, vuoi dirci qualcosa sui tuoi progetti futuri?
Vorrei fare un pezzo dance e – come ho accennato prima – un nuovo album da solista. Sono contento di essere riuscito a registrare e pubblicare l’ultimo DVD, “Sin songs” prima dell’incidente perché, come ripeto, ho ancora difficoltà ad esibirmi dal vivo. Questo nuovo album è un progetto che voglio iniziare entro la fine dell’anno, poiché adesso ho anche difficoltà a concentrarmi per scrivere le nuove canzoni. Sono sicuro che riuscirò a riprendere presto almeno il lavoro in studio. Sto lavorando anche ad un programma televisivo musicale, ma non è ancora definitivo, incrociamo le dita!
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di Francesco Belais

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