Marco Guazzone: l’importante è essere se stessi

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È il vincitore morale dei giovani di Sanremo. Una foto che lo ritrae in una vasca da bagno con il suo direttore d'orchestra ha fatto il giro della...

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Marco Guazzone, romano, classe 1988, probabilmente il più interessante tra gli artisti della categoria giovani dell’ultimo Sanremo. Lui, la sua canzone Guasto e il suo ventiduenne direttore d’orchestra Stefano Costantini  (il più giovane maestro d’orchestra in questa, e forse i  tutte le edizioni del festival), hanno attirato una certa attenzione da parte del pubblico gay, suscitando su Facebook commenti, post, illazioni, curiosità. Bella la canzone, caruccio il cantante, figo il direttore d’orchestra. È vero che la musica si acolta con le orecchie, ma anche l’occhio vuole la sua parte. E in questo caso sono stati appagati entrambi i sensi. Quando poi una foto che ritrae cantante e direttore d’orchestra in una vasca idromassaggio ha fatto il giro della rete, non abbiamo potuto resistere e siamo andati a parlarne con il diretto interessato.

Marco, sei il vincitore morale dei giovani del festival. Ti dispiace non aver vinto?

Non mi aspettavo di vincere. Il concetto di competizione è lontano dalla musica, è più una cosa televisiva. Mi va già benissimo così.

Hai fatto parecchio colpo sul pubblico gay, non so se hai letto i commenti sui vari social network. Sei bravo, sei un bel ragazzo e poi il tuo direttore d’orchestra… la vostra foto nella vasca ha  fatto il giro della rete!

Davvero? Non lo sapevo… ma quale vasca? Ah giusto, sono le foto che abbiamo fatto alle terme di Chianciano con tutto il gruppo e che abbiamo postato sulla pagina di Facebook. In realtà ero con tutta la band dentro quella vasca, non solo con Stefano. Comunque mi fa piacere, sono contento e spero che siano commenti positivi.

Morandi, suscitando diverse polemiche, nel corso del festival ha affermato di amare i gay, li ami anche tu? E cosa pensi di questa esternazione?

Credo che sia stato un bel messaggio e un segnale positivo, come l’esibizione dei Soliti Idioti, che dovrebbe spazzar via tutte le polemiche. Il festival si è molto aperto, a nuovi generi musicali come il rock, vedi i Marlene Kuntz e Patti Smith. Molte cosa vanno riconosciute a questa edizione e la dichiarazione di Morandi tra tutte.

Però, sia l’uscita di Morandi che l’esibizione dei Soliti Idioti non sono piaciute molto a gran parte della comunità gay. Che bisogno c’è di dire io amo i gay?

In teoria dovrebbe essere così. Purtroppo è un concetto stravolto nell’idea stessa della televisione che invece di essere spontanea, talvolta richiede frasi o esibizioni ad effetto. Io mi sofferemerei sul concetto del messagio che è positivo, anche se il modo magari non è stato dei migliori.

Nel 2009 hai aperto i concerti di Jay Brannan (in foto), molto noto al pubblico gay per il suo ruolo nel film Shortbus. Come vi siete incontrati?

Attraverso Myspace. Lui è un artista che si muove molto con il web e cercava qualcuno che aprisse i suoi concerti. Ha ascoltato le mie cose e mi ha chiesto di supportarlo. Siamo diventati amici e ho imparato molto dal suo riuscire a stare sul palco da solo con la chitarra. Si racconta attraverso le sue canzoni in un modo che coinvolge chiunque lo ascolti, con leggerezza fa arrivare un messaggio forte, semplicemente essendo se stesso.

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Conquistare il pubblico essendo se stessi. Jay Brannan non ha mai fatto segreto della sua omosessualità. Cosa pensi tu del coming out, come mai in Italia è ancora un tabù?

Purtroppo è ancora un tabù, non tanto perché le persone vogliano mantenere segreto il loro orientamento. Probabilmente il Paese non è ancora pronto, anche se in verità è un circolo vizioso perché uno rende pronta e predisposta la gente attorno a sé facendo dei passi coraggiosi. E ultimamente ce ne sono stati molti, penso a Tiziano Ferro che ha fatto una cosa molto importante. Uno deve cambiare in prima persona. È giusto farlo nel momento in cui racconta qualcosa in più di quello che sei e ti fa stare bene. È bello però che il mondo musicale sia anche un po’ misterioso, e lo dico da ascoltatore.

Hai mai frequentato locali o ambienti gay?

Quando aprivo i concerti di Jay è stato il primo contatto, ho ricevuto un’accoglienza incredibile mi sono sentito quasi a casa.

Stai lavorando a un album?

Sì, uscirà a fine marzo. Unirà i miei due mondi musicali, quello più intimo di pianoforte e voce che viene dalla musica classica e quello più rock del mio gruppo, gli Stag.

Vuoi aggiungere qualcosa per i nostri lettori?

Mi fa sorridere questa cosa della foto con me e Stefano nella vasca…

Dai, dicci qualcosa in più che siamo tutti curiosi…

Sarebbe carino svelare che io e tutto il gruppo siamo una specie di coppia aperta. Passiamo così tanto tempo insieme che non riusciamo ad avere spazio né per fidanzate né per altro. Abbiamo una saletta a Roma, dove facciamo le prove, e passo più tempo lì che a casa mia. Quando stai così tanto insieme o non ti sopporti o cominci a volerti veramente bene. Quello che ci lega è la musica, ma siamo anche molto fisici e affettuosi l’un con l’altro, c’è molto contatto tra noi.

Beh si vede che siete molto fisici, sembrate quasi fidanzati.

Ahahaha, esatto, volevo giocare su questa cosa. Non so se possano esistere delle coppie a cinque, ma è come se, oltre che con la musica, fossimo fidanzati anche tra di noi. A volte litighiamo ma poi la musica ci fa fare pace.

Questo ti permette di avere una tua vita sentimentale?

Assolutamente no, sono fidanzato con gli Stag.

di Francesco Belais

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